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  • PERSONAGGE: Mani di raganella

    “Aveva mani di raganella, scivolose di alghe, pruriginose di bolle, soffici di melma. Limacciose e corrugate come felci galleggianti. Era di acqua dolce Lavinia, gambe bianchicce irrorate di venuzze e spalle accovacciate, gallinelle in cova. Di acqua dolce erano i suoi stivali da pioggia, di acqua salata i sandali col tacchetto di sughero che usava per il mare, di delfini, stelline e cavallucci marini, conchiglie da incidere ricordi di scampagnate, focaccia bianca e ritratti di signorine.” Un racconto di Amanda Rosso per la rubrica Personagge.

  • Lei e me

    “Era lì, stesa in barella, con il viso a brandelli. Aveva cinque anni ma non piangeva. Nel palmo della mano sinistra reggeva, come fosse un pugno di ciliegie, quel che rimaneva della sua guancia: una specie di petto di pollo legato al collo da un sottile lacerto. Diceva di non sentire dolore.”

  • PERSONAGGE: Rodingat e Barauti

    “I Rodingat e i Barauti aprono gli occhi per la prima volta, allungano le zampe sul cassetto, le palme a coppa sul pomello, lo tirano piano, strisciano dentro senza rumori d’attrito, trovano souvenir e libri da colorare, fogli strappati da diari, teste di bambole, biglietti d’auguri, francobolli gommati, un anello di plastica: i primi ricordi di una camera oscura dismessa. Quando anche la testa è entrata nel mobile, i mostri si acquattano e aspettano che arrivi qualcuno con cui condividere il buio. Il più delle volte bambine.”

  • Uno scomodo abitare

    Dicono dell’abitare, gli ultimi due libri di Elisabeth Strout, Mi chiamo Lucy Barton e Tutto è possibile. Abitare il mondo, per le donne è spostarsi. Dalla casa in cui erano relegate, da quelle famiglie di cui più che signore sono state prigioniere. E scrivere è un modo di stare nello spostamento, abitarlo, ci dice  Strout dal cuore della whitness. Una riflessione intorno al convegno della Sil dello scorso novembre. Da Leggendaria n.126/2017