Rosalie Montmasson è la protagonista del romanzo storico “La ragazza di Marsiglia” di Maria Attanasio. Il gruppo di lettura della Sil ha ritrovato l’intreccio tra ideali e lotte politiche, passioni e vita privata; la riscoperta di un altro genere di forza, quella espressa dalle donne oscurate o dimenticate dalla cultura dominante, tutti i temi cari all’autrice siciliana
di Rossella Caleca
La ragazza di Marsiglia di Maria Attanasio, edito da Sellerio nel 2018, è un libro da me molto amato, ed è stato uno dei più apprezzati tra quelli finora letti nel nostro gruppo delle Letturate; nel libro, che ha vinto il premio letterario Manzoni per il romanzo storico, sono centrali i temi e le questioni che attraversano tutte le opere in prosa dell’autrice: l’intreccio tra ideali e lotte politiche, passioni e vita privata; la riscoperta di un altro genere di forza, quella espressa dalle donne oscurate o dimenticate dalla cultura dominante; l’attenzione alla microstoria e alla trama di vite che la compongono, attraverso cui emergono visioni alternative.
La possibilità che l’autrice offre di intravedere, oltre le vicende narrate, la ricerca condotta per ricostruirle; lo stile preciso, asciutto, privo di ridondanze e di enfasi, che fa parlare i fatti, lasciando che da essi scaturiscano le emozioni; infine la capacità inimitabile di “cavare storie dalla storia”, sono tratti che non rendono azzardato il paragone con lo Sciascia degli ultimi straordinari romanzi.
In molte abbiamo apprezzato la costruzione del testo con una sintassi agile, veloce, in cui si ritrova il taglio della poesia, quel ritmo, quella necessaria sintesi; il montaggio, col suo andare avanti e indietro nel tempo, se a prima vista può spiazzare, costituisce secondo me un altro punto di forza, rendendo l’opera, insieme alla qualità poetica della scrittura, un romanzo storico fortemente innovativo.
Per Pina Mandolfo, che lo ha proposto al gruppo, la sfida del libro è portare alla luce il taciuto del risorgimento, dal suo nascere al suo repressivo rituale retorico; e insieme, svelare i meccanismi con i quali le donne vengono bandite dalla storia: Maria Attanasio, scavando tra cronache e documenti d’archivio, ci restituisce la vita di una donna straordinaria e misconosciuta.
Scopriamo così Rosalie Montmasson, ragazza di origine savoiarda che a Marsiglia incontra Francesco Crispi e se ne innamora, condividendone le idee, le lotte e la vita precaria di esiliato; una vita molto più dura per lei, che lo mantiene col duro lavoro di stiratrice. Ma Rosalie gronda d’amore per il suo Fransuà e con lui, da un capo all’altro dell’Europa, si avventura nel disobbedire trasgredire abitare il margine, passando le notti in pellegrinaggio da una taverna all’altra, insieme ai suoi amici a leggere poesie a ideare scherzi atroci per smascherare ipocrisia e conformismo di borghesi e benpensanti.
Diviene moglie di Crispi a Malta, lo segue in tutti i suoi viaggi e cospirazioni, mantenendo però un’indipendenza di pensiero e di azione che si rivela pienamente nel momento in cui, contro la volontà di lui ma forte del consenso di Garibaldi, decide di imbarcarsi a Quarto: sarà l’unica donna a partecipare fin dall’inizio all’impresa dei Mille, in cui si impegnerà senza riserve. Dopo l’unità d’Italia Rosalie resterà fedele alle sue idee mazziniane, non così Crispi, che da rivoluzionario si trasformerà in monarchico e sempre più conservatore, e si allontanerà da lei. Divenuto un importante uomo politico, si risposa con un’altra donna, senza tener conto del precedente matrimonio; viene però scoperto dagli avversari politici e accusato di bigamia. Nel clamoroso processo che segue, Crispi otterrà l’assoluzione grazie a testimonianze false sulla nullità del vincolo. Rosalie rinuncia a combattere, a portare avanti fino in fondo le sue ragioni, come pure avrebbe potuto fare. Perché? Questa domanda, nel gruppo, ce la siamo posta in tante.
Se Francesco Crispi fosse stato mandato a giudizio, condannato a lunghi anni di carcere (…) altra sarebbe stata la storia dell’Italia, scrive l’autrice. Ne siamo consapevoli: tutte le città del nostro Paese hanno almeno una via, una piazza, un monumento, dedicati all’ “orrido Crispi” (come lo ha definito, con felice sintesi, Pina Mandolfo) alfiere del trasformismo italico, in molti modi traditore (anche della terra da cui proveniva, con la dura repressione dei Fasci siciliani) e propugnatore di un nazionalismo che condurrà nel Novecento a esiti funesti; mentre Rosalie, stimata e onorata in vita dai compagni di lotte, è stata poi dimenticata.
La sua personalità e le sue scelte hanno suscitato nel nostro gruppo profonde risonanze ma anche stimolato una discussione su quelle che appaiono contraddizioni, viste dalle nostre posture femministe. Rita Lopez parte dalla foto di Alessandro Pavia, il fotografo ufficiale della Spedizione, tratta dall’Album dei Mille, che ritrae una donna giovane dallo sguardo profondo e il volto severo, con i tratti ruvidi di una donna del popolo, le mani forti, diverse da quelle delle nobili signore dell’epoca, mani abituate a lavorare; la immagina determinata, in tutto, e si chiede: quanto coraggio le sarà occorso per lasciare il suo paese? Quanto coraggio per imbarcarsi in una nave di soli uomini? Con che occhi l’avranno guardata? Che tipo di frasi le avranno rivolto?
Per Leila Falà la figura di questa donna è di grande potenza, apre una voragine, da cui emergono le tante che, compagne, amiche, amanti o mogli sono state partecipi del Risorgimento: lei si conquista l’esserci con tutte le sue forze. E rasserena, secondo Antonella Bontae, scoprire il suo ruolo nell’impresa dei Mille, con la sua uscita dalla damnatio memoriae.
Si potrebbe parlare, ha notato Licia Ugo, di femminicidio virtuale, nel senso che lei non venne ammazzata fisicamente ma in tutti gli altri modi possibili dal potente marito che si era stancato di avere al suo fianco una moglie che usciva dagli schemi, ribelle, forse testimone scomoda; il libro restituisce dignità e verità a una donna che ha dovuto soccombere al potere maschile, ma ora ci appare come una tessera nel mosaico della resistenza femminile, e la rimette nella Storia.
L’importanza data alle donne nei processi rivoluzionari, alla protagonista ma anche ad altre personagge minori, è rilevata anche da Loredana Magazzeni; per Stefania Cenciarelli la narrazione è intrisa di quella Storia che cambia le persone, le forgia e le rivela, come Rosalie, patriota e rivoluzionaria, che ha nel cuore già quel sogno di repubblica per il quale l’Italia dovette aspettare, dal 1860, quasi un secolo; e per Daniela Maurizi conferma quanto sia necessario cambiare punto di vista, dando luce alle personalità politiche femminili senza ridurle a figure di cornice o ad eccezioni: e pensa alle tante madri della Costituente, alle partigiane, alle sindacaliste.
Il ruolo dei sentimenti dei protagonisti come filo conduttore del romanzo, punto di forza che cambia la visione degli eventi, è rilevato da Gisella Modica, che si chiede anche come mai una persona forte come Rosalie non abbia scelto di lottare fino alla fine, nel processo per bigamia che avrebbe potuto rovinare Crispi, lasciando, forse, che prevalesse l’amore, o, meglio, il suo ricordo.
Le contraddizioni di Rosalie ci turbano, riportandoci all’inattingibile di ogni personalità umana e alle diversità dei contesti culturali, e tuttavia le nostre ipotesi sulla donna reale dietro la personaggia alla fine conducono, secondo me, a una figura di rara coerenza. Una ragazza che ha mostrato capacità di autodeterminazione già prima di incontrare Fransuà, allontanandosi dalla sua famiglia di contadini per mantenersi da sola in città, decisa a non replicare il destino di sua madre; una donna che abbraccia con consapevolezza le idee repubblicane e vi rimane fedele per sempre, capace di dare tutto all’amato ma anche di disobbedirgli: perché, come scrive l’autrice (e mi pare davvero il sugo di tutta la storia), per lei il rispetto non è obbedienza.
In questa sua autonomia nelle idee e nelle scelte anche all’interno di una relazione asimmetrica, anche vivendo una passione totalizzante, mi sembra di sentire l’eco delle vite di tante donne del passato (e ciascuna ne trova, nella sua famiglia) che hanno intrecciato devozione per chi amavano e indipendenza di giudizio, ponendo a fondamento di sé e a limite per l’altro la propria inderogabile dignità.
Ed è una costante nelle opere di Maria Attanasio ritrovare come protagoniste donne ignorate da chi scrive la storia ma oscuramente pulsanti, mani, pensieri e vite resistenti in essa; personagge di cui dice: non le ho cercate io, ma sono loro che vengono a me.
Così Rosalie esce a testa alta dalle pagine e si insedia ben salda nel nostro immaginario, venuta da un romanzo che dà luce alla libertà di pensiero e al coraggio delle donne, e rivela una parte bella e perduta del Risorgimento.
Rossella Caleca
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