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Come porsi, da letterate e femministe, di fronte alle crescenti ineguaglianze, alle guerre, all’arretramento nei diritti civili e sociali delle società democratiche? “Cambiare la prosa del mondo” è il saggio a cura di Elvira Federici e Anna Toscano che, a partire da un convegno SIL, si interroga sulla capacità del linguaggio poetico e in prosa di intervenire sulla realtà

Di Loredana Magazzeni

Da anni la Società Italiana delle Letterate, con le sue pratiche di riflessione e la sua critica femminista interroga la letteratura come campo aperto di relazioni e di cambiamento della società tutta. Questo volume di saggi, frutto del Convegno del 2024 Cambiare la prosa del mondo (da un bel verso di Amelia Rosselli), stimola una più ampia disamina per un cambio di paradigma attraverso le pratiche di lettura e fruizione dei testi letterari.
Come porsi, da letterate e femministe, di fronte alle crescenti ineguaglianze, alle guerre, alla militarizzazione, alla violenza, all’arretramento nei diritti civili e sociali delle società democratiche, quale il ruolo che vogliamo dare alle nostre relazioni, alle nostre pratiche femministe per ritrovare un respiro di pace e di apertura al futuro?
Il femminismo si è posto nella sua storia come lo sguardo che risignificava la presenza delle donne nel mondo, da sempre escluse dai processi produttivi e simbolici. Ma quali sono le pratiche del femminismo capaci oggi di produrre cambiamento, innanzi tutto nell’uso di un linguaggio rispettoso del genere e nonviolento?
Il volume, edito da Iacobelli, lo fa attraverso nove contributi saggistici e una densa prefazione di Elvira Federici, che allora, come presidente Sil, volle fortemente questo convegno e poi ha curato la pubblicazione, assieme ad Anna Toscano, che purtroppo non ha potuto vedere i risultati di questo lavoro per la sua prematura scomparsa.
Sulla poesia, linguaggio per definizione obliquo e interconnettivo fra piani semantici diversi, troviamo i primi due diversi contributi: quello di Giorgiomaria Cornelio, il cui titolo è “Lo schwa e il valore magico della parola”, in cui si afferma che «Se lo schwa ha un valore, questo è la capacità di indicare che tra le lettere si consuma una battaglia», mentre il testo «è una materia insieme carnale e terrosa, fatta di strati e di strutture, di pelle e di memoria», che riconsegna alla parola poetica, “molteplicità triturata”, il suo valore magico e mistico di attesa e di produzione di senso. Nel secondo contributo Silvia Righi mette a confronto il desiderio con la seduzione della scrittura perché «il linguaggio produce sempre uno spostamento».
Centrale nel volume è il racconto di Anna Toscano dell’esperienza da lei promossa, assieme a Viviana Scarinci e poi Samanta Picciaiola, della produzione dei podcast della Sil, chiamati Nina. La voce serve per cambiare la prosa del mondo: Nina è un podcast in più di venti puntate in cui è possibile riascoltare e ripercorrere temi forti della Sil attraverso la voce di protagoniste, filosofe e scrittrici: da Chiara Zamboni, che aveva partecipato al Convegno del 2022 Ecopoetiche/Ecopolitiche. Poesia come cura del mondo, a poete come Alessandra Carnaroli e Ida Travi, a scrittrici come Laudomia Bonanni (attraverso le parole di Maristella Lippolis, Maria Vittoria Vittori e Martina Pala), Brianna Carafa, Fabrizia Ramondino, alla fantascienza e alla distopia nella scrittura delle donne a cura di Giuliana Misserville e molti altri.
In relazione con la pratica dell’ascolto dei podcast, il saggio di Gabriella Musetti mette a confronto due autrici amate, Clarice Lispector e Dolores Prato, in cui si riafferma l’ascolto come pratica relazionale.
Ad Amanda Rosso, traduttrice, redattrice di Letterate Magazine e dottoranda in Letterature Comparate alla Birkbeck University di Londra, si deve un denso contributo sulla letteratura working class a partire da due romanzi di donne, La Porca Miseria di Cash Carraway e Donna delle pulizie di Stephanie Land. Romanzi che mettono in atto una nuova forma di autobiografia, una “reflexing confession”, «ricalibrando le narrazioni memoriali e mettendo al centro l’esperienza di maternità e marginalizzazione delle autrici stesse».
Di grande complessità anche il saggio sulla pratica della traduzione, di Silvana Carotenuto, ordinaria di Letterature in lingua inglese dell’Università di Napoli L’Orientale, a cui, come scrive, è cara la traduzione oltre ogni altra cosa «perché la sua pratica e la sua teoria illuminano gli ambiti che hanno occupato e occupano il mio pensiero, il mio insegnamento e la mia scrittura: l’utopia, la decostruzione, il femminismo postcoloniale e la scrittura contemporanea delle donne». La traduzione, scrive Carotenuto citando Barthes e Spivak, è «la creazione di un mondo traduttivo di ospitalità e di accoglienza per la vita umana ed etica della scrittura originale». Traduzione che implica un soggetto in responsabilità, quasi come una “forma di riparazione”. Le opere tradotte «cambiano la prosa del mondo, traducendo/trasformando/trasportando altrove e diversamente, grazie alla forma ‘singolare’ delle loro scritture».
E di libertà e autoaffermazione nelle opere di scrittrici italiane di origine straniera scrive Claudiléia Lemes Dias, vincitrice del Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre nel 2008, ricercatrice e formatrice, che racconta l’esperienza italofona delle scrittrici migranti.
Roberta Ortolano sottolinea la necessità di ripensare, a partire dalla sua esperienza di studiosa delle lingue classiche, il paradigma della classicità, decostruendolo e svelandone le radici di violenza patriarcale: «studiare il mondo antico si rivela un esercizio quanto mai utile nel percorso all’emancipazione da quel patriarcato da cui veniamo e in cui ancora inevitabilmente siamo immerse».
Infine, Annalisa Comes racconta come studiare le radici delle parole ebraiche sia stata per lei un’esperienza relazionale e simbolica fortissima, capace di inaspettate aperture alla gioia e al senso della tradizione e del futuro.
Un libro dunque capace di spiazzarci con domande nuove e risposte mai scontate.

A cura di Elvira Federici e Anna Toscano, Cambiare la prosa del mondo, Iacobelli Editore, 2025

 

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Loredana Magazzeni

Loredana Magazzeni vive a Bologna, si occupa di poesia, critica letteraria e storia dell’educazione delle donne. È Dottoressa di ricerca in Scienze pedagogiche, e ha pubblicato saggi e articoli sulla storia dell’educazione femminile, fra cui Operaie della penna. Donne, docenti e libri scolastici fra Ottocento e Novecento (Aracne, 2019). Ha co-curato antologie di poesia, da Cuore di preda. Poesie contro la violenza sulle donne (CFR, 2012), a Fil Rouge. Antologia di poesie sulle mestruazioni (CFR, 2016) con A. Barina; con F. Mormile, B. Porster e A.M. Robustelli Corporea. Il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (Le Voci della Luna Poesia, 2009), La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (La Vita Felice, 2015), Matrilineare, Madri e figlie nella poesia italiana dagli anni Sessanta ad oggi (La Vita Felice, 2018). Fa parte del Collettivo di traduzione WIT (Women in Translation), con cui ha pubblicato l’antologia Audre Lorde, D’amore e di lotta. Poesie scelte (Le Lettere, 2018). Con Seri Editore è uscita l’antologia delle sue poesie (1998-2023) Nella tempesta presente. È socia della SIL (Società italiana delle letterate).

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