Stuzzicanti assaggi

Michela Marocco , 18 giugno 2021

«Nel nostro rapporto con il cibo siamo state espulse in un “fuori” dove finiamo per perderci tra merce scadente, spostando lo sguardo dai sentimenti e dalla propria intimità, con il rischio di perdere le notizie di sé, del proprio intus»¹.

Ecco quindi il ritorno alla cucina, al cibo e ai temi ad esso collegati con altra consapevolezza e altri intenti, guardando a quell’immaginario letterario e artistico delle donne che in questi territori da sempre latita. Generi alimentari. Cibo, donne e nuovi immaginari vuole riequilibrare l’approccio parziale ed escludente nell’ambito che mette in relazione il cibo e le donne. 

Il volume nasce dal lavoro del Gruppo di studio del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, formato da docenti italiane e straniere – molte delle quali anche parte della Società Italiana delle Letterate – per interrogarsi sui temi della migrazione femminile. Il risultato è un volume breve ma fondamentale che vuole dare spunti di approfondimento e riflessione, attraverso stuzzicanti “as-saggi” accompagnati da tre racconti originali di autrici straniere che, negli anni, sono risultate fra le vincitrici del Concorso Lingua Madre. Curato da Daniela Finocchi, ideatrice e responsabile del Concorso, e Luisa Ricaldone, saggista, socia SIL, già docente dell’Università degli Studi di Torino, il volume abbraccia diverse discipline, non solo la letteratura ma anche la serialità televisiva, le arti figurative, il cinema, riuscendo così a dare una dimensione universale della grande esclusione operata dalla cultura predominante a discapito delle donne, dei loro linguaggi e significati legati al cibo, al nutrimento e alla cura del/lla prossimo/a e del pianeta. 

Un’esclusione che ci ha danneggiate tutte e tutti, perché lo stretto legame che intercorre fra donne e cibo si ricollega direttamente alla nostra dimensione di esseri umani ammantandosi di molteplici, profondi significati, estremamente connessi alle parole con le quali vengono comunicati. L’introduzione del volume menziona infatti il profondo legame fra cibo, parola e quindi scrittura e letteratura – rifacendosi ai testi di Silvana Ghiazza e Gian Paolo Biasin – sottolineando quindi come la narrazione, in tutte le sue forme, faccia propri ingredienti e saperi legati al nutrimento e all’arte culinaria, trasformandoli in cultura. E così in Generi alimentari si possono scoprire, grazie a Valeria Gennero, le profonde implicazioni del cibo nella serie tv diventata ormai cult Orange is the new black, in cui detenute di ogni estrazione ed etnia si aggregano attorno al luogo cucina, centro nevralgico della vita penitenziaria in cui vengono in luce dinamiche identitarie definibili quasi neo-tribali, inserite nel contesto più ampio dei controversi temi legati al sistema carcerario degli Stati Uniti. 

In queste pagine si può anche passeggiare insieme a Cristina Giudice fra mostre e musei per esplorare, attraverso dipinti, fotografie e sculture, la connessione fra cibo ed espressione artistica in autrici contemporanee che nelle loro opere sembrano fare propri i precetti dell’ecofemminismo definendo ambiti importanti di ricerca intersezionali. 

Il legame fra donne, cibo, nutrimento non è escluso neanche dal grande schermo dove gli esempi proposti da Betina Lilián Prenz, tratti da pellicole internazionali, fanno emergere la centralità della cucina, che crea una relazione tra le persone, relazione che è cura per l’altra/o e per il mondo, materia questa da sempre maneggiata dalle donne come portatrici di nutrimento sotto ogni aspetto. 

Ovviamente il libro analizza anche la produzione letteraria femminile. Ed è proprio attraverso la parola scritta che il frigorifero si trasforma in un vero e proprio portale verso un mondo (quello occidentale) di opulenza, simbolo di consumismo e di modernità. Carmen Concilio propone La vegetariana di Han Kang, volume che ha suscitato domande e riflessioni; il cibo infatti si ammanta di eterogenei significati e caratterizza le stesse relazioni umane, all’interno di dinamiche interpersonali o in rapporto con la nostra intimità e Adriana Chemello ci fornisce molti gli esempi letterari a sostegno di questa interpretazione. 

Non stupisce quindi che il cibo si faccia linguaggio, strumento di condivisione ed espressione e di questo sono esempio lampante alcuni racconti del Concorso letterario nazionale Lingua Madre – che si rivolge alle donne straniere, migranti che vogliano raccontare i propri vissuti – analizzati da Daniela Finocchi e Paola Marchi, che qui elaborano nuovi immaginari di convivenza in un mondo post-patriarcale dove la cura, la relazione e la dipendenza siano valori riconosciuti. Tutto questo converge sul punto inziale di questa riflessione, ovvero il mai reso noto e riconosciuto sguardo delle donne sul cibo e sui temi che da questo derivano. Preziose le pagine su letteratura e saggistica italiana del Novecento e degli anni Duemila ad opera di Luisa Ricaldone. 

Il legame fra donne, cibo e nutrimento risuona potente anche nei tre racconti inediti del volume, firmati da Claudiléia Lemes Dias, Roxana Lazar e Rahma Nur. Che siano autobiografiche o opere di pura finzione, romanzate o riportate in versi, le storie qui proposte fanno del cibo metafora, strumento di memoria e “personaggio” capace di influire sulle sorti delle protagoniste. 

Senza la pretesa di esaurire il tema, “Generi alimentari. Cibo, donne e nuovi immaginari” si avventura alla ricerca di pensieri, teorie e idee che sembrano rimaste sopite, latenti.  Aspetti rimasti sulla punta della lingua (è proprio il caso di dirlo), in attesa di essere ufficialmente espressi. Le autrici qui raccolte rompono questo silenzio, impostando preziose basi per ulteriori, inediti, percorsi di approfondimento. 

¹ Adriana Chemello, La relazione che nutre. Quando il cibo mantiene l’«anima in vita», in Generi alimentari. Cibo, donne e nuovi immaginari, a cura di Daniela Finocchi e Luisa Ricaldone, Iacobellieditore, Roma 2021.

A cura di Daniela Finocchi e Luisa Ricaldone, “Generi alimentari. Cibo, donne e nuovi immaginari”, Iacobelli 2021

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Michela Marocco

Michela Marocco (Moncalieri, 1987) vive a Chieri, in provincia di Torino. Dopo la laurea in Letterature Moderne Comparate presso l’Università degli Studi di Torino, si trasferisce a Edimburgo, dove studia e lavora per due anni. Ritorna in Italia per seguire un master in Storytelling & Performing arts alla Scuola Holden di Torino, specializzandosi in Crossmedia. Ha seguito diversi progetti in ambito museale con importanti realtà torinesi come il Museo Egizio e Lavazza. I sui racconti “Elisabeth e Margherita” e “Il Movimento di Liberazione delle Statue” sono stati pubblicati nelle antologie Sedici ritratti per Torino e Diciotto sculture per Torino, edite da Neos Edizioni rispettivamente nel 2019 e nel 2021. Attualmente collabora con il Concorso letterario nazionale Lingua Madre come social media manager.

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