Cassandra della metropoli

Floriana Coppola, 20 febbraio 2018

 

Spesso la scelta del titolo è già un indizio per chi legge e infatti questa nuova raccolta di poesie di Annamaria Ferramosca rispetta in pieno la promessa di movimento contenuta nel titolo , Andare per salti.

Potrebbe significare, già nell’esordio, camminare in fretta, non avendo tempo per fermarsi, oppure correre quasi tra le cose e le persone. Un moto a luogo perenne, un moto per luogo annunciato. Uno spostarsi del corpo e dell’anima da un luogo ad un altro, come fattore primario di ispirazione della scrittura. Segnare in versi la propria volontà di resistenza alla frammentazione del quotidiano, alla perdita di parti di sé nello sforzo concreto della sopravvivenza, giorno per giorno.

è l’ora delle prove distratte di attraversamento

senza attenzione a strisce pedonali

zigzag sul bagnato senza ombrello

senza documenti né borsa né portafoglio

La scrittura usata come una macchina fotografica che immortala attimi, lo sguardo di chi cammina scollegato quasi da ogni ruolo, fuori dal coro, sospeso in un’ altra dimensione, come solo la poesia riesce a offrirti, sguardo al rallentatore, immersione metropolitana, cura del dettaglio.

Ciò che vedi, ciò che senti, rumori, suoni, frastuono, immagini che ti piombano addosso mentre cammini e la penna che velocemente ritaglia momenti, costruisce cornici di senso e di significato, per non perdere ciò che ci definisce umani, troppo umani e poi così fragili e precari.

schizzo via dalla giunglamercato

obliquando rallento prendo fiato

rispondo alla domanda muta

del venditore ambulante

Camminare non per trovare risposte ma per pacificarsi, come se quell’andare tra le cose fosse una specie di terapia , terapia di genere perché chi scrive è una donna e non lo dimentica mai.

come spiegheremo ai figli l’allarme ininterrotto

se non sotto una maschera di vergogna?

chi ritirerà la posta dalle cassette

mentre le arance rotolano dal cesto?

Il suo è uno sguardo femminile, che si incarna nel corpo e nei suoi ruoli vissuti e poi lasciati da parte come fotografie in bianco e nero. Le donne scrivono poesie, scrittura della contemporaneità, scrittura multitasking che puoi conciliare con il lavoro, la casa e la famiglia, con i continui attraversamenti che la vita quotidiana impone.

certi odori di treno ancora m’inondano

ripetono la sequenza     cercare

il vagone del distacco   disporre

con braccia malferme la valigia

nello scomparto in alto

(passato di pienezze e di perdite)

Andare per salti e per tumulti, sottolineando l’ispirazione dissacrante e indignata verso l’universo cittadino postmoderno, abitato dall’homo insipiens, dall’homo inquinans, dall’homo trivellans, dagli uomini massacrati dalle tecnologie che loro stessi hanno inventato, fino a stigmatizzare i luoghi comuni dei nuovi mezzi di comunicazione, citati ironicamente con neologismi arditi come telephonicus e multimediaticus.

Le sezioni poetiche, come stazioni ferroviarie, sperimentano parole nuove, aggettivi uniti a sostantivi, parole prese in prestito dall’universo massmediale, dalle scritte pubblicitarie che scivolano veloci, camminando per strada.

La scrittura lirica di Annamaria Ferramosca usa il particolare, l’oggetto impigliato nella retina, per renderlo icona e simbolo di un processo di espoliazione progressiva di umanità. Ogni testo, di salto in salto fino alla soglia della morte, mai esplicitata ma presente, ha questo correlativo oggettivo. Poesia per immagini quindi dove l’introspezione viene esternalizzata e si espande orizzontale e immaginifica, superando il dato reale.

Si potrebbe parlare di una scrittura per scarti, individuando il materiale linguistico e cognitivo che si deposita tra le cose di uno scenario metropolitano, segnato dall’angoscia e dallo smarrimento, un senso profondo di annichilimento e di vuoto valoriale. L’autrice si pone come una Cassandra metropolitana, che grida dolorosamente la sua profezia drammatica, ricordando quanto abbiamo perso.

homo insipiens

tuo l’ultimo ideogramma coltello-sulla-gola

t’immoli perfino

per un cielo del nulla

dilegua con te un cammino millenario

si spalanca l’abisso

nella luce che declina

E così il lirismo diventa anche demarcazione esistenziale, processo di individuazione personale , malgrado tutto, malgrado il disagio di sentirsi gettate nel mondo, capaci con fierezza e tenerezza ,come spesso le donne sanno fare, di accogliere l’altro e di sostenerlo, di vivere ai margini e di guardare il mondo da una prospettiva altra, divergente e ricchissima.

La cura del dettaglio in ogni poesia, la capacità di denunciare ciò che sembra ingiusto e insopportabile diventa testimonianza politica e civile, si erge a epica dimostrazione di assertività.

 

Annamaria Ferramosca, Andare per salti, Edizione ArcipelagoItaca   2017

 Annamaria Ferramosca nasce in Salento, a Tricase. Grande passione per la letteratura antica, soprattutto per la poesia degli autori greci e latini. Vive a Roma

Su sollecitazione del poeta Plinio Perilli, pubblica la sua prima raccolta dal titolo Il Versante Vero, nel 1999, Premio Opera Prima Aldo Contini Bonacossi. Altro volume Curve di Livello, edito da Marsilio nel 2006.

Consistente si fa negli ultimi anni anche la sua attività di scrittura critica su poeti contemporanei e la collaborazione con riviste di poesia, anche in rete, come La ClessidraPoesiaGradivaLa Mosca di MilanoLe voci della LunaPoieinBlanc de ta nuqueRebsteinCarte AllineateNeobar, e sul territorio con l’Associazione culturale romana Villaggio Cultura-Pentatonic.

 

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