PERSONAGGE

  • PERSONAGGE: Gianna

    “Mi posso occupare io di lei, signora, stia tranquilla”, le dissi, guardando da un’altra parte, forse facendo una cosa stupida come mettere a posto il caricabatterie del telefono.
    Lei mi sembrava una ragazza troppo giovane per essere in quel grande ospedale che ogni giorno vedeva tanti morti, e sentii subito di volerla proteggere. Aveva gli occhiali grandi e neri che le coprivano metà del viso, gli incisivi davanti lievemente sovrapposti, i capelli raccolti in uno chignon imperfetto che faceva acqua da tutte le parti. Stava seduta sulla carrozzina nel vano della porta, così, come l’avevano appena portata dal Pronto Soccorso. La mamma, alla quale mi rivolgevo, indossava un piumino grigio e aveva orecchini grossi di metallo, pendenti come lacrime d’oro. 

    Dissi così, ma non vidi niente. Siamo sempre ciechi davanti agli altri, gli occhi non bastano a capire, si posano veloci e sfuggono e quel che resta è ombra del vero. 

  • PERSONAGGE: Mani di raganella

    “Aveva mani di raganella, scivolose di alghe, pruriginose di bolle, soffici di melma. Limacciose e corrugate come felci galleggianti. Era di acqua dolce Lavinia, gambe bianchicce irrorate di venuzze e spalle accovacciate, gallinelle in cova. Di acqua dolce erano i suoi stivali da pioggia, di acqua salata i sandali col tacchetto di sughero che usava per il mare, di delfini, stelline e cavallucci marini, conchiglie da incidere ricordi di scampagnate, focaccia bianca e ritratti di signorine.” Un racconto di Amanda Rosso per la rubrica Personagge.

  • Lei e me

    “Era lì, stesa in barella, con il viso a brandelli. Aveva cinque anni ma non piangeva. Nel palmo della mano sinistra reggeva, come fosse un pugno di ciliegie, quel che rimaneva della sua guancia: una specie di petto di pollo legato al collo da un sottile lacerto. Diceva di non sentire dolore.”

  • PERSONAGGE: Rodingat e Barauti

    “I Rodingat e i Barauti aprono gli occhi per la prima volta, allungano le zampe sul cassetto, le palme a coppa sul pomello, lo tirano piano, strisciano dentro senza rumori d’attrito, trovano souvenir e libri da colorare, fogli strappati da diari, teste di bambole, biglietti d’auguri, francobolli gommati, un anello di plastica: i primi ricordi di una camera oscura dismessa. Quando anche la testa è entrata nel mobile, i mostri si acquattano e aspettano che arrivi qualcuno con cui condividere il buio. Il più delle volte bambine.”

  • Isolina docente magica

    «Ho sognato quello che ho fatto? O ho fatto quello che sognavo da tanto tempo?». Un martedì che riassume tutti gli altri giorni che la Isolina di Elianda Cazzorla trascorre a scuola tra studenti e colleghi, lezioni e sogni, in una fantastica narrazione ironica e colta. Perché lei è figlia di Marcovaldo, vive immersa nel poema di Ariosto e poi di notte ridisegna cartelli stradali…