Anima e animale si intrecciano

Floriana Coppola, 2 luglio 2023

Cristina Annino, poeta e pittrice scomparsa l’anno scorso, anticipa la posizione ecologica del linguaggio e crea una lingua propria, utilizzando con sfrontatezza parole di scarto, accumulazioni lessicali in cui usa l’io maschile a ricordo del gemello perduto

di Floriana Coppola

“Avatar” è il suo ultimo libro di poesie, pubblicato postumo. Cristina Annino, poeta, scrittrice, artista originale e spiazzante, è morta nel gennaio 2022. Tanti ancora non la conoscono. Questo libro/testamento è la summa dei suoi cardini esistenziali e poetici. Presente è l’antropomorfismo di una soggettività multipla e animale che si intreccia allo zoomorfismo dell’io poetante. Una, nessuna e centomila in una pirandelliana cosmogonia universale, dove l’uomo e la donna si confondono, dove anima e animale si intrecciano, fruttificando voci distopiche e divergenti. Leggendo le varie opere di Annino fino ad arrivare a quest’ultima raccolta, dove alcuni testi già editi sono stati riscritti nuovamente, è evidente la navigazione surreale in un mondo apocalittico già espresso fin dalle sue prime poesie. Cristina era già fuggita da questo mondo, riparandosi nella sua stanza dei colori, dipingendo forsennatamente, lasciandosi guidare dalla percezione drammatica di una realtà che, cambiando, si immiserisce. Sente che l’egocentrismo letterario, che pervade il Novecento, va dissacrato e smontato per giungere ad una visionarietà cosmica e caotica.

Abele con i pesci. Lontana la calunnia, l’ubbidienza/le virtù della caccia senza/offese, le prede finte. Lui distante/da quel che sarebbe se fosse / stato; sa che bastava/poco, pochino, un pezzo, covando/ polvere sul tappeto. Mai/ sentito un discorso vero da quelli/là, trappole in viso o sedie elettriche che guardandoli, era/carne al chilo, mai persone./ Elementare! La panna delle/storie montava, come erba/ senza cognome, scale/interne, grattacieli. E una / voce digitale per aria “che me ne /fo?””Nessuno se ne faccia!”Quelli,/che poi sfascia la /foce indietro senza Pensieri.

Dalle sue prime pubblicazioni, anticipa profeticamente la posizione ecologica del linguaggio poetico, fuori dalla centralità letteraria del verso. Rimane quindi anticonformista la sua voce sarcastica ed elettrica, sempre fuori dal coro. Cristina Annino non cerca di entrare nei canoni tradizionali della letteratura e non vuole fare gruppo nemmeno tra gli esponenti delle avanguardie artistiche. Dopo la laurea in lettere moderne, entrò in contatto con il Gruppo ’70, ma ebbe sempre una posizione autonoma e critica. Nel 1980 vinse la prima edizione del premio della casa editrice Bastogi che pubblicò “Il cane dei miracoli”. Walter Siti la inserì nell’antologia “Nuovi poeti italiani, n.3” (Einaudi 1984), nel 1987 pubblicò per Corpo 10 di Michelangelo Coviello “Madrid”, volume con cui vinse il Premio Pozzale Luigi Russo. Con “Magnificat” (Puntoacapo, Novi Ligure 2010), un libro antologico che raccoglieva testi dal 1969 al 2009 ottenne il Premio di poesia Lorenzo Montano. Nel 2012 venne dato alle stampe “Chanson turca” (LietoColle, Faloppio). Nel 2013 sue poesie furono inserite nel primo numero dell’almanacco di poesia internazionale “Quadernario. Ventisette poeti d’oggi” edito da LietoColle e diretto da Maurizio Cucchi. Del 2016 è la raccolta “Anatomie in fuga” (Donzelli, Roma). Nel 2019 scrisse la raccolta poetica “Le perle di Loch Ness” (Arcipelago Itaca, Òsimo).

Occuparsi di me è infinito/ diventato come sono/ doppiamente composto. /Ma qualcuno lo farà
dopo: coltivare il / corteo triturando stadi /verdi, gente, applauso. Lo / farà per noi; io sono quello
con la palla in mano. / Brindo con /poco, fanciullini del globo! / Si beve, si gioca, le bretelle / mi reggono in piedi, ma / sempre vi lascio indietro / col vento; come fa cilecca /un abbaglio. Uno / strazio, lo so, il rosso fioco dei treni/ al buio. Però / sparisco per esserne / degno.

In tutte le opere di Annino si sente la forza affabulatoria del verso, l’uso sgrammaticato e furente della punteggiatura, l’ambiguità del pronome personale con un originale dinamismo emotivo e psicologico. Usa l’io maschile, oppure un io inanimato o neutro, adesso attualissimo per la forza provocatoria e trasgressiva. Confessa che l’uso dell’io maschile veniva dalla memoria affettiva del suo fratellino gemello morto e mai conosciuto. Come se nel suo sangue e nella sua voce poetica fosse rimasta una traccia indelebile di questa perdita familiare. Questa nota non solo stilistica oggi richiama con dirompente semplicità l’accezione della fluidità tra i generi, di superamento di una sessualità binaria, poco inclusiva di tutte le varie forme esistenti di amore. Affamata di vita e di passioni, dovrà allontanarsi dall’Italia, per recuperare la sua centralità. La sua poetica è stata definita superrealismo, Poesia concreta, linguaggio in azione, senza citazioni erudite e affettate. Poeti come Fortini, Porta, Giudici, Loi, Sereni, Pagliarani, Siti e altri l’hanno conosciuta e stimata. Per capirla bisogna leggerla ad alta voce e entrare nel suo mondo, guardando ogni dettaglio che viene ridefinito e esaltato nel verso. Elio Pagliarani ha parlato di scrittura automatica: delirio e fantasia con parole di pietra. Pensava in versi, persona solitaria e schiva. Senza orpelli letterari. Autobiografia che nutre la pagina scritta.

Amore ossessivo, un prurito per / Quella, che gli lecca le mani/come un cane./”Rimetta/su le mutande, signore! Qui non si /ama nessuno, né si spara/ ai gerani/IO con ME, ombelico al posto del /cuore, siamo magri, tesi, due persiane; credo persino che si /nacque anziani. Poi il soprannome /poeti, oscenità/del banchetto! Meglio sarebbe prosit; così sembriamo calamai, preti, condizione/cioè medio bassa.

Non è una poeta concettuale, Annino crea la sua lingua, utilizza con sfrontatezza innocente parole di scarto, accumulazioni lessicali, iper dettagli che destabilizzano chi legge, usa un registro colloquiale che ricorda la strada, le frenesie metropolitane. La sua scrittura potrebbe andar bene per il teatro, sottolinea pause e silenzi, punteggiature che sospendono la realtà. Ogni pagina ci fa entrare in un universo di mostri che genera caos e disordine. Scrittura dell’inconscio che parla senza infingimenti, scavando nel profondo e facendo emergere materiale proveniente da ogni universo, animale e vegetale.
Chi legge prova uno spaesamento, la percezione feroce di estraniamento esistenziale. Il paesaggio si trasfigura e affascina. Unicità e pluralità di voci, stasi e movimento, materiale edito, inedito e riscritto in una stratificazione incessante di linguaggi che dal quotidiano transitano nel filosofico.
In ogni suo libro sono presenti personaggi misteriosi, trasfigurati dalla sua fervida immaginazione. Le sue opere poetiche e la sua produzione pittorica sono profondamente interconnesse.
Disse in un’intervista: «Anche la persona, nel momento in cui la guardi, è già un quadro; la vertiginosa o apparente immobilità dello spazio in cui essa si muove, lo vedo come un naturale quanto reale movimento di forme e colori».
Le opere di Annino pittrice sono indimenticabili come i suoi versi. Figure che si smarginano e vibrano elettricamente in un’atmosfera che ondeggia e si infiamma, dove l’animale, l’umano e il vegetale si confondono, spezzando la superbia antropocentrica. Le donne sono plasmate da un colore che si muove, mai fermo nella campitura definita dei colori.
Cristina Annino pervade tutta la sua copiosa produzione in versi di questo atteggiamento critico e disincantato. L’uomo è un fattore di distruzione nell’ecosistema planetario e non di equilibrio tra le creature viventi e lei lo svela con amarissimo sarcasmo. Vuole far vedere i contorni precisi di questa presunzione umana, così invasiva e violenta.

«Perché / c’è stato un tempo più saggio in cui non / esisteva né io né tu né loro; si era tutti uguali / alberi di radici senza cemento; un frutto sul / costato e intorno animali».

 

Cristina Annino, Avatar, Avagliano editore 2022

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Floriana Coppola

Floriana Coppola Vive e lavora a Napoli, docente di Lettere negli istituti statali superiori, specializzata in Analisi Transazionale e Psicologia Esistenziale, perfezionata in Didattica e Cultura di genere e in Scrittura autobiografica, fa parte della Società Italiana delle Letterate. E’ presente in varie antologie. Le sue opere di poesia: Il trono dei mirti, ed. Melagrana onlus, 2005; Sono nata donna, Boopen Led, 2010; Mancina nello sguardo, La Vita Felice, 2012; Femminile Singolare, Homo Scrivens, 2016; Cambio di stagione e altre mutazioni poetiche, Oedipus, 2017; I suoi romanzi sono: Vico Ultimo della Sorgente, Homo scrivens, 2012; Donna Creola e gli angeli del cortile, La Vita Felice, 2014; Aula Voliera, Oedipus, in pubblicazione. Tra gli altri contributi, nel 2011 ha curato i primi due quaderni antologici di poesia Alchimie e linguaggi di donne Boopen Led/Photocity, l’antologia poetica con Ketti Martino La poesia è una città Boopen Led/Photocity. Nel 2013 scrive con Anna Laura Bobbi la silloge poetica MiticaFutura, itinerari nel mito di ieri e di oggi ed. Dalia. Cura con Lory Nugnes, le antologie poetiche del movimento dei Poeti Viandanti Contatti di/versi e Oltre la coltre di silenzio Ed. Decomporre. Nel 2016 presente con un contributo critico letterario su Claudia Ruggeri nell’antologia curata da Luigi Cannillo Passione Poesia. Letture di poesia contemporanea ed. CFR.

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