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Siamo nel villaggio del Maine che Elizabeth Strout adora e dove ambienta le sue storie. In “Raccontami tutto” si diverte a mescolare tutti i suoi personaggi principali Olive Kitteridge, Lucy Barton, i Burgess…

Di Nadia Tarantini

Elizabeth Strout si diverte. E in un solo romanzo fa agire e interagire tutti i suoi personaggi principali: Olive Kitteridge e Lucy Barton, due fratelli e una sorella Burgess, Amy ed Isabelle. Presentata magnificamente da Maria Pia Lessi, nell’incontro di Letturate, ha suscitato entusiasmi e riflessioni. A mio modo di vedere, avendola letta tutta, non è qui che Strout raggiunge il massimo della sua potenza narrativa, fa altro. Si compiace – sobriamente – di riuscire ad intrecciare le relazioni, ambientate a Crosby, il villaggio del Maine che adora, e dove pare essersi fermata ad abitare le sue storie. Affilando al massimo, attraverso il suo alter ego Olive Kitteridge, la sua capacità di indagare sentimenti ed intenzioni, con una raffinatezza nuova. Olive, vera dea ex machina della storia, di cui silente intreccia i fili per scioglierli tutti alla fine – ne rappresenta il volto talora arcigno ma ironico e saggio; Lucy Barton la sensibilità estrema, l’empatia.
A metà fra un thriller e una vicenda di provincia, Raccontami tutto mette in scena come vicenda principale quella di Bob Burgess e Lucy Barton, che senza volerlo passano da una profonda amicizia ad un innamoramento, il cui finale è sacrificio dell’una e dell’altro. Perché, quando si supera una soglia, è molto difficile tornare indietro. Altra personaggia magnificamente affrescata è la moglie di Bob, Margaret, capo di una chiesa evangelica – empatica al massimo con il suo gregge, assai meno con le persone a lei più vicine, a partire dal marito. Sullo sfondo, e poi alla fine bene in vista, Matt Beach, accusato dell’assassinio della madre e difeso dall’avvocato Burgess. Considerato dal villaggio un handicappato, è un magnifico pittore. Accanto a lui, la figura della infelice sorella Diana, figura centrale dei retroscena oscuri di una famiglia, di cui non vi dirò altro, per lasciare a voi la scoperta.
Magnifica anche la relazione che si intreccia – partendo da un infelice inizio – fra Lucy e Olive, che passa le sue giornate in una Casa per anziani, e che naturalmente non trascura di passare ai raggi X, ogni volta, la sua interlocutrice. La loro sintonia profonda, nascosta, è così forte, che nel finale produce uno dei più begli incontri della letteratura. Olive, nel primo incontro, sui libri di Lucy: «Personalmente li ho trovati un po’ vittimistici. Non è l’unica al mondo a venire dalla miseria». E in un altro incontro (pensieri di Olive): «Olive era sorpresa […] Lucy, sinceramente sei troppo vecchia per avere la cotta facile. Già Lucy aveva Bob Burgess – ricorderete che Olive era convinta che quei due fossero innamorati – e poi l’ex marito, William. E andava ancora in giro a caccia di altri uomini?» (Lucy ha fatto semplicemente la presentazione di un suo libro. N.d.r.).
«Strout – dice Maria Pia Lessi – ascolta le persone e le trova affascinanti. Ci dice di imparare ad ascoltare davvero». E cita: «La gente, – disse placida Lucy. – La gente, ciascuno con la sua vita. È questo il punto.» «Le mie storie sono queste […], sono storie fatte di solitudine e di amore […]. E dei piccolissimi legami che stringiamo nel mondo, se siamo fortunati.» Aggiunge Gisella Modica: «Mi ha dato molto ristoro questo libro. Ognuna di noi ha una storia, anche minima, è quello che ci salva dalla catastrofe». «L’amore come attenzione alla storia dell’altro», è ciò che ha tratto Gianna Cannì dalla lettura. Rossella Caleca: «Piccole vite, piccoli episodi, di persone che hanno vissuto traumi fortissimi, la capacità di sintetizzare in una sola frase un filone di pensiero che nasce dalla vita quotidiana». «Non ci conosciamo mai abbastanza, forse per questo ci piace raccontare e ascoltare storie», osserva Leila Falà. Loredana Magazzeni riporta al “mistero delle vite ignorate”, quelle che si raccontano Olive e Lucy.
Per tre Letturate, invece (Elvira Federici, Daniela Maurizi e Licia Ugo) l’incontro con Strout non è stato folgorante: anzi, ci trovano dentro troppa America da cartolina; una visione idealizzata della provincia americana; un sentore di storie scritte nelle scuole di scrittura. Epperò Maurizi spiega bene perché: «È un romanzo sulla vecchiaia come stagione dell’anima in cui si è sinceri con se stessi, è un romanzo sul raccontarsi. Personalmente ho apprezzato la consapevolezza del modo di scrivere e la caratterizzazione dei personaggi meno la trama, avrebbe potuto aprirsi a un quadro più ampio, della provincia americana esce un’immagine consolatoria che, in questo momento, fatico a godere.»

Elizabeth Strout, Raccontami tutto, Einaudi, Torino 2025

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Nadia Tarantini

Scrittrice e giornalista. Esploratrice di molti mestieri, sin da giovanissima ha cercato la scrittura in molti luoghi, dalla vendita rateale di libri, al giornalismo e infine all’insegnamento… della scrittura, sia privatamente (“Le vie dei Cinque Sensi”) che nelle università. Solo nel 2017, a 71 anni, dopo una decina di altri libri, ha pubblicato il suo primo romanzo, “Quando nascesti tu, stella lucente” (L’Iguana), storia ambientata nel lontano 2346. Con Iacobelli, nel 2011, ha ripubblicato “Il risveglio del corpo. Dai sintomi alle emozioni l’arte della salute”, romanzo-saggio uscito nel 1996 presso La Tartaruga, che ha avuto quattro edizioni. A fine maggio 2019 il suo secondo romanzo, “Amore Inquieto”, nei Leggendari di Iacobelli. È vissuta fuggendo e cercando le storie dentro di sé e ha combattuto furiosi dubbi sul proprio valore attraverso la relazione con altre donne. La rivista Leggendaria e la Sil sono stati i luoghi privilegiati della sua “autorizzazione alla scrittura”. Fra ottobre 2022 e gennaio 2023 è stato ripubblicato il suo romanzo di fantascienza, con il titolo originale ‘La diciottesima vita’, Delos, prima in e-pub e poi in cartaceo.

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