Tre autrici per una storia

Michela Marocco, 30 giugno 2020

Joana Karda, nome che omaggia “La zattera di pietra” di Josè Saramago, è il primo collettivo femminile di scrittura meticcia in Italia, nato nel 2012 dal laboratorio di scrittura meticcia, organizzato dall’associazione Eks&Tra in collaborazione con il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna. Dopo il primo racconto “Schischok”, scritto a sei mani da Claudia Mitri, Vanessa Piccoli e Lolita Jaskin (e pubblicato da Sikè, Euno Edizioni), al collettivo si unisce Laila Wadia, scrittrice e autrice del Concorso letterario nazionale Lingua Madre. Nel 2017 Joana Karda ha completato il suo primo romanzo “Le molte vite di Magdalena Valdez” pubblicato poi da Besa Editrice.

Ora, le autrici dello stesso collettivo ovvero Claudia Mitri, Lolita Jaskin, Laila Wadia, hanno deciso di scrivere l’instant book “L’ultimo aereo” in soli tre giorni, per raccontare la vita al tempo del Coronavirus. Tre voci narranti per tre racconti molto differenti così come diverse sono le loro protagoniste, letteralmente agli antipodi – caratterialmente, anagraficamente e geograficamente – eppure interconnesse fra loro, nel profondo.

Joana Karda porta lettrici e lettori alla scoperta della vita delle protagoniste, indugiando sul loro quotidiano, sui loro affetti, sulle piccole e grandi sfide che una vita apparentemente normale pone loro davanti. Come Cindy, madre single che deve far quadrare i conti in un Belize tanto paradisiaco quanto violento e terrorizzante. Come Anna, russa naturalizzata per amore in una Romania in crisi che comincia a mettere in discussione il grigiore e la monotonia che ha indossato per anni. Come Mina, giovane milanese meticcia e problematica divisa fra la ricerca di un padre esotico mai conosciuto e la rigidità di una mamma bianchissima e perfetta.

Nelle loro vite ordinarie, in cui potrebbero rispecchiarsi quelle di tante e tanti, si fa largo l’eccezionalità, donata loro dallo sguardo. Senza giudizio o presa di posizione, le autrici individuano quel momento, quella peculiarità caratteriale, quella decisione che trasforma la vita di Cindy, Anna e Mina in qualcosa di straordinario. E coprotagonista di queste storie, silenziosa ma imprescindibile, c’è la rete fra donne capace di donare forza e serenità anche nei momenti più bui, una rete dalle mille forme e mille volti. Può essere una cognata a cui le vicissitudini della vita hanno tolto ogni gioia e che, nonostante i sette figli da accudire, accoglie anche la nipote quando Cindy deve recarsi al lavoro. Può essere un gruppo di amiche che, anche se sparse per il mondo, continuano a intessere e coltivare quel profondo legame attraverso lo schermo di un computer. Può essere una madre incapace di esprimere il proprio amore ma che, nel momento del bisogno, non esita a smuovere mari e monti per mettere in salvo la figlia lontana. 

E questa rete diventerà fondamentale quando le protagoniste verranno colpite da ciò che non si poteva immaginare: il Coronavirus. 

In queste storie d’invenzione eppure estremamente reali si intromette con prepotenza l’attualità che lettrici e lettori stanno vivendo, ritrovando così sulla pagina le stesse paure, ansie e insicurezze provate e proprio nel condividere con le personagge queste paure, ansie e insicurezze chi legge si riscopre meno sola o solo di fronte all’emergenza, prendendo coscienza di far parte in realtà di una grande narrazione condivisa.

“L’ultimo aereo” nasce da un’esigenza di racconto e resoconto, scaturita dalla surreale unicità impostaci dai mesi appena trascorsi, in cui le autrici esercitano un controllo sul mondo narrativo impossibile in quello reale, riequilibrando fatti ed eventi per donare storie dove il pericolo può essere vinto, trasformando così le protagoniste in simboli di quotidiana, forte, irrinunciabile speranza. 

Joana Karda, “L’ultimo aereo”, disponibile in ebook su Amazon.

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Michela Marocco

Michela Marocco (Moncalieri, 1987) vive a Chieri, in provincia di Torino. Dopo la laurea in Letterature Moderne Comparate presso l’Università degli Studi di Torino, si trasferisce a Edimburgo, dove studia e lavora per due anni. Ritorna in Italia per seguire un master in storytelling e performing arts alla Scuola Holden di Torino, specializzandosi in Crossmedia. Ha seguito diversi progetti in ambito museale con importanti realtà torinesi come il Museo Egizio e Lavazza. Ora collabora con il Concorso letterario nazionale Lingua Madre come social media editor.

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