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“Contro il matrimonio” è un saggio intimo e spietatamente lucido che rovescia con ironia e tenerezza l’immaginario sentimentale tradizionale. Laura Gramuglia ci guida lungo un percorso autobiografico, culturale e musicale, mescolando confessione personale e critica sociale. L’abbiamo intervistata

Di Amanda Rosso

Laura Gramuglia è una delle voci più riconoscibili e originali nel panorama culturale italiano: scrittrice, speaker radiofonica e DJ, ha fatto della musica una lente privilegiata per osservare e raccontare le relazioni umane. Dopo il successo di Rock in Love, in cui ripercorreva storie d’amore celebri della musica attraverso aneddoti, canzoni e personaggi iconici, con Contro il matrimonio. Guida sentimentale per ragazze di ieri, oggi e domani, edito quest’anno da EDT, torna a interrogare le forme del legame affettivo e i modelli culturali che lo sorreggono, ribaltandoli con sguardo ironico, critico e profondamente personale.
In questo nuovo lavoro, Gramuglia costruisce un saggio ibrido che intreccia autobiografia, critica pop e genealogie femminili. Non si limita a mettere in discussione l’istituzione del matrimonio: ne analizza l’immaginario, lo decostruisce e lo confronta con le esperienze di donne che, nel tempo, hanno scelto di non aderire al copione previsto. Attraverso riferimenti letterari, televisivi e soprattutto musicali – vero e proprio controcanto narrativo – l’autrice rivendica il diritto a una narrazione delle relazioni in cui l’indipendenza non si confonda con la solitudine e la compiutezza non derivi da un’unione coniugale.
Con humour e acutezza, Contro il matrimonio è una genealogia di disobbedienza sentimentale, una dichiarazione di sorellanza con chi ci ha precedute, una traccia per chi verrà dopo di noi.

Da dove nasce l’idea di questo saggio e qual è stato il suo percorso editoriale?

Come rivelo nei ringraziamenti del libro, non c’è voluto solo coraggio, ma incoscienza per ricominciare da capo in un settore che ha bisogno di comparti per riconoscerti e imparare a fidarsi. E a confidare nei miei nuovi panni, EDT è stata la prima lungimirante vista a riportami in acque affollate, mi ha accolto a bordo e permesso di continuare a negoziare in maniera inequivocabile con le ombre. Per Margaret Atwood la scrittura è una specie di discesa negli inferi per rinegoziare il nostro rapporto con la morte mentre chi scrive vive lo sdoppiamento alla Jekyll e Hyde e infatti quando penso a questo testo penso a Frankenstein, montato e rimontato pezzetto dopo pezzetto così tante volte da avere mutato forma e colore. La cura non è mai venuta meno, ma quanti dubbi nelle giornate di sole e di pioggia, con il solo schermo a illuminarmi il volto e una moltitudine di voci ad affollare la ragione. Ho promesso così tante volte di non perdermi mai d’animo né di vista da smarrire il conto, eppure è successo perché spesso chi scrive è una creatura friabile e alquanto insicura, nonostante l’apparente scorza.

Contro il matrimonio è attraversato da un dialogo costante tra autobiografia, cultura pop e femminismo. Come hai lavorato per tenere insieme questi registri?

Ho trovato le parole per scriverlo, ma mi rendo conto solo ora di non avere ancora individuato le parole più appropriate per raccontare questo libro. Fortunatamente mi stanno venendo incontro lettrici e lettori che offrono punto di vista che io fatico a scorgere. Una giovane donna ha apprezzato la scrittura punk del testo, dove per punk ha inteso libertà di forma ed espressione. Per Nina Simone, che ha avuto una vita incredibilmente punk, la libertà era non avere paura. E per me che vivo nel costante terrore di dire la cosa sbagliata al momento meno appropriato, è stato un complimento enorme. Ma come diceva Judith Malina, posso avere paura di tutto e non nascondermi davanti a nulla. Al netto dunque di tutte le sindromi dell’impostora con cui convivo abitualmente, ho capito che non c’era altra possibilità che muoversi fra più registri, esplorare, sperimentare, osare e a volte ricominciare. Il mio primo editor, una quindicina di anni fa, mi disse che se ti viene offerta la possibilità di pubblicare un libro devi metterci dentro tutto, perché non puoi sapere se avrai una seconda occasione. È un consiglio che seguo alla lettera quando mi siedo davanti allo schermo. Cerco di mettere in ordine le idee, ma non posso permettermi di lasciare indietro nulla.

Il libro è anche un archivio affettivo di storie d’amore, separazioni, ribellioni. Quanto contano per te le storie altrui nella costruzione di un’autonarrazione?

Come diceva nostra signora Nora Ephron, che tutto aveva previsto molti anni fa, non sapremo mai cosa si nasconde nel matrimonio degli altri, eppure ne siamo ossessionati. Cerchiamo di comprenderne le dinamiche, osserviamo, ci immedesimiamo nel bene e nel male, a volte siamo in cerca di conferme, altre di sollievo, è un’attività che assorbe e non annoia, uno studio costante di due entità che a un certo punto della loro vita decidono di fondersi e non posso fare a meno di trovare affascinante questo meccanismo secolare. Come racconto nel libro non ne posso fare a meno perché avere modelli di riferimento è importantissimo per la propria storia. Che sia d’amore, con un’altra persona o con se stessi, o professionale, sapere che là fuori c’è chi c’è già passato, ha preziosi suggerimenti da offrire e ha bonificato un terreno per costruire un nuovo sentiero, è alla base della nostra evoluzione. Una possibilità che non voglio perdere, una lente per osservare ciò che mi circonda da punti vista inediti, laterali. E infatti Contro il matrimonio è dedicato proprio a tutte le donne che, con il loro esempio, mi hanno insegnato nuovi modi di abitare il mondo.

Nel libro citi spesso esempi musicali, coppie iconiche e rotture leggendarie. Quanto ha contato la musica nella scrittura di questo saggio? Possiamo parlare della colonna sonora ideale da ascoltare mentre lo si legge?

Lavoro nell’industria musicale da anni. Da qualche tempo il focus del mio lavoro è la disparità di genere nel music business. Sono referente di Equaly, la prima realtà a occuparsi di questo divario. Lo fa raccogliendo dati, cercando di rendere visibile l’invisibile. Lo facciamo attraverso attività di consulenza, formazione, programmi di mentoring e alimentando alleanze imprescindibili, in questo campo e non solo. Quando ho iniziato a indagare le ragioni della disparità di genere nell’industria musicale mi sono accorta che cause, conseguenze e urgenze di questa differenza accomunavano l’intera sfera culturale. Le artiste ci sono sempre state, certo, non una rappresentanza paritaria, ognuna cercando di coltivare talento e arguzia. Il problema è che chi ha raccontato la storia delle arti – uomini per lo più – spesso ha omesso questi nomi. Nomi di donne smarriti nelle pieghe del tempo cui il nostro secolo sta cercando di restituire spazio e visibilità. Partendo da questo assunto, ho cercato anch’io di offrire un piccolo contributo. È nato così il format Rocket Girls. Un progetto germogliato all’interno delle Biblioteca delle Donne di Bologna, diventato libro per Fabbri Editori e programma radiofonico per Radio Capital. È seguito il podcast dedicato alle professioniste e ai generi sottorappresentati nell’industria musicale, il dj set in vinile di sole artiste, i reading sulla disparità di genere e le interviste-spettacolo in teatro a fianco di Cristina Donà ed Erica Mou. Infine, i laboratori didattici nelle scuole che porto avanti con dedizione e partecipazione. Questo per dirti quanto la musica condizioni ogni mia scelta. Se in Rock In Love filtravo le vite attraverso vivaci e spesso sconsiderate vicissitudini sentimentali, ecco che in Rocket Girls ho compreso la lotta delle artiste per sentirsi legittimate nell’esercizio delle proprie funzioni. Contro il matrimonio ne raccoglie l’eredità nel continuum di figure imprescindibili le cui storie premono per essere raccontate. E ogni storia ha la sua colonna sonora che sarebbe un peccato ignorare, basta mettersi in ascolto.

Nella tua riflessione sul matrimonio e le relazioni, c’è anche molta attenzione al linguaggio, agli stereotipi, alle narrazioni dominanti. A parer mio questo non è un saggio contro il matrimonio o l’idea di coppia in sé, ma contro i ruoli di genere all’interno di queste unioni, e soprattutto le narrazioni stereotipate e patriarcali che dell’amore eterno fanno strumento di oppressione delle donne…

Ti ringrazio tanto per avere messo a fuoco il punto. Contro il matrimonio non è un libro contro l’amore, i legami affettivi, i rapporti, ma un testo che si interroga sull’istituzione matrimoniale e su dinamiche di coppia che da un po’ hanno smesso di funzionare. Più che un atto di accusa, una riflessione sulla sostenibilità e l’equità di uno degli istituti fondamentali della vita sociale per come si è tramandato da secoli. Non essendo sociologa, psicologa, mi sono avvalsa della pratica femminista del partire da sé per raccontare un’esperienza frutto di un’urgenza. Un’urgenza che reclamava indagine: possibile che solo io la pensassi così? Ero davvero la sola a credere che il matrimonio come istituzione non avesse mai portato nulla di buono alle donne? Un viaggio nel tempo in cerca di un futuro prossimo ha prodotto una cartografia del presente in cui le domande si sono messe in fila per essere colte.
Naturalmente parliamo di un viaggio che non è ancora terminato. Fino a qui ho capito però quanto il passato sia un perimetro da cui imparare non un posto in cui andare a vivere. Ho capito che non c’è nessun premio per il traguardo di 20/30 anni spesi accanto a un’altra persona. Ho capito che posso prendermi cura dei miei cari, come di un progetto che mi sta a cuore, senza per forza abbracciare in toto quel principio di accudimento che passa attraverso il sostentamento o il fabbisogno quotidiano. Ho capito che occorre alzare la voce per essere ascoltate e non soltanto tollerate, perché non dare peso a una voce significa renderla irrilevante, toglierle potere e come ci ricorda l’autrice, giornalista e attivista Rebecca Solnit “la credibilità è uno strumento essenziale di sopravvivenza”.

In molte pagine emerge un senso di sorellanza, di appartenenza a una genealogia di donne resistenti. L’indipendenza dai diktat della vita coniugale si intreccia all’interdipendenza che invece possiamo e dobbiamo creare nei legami che cerchiamo di costruire…

Assolutamente. Contro il matrimonio è un’opera di sintesi, una riflessione aperta su molteplici aspetti, su come si intrecciano, si contraddicono, si trasformano e forse si evolvono. Non avrebbe mai visto la luce senza le esperienze e il richiamo di chi da anni mi spinge e ossessiona, con il proprio esempio, a immaginarmi appena più sicura o legittimata a provarci. Figure come Elizabeth Wurtzel, Nora Ephron, Oriana Fallaci, Zadie Smith, Sheila Heti, Miranda July, Kathleen Hanna, Rachel Kushner, Caitlin Moran, Marina Abramovic… l’elenco continua nei ringraziamenti, si estende nella bibliografia e ogni giorno si arricchisce di nuovi nomi. Secondo la scrittrice Sara Ahmed, il citazionismo è una pratica femminista e allora occorre riempire le strade di nomi di donne cancellate dalla storia, restituire loro spazio e visibilità a lungo negate affinché questa eredità non vada smarrita tra le pieghe del tempo.
Dobbiamo impegnarci per continuare a costruire le nostre genealogie e riconoscere al nostro lavoro rispetto e dignità, anche perché alle donne non è mancato il talento per lasciare il segno nel mondo delle idee e dell’arte, è mancato il tempo. Abbiamo occupato tardi lo spazio pubblico. Per anni abbiamo conosciuto solo il perimetro domestico. Le alleanze risultano quindi fondamentali. L’esperienza porta a comprendere che le capacità non sempre bastano, occorre crearsele le opportunità e giocare in squadra per accelerare il cambiamento. Abbiamo l’opportunità di imparare dalle nostre compagne, confrontarci e fare rete e sarebbe un peccato ignorarla.

Il tuo saggio si concentra sulla possibilità delle donne di stare bene da sole. O per lo meno, di scegliere la modalità con cui legarsi alle altre persone. Ma sottolinei anche il privilegio che una vita indipendente richiede. In una società patriarcale e capitalista, progettata per la famiglia nucleare, ribellarsi alla coppia significa anche fare i conti con i sistemi di esclusione, che sono politici, sociali, culturali ed economici…

Prendo spesso in prestito un vecchio detto della politica anglosassone, è anche il titolo di un capitolo del libro, Se non sei al tavolo, sei sul menu. Abitiamo un mondo da sempre pensato a misura d’uomo, dai dispositivi di sicurezza alla ricerca medica, dagli oggetti che ci accompagno ogni giorno all’esclusione sistemica delle donne dai test per amor di semplificazione. In una società costruita a immagine e somiglianza degli uomini, metà della popolazione, quella femminile, viene regolarmente ignorata. Secondo Daniela Brogi, per illuminare uno spazio così fuori campo, non basta aggiungere nomi, né la soluzione è cancellare il passato. Servono altre parole e nuove inquadrature, zone di passaggio, di transizione, dove trattare le donne non come fenomeni da chiudere in etichette, e nemmeno in quanto donne e basta, ma come identità sempre in movimento e in trasformazione. Quando questo accadrà, ragionamenti come questi, non serviranno nemmeno più. E sarà una conquista. Nel frattempo, però, possiamo continuare a muoverci a piacimento sulla scacchiera cercando di fare nostre le parole della saggista inglese Helen Lewis: “Le donne educate non fanno la storia. Le donne difficili sì”.

Visto che Letterate Magazine è una rivista letteraria, ti chiedo: cosa stavi leggendo mentre scrivevi Contro il matrimonio, e cosa stai leggendo adesso?

Lettura e scrittura sono indissolubilmente legate. Non si può praticare la seconda in assenza della prima. Collaboro da anni con il Patto per la Lettura della mia città affinché ogni incontro pubblico sul territorio restituisca sempre una bibliografia legata ai temi trattati. Mi riconosco nel principio della danza dell’ape, per cui osservandola potresti avere accesso a un intero alveare. E così, di scrittrice in scrittrice, mi sembra di muovermi in spazi universali e al contempo mi diverto a creare nuove costellazioni per il mio cielo. Al termine del libro ho inserito una bibliografia consigliata, ci sono molti dei testi che mi hanno accompagnato durante la scrittura come tutti i saggi e gli articoli di Zadie Smith, Elizabeth Wurtzel, Nora Ephron, Oriana Fallaci, Rebecca Solnit, Rachel Kushner, Olivia Laing… In questi giorni sono tornata su Eroine di Kate Zambreno, ho iniziato Parti Femminili di Leslie Jamison e ho riacquistato Non mi ricordo niente di Nora Ephron, di nuovo in libreria grazie a Feltrinelli.

Laura Gramuglia, Contro il matrimonio. Guida sentimentale per ragazze di ieri, oggi e domani, EDT 2025

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Amanda Rosso

Amanda è nata e cresciuta nell’entroterra ligure. Si è laureata in Comunicazione all’Università di Pavia e ora vive e lavora a Londra, dove ha conseguito un Master of Arts in Modern Languages and Comparative Literatures alla Birkbeck University. I suoi racconti sono apparsi su “Narrandom”, “Quaerere”, “Malgrado le Mosche”, e in alcune antologie online e cartacee, fra cui “Musa e getta. I racconti delle lettrici e dei lettori” (Ponte alle Grazie, 2021) e “Il corpo c’è” (Vita Activa Nuova, 2023). Ha co-tradotto la raccolta di racconti “Donne d’America” (Bompiani, 2022) a cura di Giulia Caminito e Paola Moretti. Fa parte dell’attuale direttivo della Società Italiana delle Letterate.

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