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Tag: scrittura

  • Il male eppure c’è

    Il male eppure c’è

    Storia del trentenne Loris, precario afflitto da un malessere che crea insofferenza negli altri come l’ipocondria, della sua socia Catastrofe e delle colombe allevate dall’amato e stravagante nonno Tempesta. Il nuovo, avvincente romanzo di Giulia Caminito “Il male che non c’è” Di Silvia Neonato

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  • Sorelle in una casa rotta

    Sorelle in una casa rotta

    «Se non ci fosse una madre perduta non esisterebbero figlie pronte a chiamarsi sorelle. E la mancanza ha una forza generatrice mastodontica. Dove c’è una ferita, un buco, un vuoto, il desiderio preme. Vivere è l’effetto inconscio di una mancanza». Intervista a Ilaria Caffio, poeta, che esordisce in prosa con il romanzo “Bara di seta” Di Beatrice Sciarrillo

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  • LE DONNE NON SANNO SCRIVERE D’ALTRO CHE D’AMORE, PER FORTUNA

    LE DONNE NON SANNO SCRIVERE D’ALTRO CHE D’AMORE, PER FORTUNA

    Sulle donne, la lettura, il romance, un articolo di Giulia Caminito. “La verità, ed è tempo venga affrontata, è che le donne sono culturalmente abituate a leggere tutto, ciò che è scritto da uomini, da donne, da persone non binarie, da chiunque, perché hanno sempre fatto così, hanno sempre studiato sui testi degli uomini, e ancora lo fanno, hanno sempre amato questi testi, hanno sempre saputo comprenderne il valore letterario. C’è da chiedersi quando, dio santo, accadrà lo stesso per voi, signori.”

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  • #UNITE – tre poesie contro la violenza

    #UNITE – tre poesie contro la violenza

    Tre poesie tratte dalla raccolta “Il seme dell’abbraccio” di Silvia Salvagnini (Bompiani 2018) per parlare di violenza di genere all’interno della campagna #Unite di scrittrici e giornaliste.

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  • Immaginario in costruzione

    Immaginario in costruzione

    Chi insegna deve comprendere quali siano i mattoni con cui si sta costruendo “il muro dei significati”, come direbbe Deleuze, che struttura e inquadra le e gli studenti, per poi farne crollare qualcuno. Pensieri di una docente romanziera dopo la giornata “Insegnare comunità a scuola” il 6 marzo a Roma Di Laura Marzi

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  • VARCARE CONFINI 10. ANDREEA SIMIONEL

    VARCARE CONFINI 10. ANDREEA SIMIONEL

    Malati di estero «Una vita muore, quando si arriva in Italia ne inizia un’altra. Ma il motivo più importante è che volevo dare voce non a me autrice, non alle mie lotte con la lingua, non a quello che sono stata, bensì a una storia» Di Amanda Rosso

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  • STRENNA Che fine hanno fatto le antenate?

    STRENNA Che fine hanno fatto le antenate?

    «Entusiasta per il tesoro» ma «atterrita dal patrimonio», Giulia Caminito rintraccia i passi nelle vie di Roma e nelle pagine dei loro romanzi di Morante, Masino, Ginzburg, Bonanni e De Stefani. Le loro storie si mescolano con la vita e le ricerche di Giulia che in “Amatissime” ci restituisce dei ritratti inediti e affascinanti, ovviando così alle dimenticanze di tante scrittrici del nostro Novecento in libreria e nei programmi scolastici Di Amanda Rosso

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  • Annie Ernaux: una scrittrice da Premio Nobel

    Annie Ernaux: una scrittrice da Premio Nobel

    Questo articolo di Roberta Mazzanti è apparso sulla rivista “Gli Asini” nel 2018 e ci sembra il modo giusto per festeggiare il Nobel alla letteratura per la scrittrice francese.

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  • VARCARE CONFINI 6. ELVIRA MUJČIĆ

    VARCARE CONFINI 6. ELVIRA MUJČIĆ

    Chi emigra non viene spesso creduto né capito. Cosa vogliamo che racconti alle nostre commissioni per ottenere il permesso di soggiorno? Perché non crediamo loro e li costringiamo a mentire? La scrittrice italo bosniaca che ha perso il padre nel ’95 a Srebrenica, si racconta in questa intervista in cui parla anche di pacifismo di Silvia Neonato

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  • VARCARE CONFINI 5. EVA TAYLOR

    VARCARE CONFINI 5. EVA TAYLOR

    Intervista a Eva Taylor, scrittrice e poeta di lingua madre tedesca che scrive anche in italiano. «Casa è dove ti fanno entrare: si riferisce non solo alla casa individuale, ma alla casa sociale, un luogo, una comunità che ti accoglie» di Loredana Magazzeni

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  • Christine de Pizan, chi era costei?

    La scrittrice italiana migrata in Francia nel XIV secolo studiata ovunque nel mondo e non da noi: riparliamo di canone letterario occidentale e oscuramento delle autrici a partire dai libri recenti di due studiosi, Daniela Brogi e Federico Sanguineti. di Gabriella Musetti

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  • VARCARE CONFINI 4. UBAH CRISTINA ALI FARAH

    VARCARE CONFINI 4. UBAH CRISTINA ALI FARAH

    La scrittrice somala Ubah Cristina Ali Farah nei suoi scritti traghetta la civiltà orale nella parola scritta attraverso le interviste e l’uso del parlato al telefono per ricreare il ritmo e il modo della sua gente di raccontare storie di una comunità sparpagliata nel mondo di Clotilde Barbarulli

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  • IL MIO PRIMO LIBRO – MARISTELLA LIPPOLIS

    IL MIO PRIMO LIBRO – MARISTELLA LIPPOLIS

    Mentre esce il suo nuovo romanzo “La notte dei bambini” (Vallecchi), Maristella racconta: «I miei libri sono nati dentro un cerchio di energie femminili. Dopo anni in cui facevo altro, finalmente ho osato scrivere un racconto. Maria Rosa Cutrufelli lo ha pubblicato. Poi Grazia Livi ne ha letto un altro e mi ha incoraggiata» Di Maristella Lippolis

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  • VARCARE CONFINI 3. ANNALISA MARINELLI

    VARCARE CONFINI 3. ANNALISA MARINELLI

    «Sono partita dall’Italia con la convinzione di essere già straniera, già sradicata da un pezzo ma non avevo fatto i conti con la perdita della mia lingua madre. Potevo sopravvivere senza patria ma senza lingua madre ero morta» Di Annalisa Marinelli

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  • IL MIO PRIMO LIBRO – NICOLETTA VALLORANI

    IL MIO PRIMO LIBRO – NICOLETTA VALLORANI

    «Scrivendo fantascienza, ero marginale nella letteratura, ed essendo donna, ero marginale nella fantascienza. Però sono in ottima compagnia: la fantascienza, dagli anni ’70 in avanti soprattutto, è stracolma di donne che fanno buona letteratura scrivendo fantascienza. Il mio primo libro, “Il cuore finto di DR”, è stata l’onda che mi ha condotta dove sono ora, senza troppa consapevolezza e con l’idea che non potevo proprio definirmi scrittrice» Di Nicoletta Vallorani

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  • VARCARE CONFINI 2. LILIANA NECHITA

    «All’inizio mi mancavano tutti quelli che conoscevo, le commesse del negozio favorito, i professori delle mie figlie. Tutti. Mi mancavano perfino gli alberi della mia strada. Qui non mi conosceva nessuno e avevo la sensazione di essere invisibile». La voce è di Liliana Nechita, rumena, che vive in Italia da più di 15 anni. Per la rubrica “Varcare i confini” l’ha intervistata Loredana Magazzeni.

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  • IL MIO PRIMO LIBRO – UBAH CRISTINA ALI FARAH

    IL MIO PRIMO LIBRO – UBAH CRISTINA ALI FARAH

    Fuggita da Mogadiscio nel 1991, porta con sé uno scialle, un cuscino su cui adagiare il suo bambino e un diario. Per anni resta in silenzio fino a che l’impatto con la diaspora e la rete di donne conosciute in Italia non le dà la forza di mettersi a scrivere. Racconti e poi Piccola madre, il primo romanzo Di Ubah Cristina Ali Farah

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  • IL MIO PRIMO LIBRO – VALERIA CORCIOLANI

    Ha scritto un giallo – e non sa perché – nelle notti di veglia per un figlio che non dormiva mai. Poi il marito le propone di farlo leggere a uno scrittore, ligure come lei, Lorenzo Licanzi. A lui piace e la spedisce al proprio agente letterario. Che apprezza e lo invia a Mondadori che glielo pubblica. Era il 2010. Seguono altre interessanti vicende libresche… di Valeria Corciolani

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  • L’epica dei maschi, la tragedia delle donne. La Musa ci ripensa

    Ri-visitare, ri-scrivere i testi che sono all’origine della storia e della cultura di cui siamo figlie: riempire i vuoti, il non detto, il non tramandato per allestire nuovi scenari narrativi e simbolici. Tre autrici riparlano delle eroine omeriche, Di Anna Maria Crispino

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  • PERSONAGGE: Figlia dell’aria

    PERSONAGGE: Figlia dell’aria

    “I miei genitori non si davano pace: che avevo in testa? volevo restare zitella? si era sposata la matta e io che non avevo dato problemi volevo cominciare ora? Sorprendendo persino me stessa non cedetti alle loro pressioni. Un’inquietudine mi prendeva ogni volta che pensavo a Giacoma. Sentivo fortemente la sua mancanza, in modo quasi fisico. Mi sembrava che fosse in pericolo e non mi spiegavo questa sensazione. L’avrei capita molto tempo dopo.”

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