Non è il più dispotico dei mondi, il nostro? Con il coraggio che la natura ci ha fornito, noi donne possiamo immaginare soluzioni impensabili per gli uomini: la fantascienza apre alla visione di un futuro di libertà. Ecco dieci autrici che si misurano col tema in “Fantascientiste femministe. Una costellazione”:
di Nadia Tarantini
Un piccolo prezioso libro, curato da Laura Coci e Roberto Del Piano per la loro collana Fantascienza Resistente (Delos Digital). Una costellazione, formata da dieci stelle, ovvero scrittrici, opinioniste fotografe e disegnatrici di fantascienza. Una Science Fiction di donne, nutrite al pensiero speculativo da Ursula K. Le Guin, Octavia Butler e altre, per immaginare il futuro con i piedi e il cuore radicati nel presente. Non è il più dispotico dei Mondi, quello che abitiamo? A maggior ragione, con il coraggio che la Natura ci ha fornito, noi donne possiamo immaginare soluzioni impensabili per gli uomini. E non è di distopia che vogliono scrivere le dieci stelle, bensì di ultragenere, «la nostra definizione di fantascienza, della quale intendiamo ri-scoprire la dignità letteraria insieme alla capacità di critica sociale» (dall’introduzione di Laura Coci). Fantascientiste femministe. Una costellazione: sono Romina Braggion, la stessa Laura Coci, Claudia Corso Marcucci, Angelica De Palo, Elisa Franco, Giuliana Misserville, Daniela Piegai, Giovanna Repetto, Silvia Tebaldi, Nicoletta Vallorani.
Comincia Angelica De Palo (insegna matematica e scrive fantascienza con il nom de plume di Vanessa West), attraversando i generi fino all’ultragenere, partendo dall’Orlando Furioso di Lodovico Ariosto, del 1532, e divagando fino alla Commedia e altro ancora. Nei panni di Giano bifronte, De Palo conclude con un racconto il suo intervento. «La fantascienza in quanto tale – sostiene Giano – insomma, cioè quando ha il coraggio di definire se stessa, si stende al bordo estremo e tutte le riflette.» E chi, se non una donna, sa viaggiare sul limite, sul margine, sulla soglia? Gli/le risponde idealmente Daniela Piegai (di cui Laura Coci e Roberto Del Piano stanno pubblicando tutte le opere con Delos Digital): che nella sua giovinezza militante ad un certo punto si è resa conto «che era più dolce immaginare mondi diversi, e che comunque mi piaceva di più, rispetto alla tremenda fatica di cambiare la realtà, cercando ogni volta come conciliare etica, non violenza e difesa».
Un futuro di libertá
Coci, invece, nel suo intervento riassume l’essenziale del suo recente libro Fantascienza. Un genere femminile (sempre Delos Digital), da Mary Shelley al nuovo Millennio (per esempio, con Annalee Newitz), e spiega: «La fantascienza non è soltanto uno spazio di libertà, la fantascienza apre alla visione di un futuro di libertà. E così, come nel romanzo partigiano di Beppe Fenoglio, ritta sull’ultima collina di un crinale langarolo, ci sarà sempre una di noi, a guardare lontano». Giovanna Repetto (psicologa, scrittrice, co-fondatrice della rivista Il Paradiso degli Orchi), preferisce collaborare alla costellazione con un racconto, Il Lalit. Ma cosa sarà mai il Lalit, temuto e ricercato da tutti gli uomini del Pianeta? Ossia, dai Tanuit. Solo i più ricchi possono permettersi di averne uno a propria disposizione. Ne possiamo seguire una, di queste creature, che alla fine del racconto, si inerpica su una salita faticosa, ma ce la deve fare perché: «Non voleva più essere chiamata Lalit. Quella cosa dai mille volti, nessuno dei quali le corrispondeva, non era lei.»
Viaggia tra le utopie Claudia Corso Marcucci (fantascientista femminista, giovane illustratrice), chiedendosi se sia possibile vivere – come immaginato da alcune fanta-femministe – in un mondo senza uomini. Chiede loro perdono, in particolare a Naomi Mitchinson (Mary e Joe, 1970) perché lei non la pensa proprio così: «i due sessi esistono nel mondo, sebbene il separatismo possa essere una pratica che ci può aiutare a crescere e vivere libere». Le piace di più l’idea, ripresa da Rossanda Wolf Bocchetti: «Penso, insomma, che sia più giusto e più efficace cercare di sapere come vogliamo vivere, piuttosto che come non vogliamo vivere» (Se la felicità…per una critica al capitalismo a partire dall’essere donna, Vanda edizioni). E, a proposito del vivere, una bellissima indagine bio-letteraria è quella che compie nel libro Nicoletta Vallorani con I corpi gemelli, in cui trova straordinarie analogie nelle vite di Mary Shelley e Octavia Butler – e dalle loro esistenze alla loro produzione artistica. «A volte – esordisce – storie distanti s’incrociano, illuminandosi a vicenda.» E, prima di tutto, il corpo: «Sia Shelley che Butler si sperimentano nella vita come corpi fuori sincrono rispetto ai contesti di appartenenza».
La responsabilita’ di chi scrive fantascienza
Anche Elisa Franco (penalista, fotografa, scrittrice) preferisce produrre un racconto, Signorino Luigi, dove mette a confronto, negli anni Cinquanta del Ventesimo secolo, due genitori romantici che vogliono accoppiare una figlia e un figlio. Ma i due giovani sono più avanti – e se ci sarà una possibilità d’incontro sarà nella rottura di quegli stereotipi patriarcali. Dal noi (fin qua) a loro e alla nostra Madre Terra, con Romina Braggion (fondatrice del sito Solarpunk, scrittrice di fantascienza e ora dedita alla letteratura per ragazzi) e con la nostra Giuliana Misserville. Un vero saggio pieno di interessanti scoperte eco-femministe, quello di Braggion. Dal bagno di foresta giapponese (shirin yoku), praticato da sempre più umani alla ricerca di un contatto autentico con la Natura, a informazioni scientifiche sulla degradazione bio-chimica del Pianeta; alla persistenza e auto-rigenerazione di Gaia (Lovelock, 1975); al concetto di referente assente, per gli animali che mangiamo e vediamo in pezzi per non ricordarci che erano esseri viventi.
È una lettera-appello, appassionata e complice, a volte seduttiva, quella di Giuliana Misserville, una vita da femminista, e da una decina d’anni anche anti-specista, alle carissime amiche mie fantascientiste, che si apre con una domanda pregnante: «c’è una responsabilità, e quale eventualmente, nello scrivere fantascienza?». Parte dal 2004, da un convegno delle Letterate, con Paola Bono che citava Angela Carter, la quale alla domanda dell’impegno nell’azione letteraria, precisava che sì, ma senza dimenticare che lei non faceva propaganda, ma scriveva storie. Così come, molto più di recente, Charlie Jane Anders sosteneva l’erroneità di bollare la letteratura di genere come evasione. Misserville ci dice che non può immaginare una femminista che non sia anche anti-specista. Non poche femministe, e scrittrici, lo hanno capito, a partire da Annamaria Ortese, Elizabeth Costello, Margaret Atwood (La donna da mangiare, ripubblicato nel 2020 da Ponte alle Grazie); Han Khang (La vegetariana, Adelphi 2019);e scrittori come Coetze (Mattatoio di vetro, Einaudi, 2019), e Foer. Ma per le donne, e femministe, c’è una ragione in più, conclude Misserville: il legame fra dominazione specista e patriarcato, da combattere con le proprie scelte di vita e le nostre parole.
Il mondo è pieno di mondi
Conclude Fantascientiste femministe. Una costellazione Silvia Tebaldi (scrittrice, si è occupata professionalmente di libri, manoscritti, scrittura professionale, fotografia), con Ogni cosa in questo mondo è molti mondi allo stesso tempo. Un pezzo bellissimo, incantevole e affabulante, in cui si interroga e ci interroga sul nascere morire rinascere, sugli incontri casuali che legano persone diversissime, attraverso un libro una storia una scrittura. Sul Cosmo e la Terra, e tutte le creature che la abitano. I passaggi, le transizioni, le trasformazioni: dei corpi, delle vite. Sulla lettura che salva la vita, connette, trasforma. Scienze Fiction come «un esperimento del pensiero sul mondo».
A cura di Laura Coci e Roberto Del Piano, Fantascientiste femministe. Una costellazione, Introduzione di Laura Coci, Delos Digital, Milano 2025
Nadia Tarantini
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