Tredici poetə per “Distorsioni. Poesia queer dell’ultracontemporaneità” è un nuovo progetto di poesia che indaga come la queerness degl* autorə non è solo un dato biografico o tematico, ma influenza la loro scrittura e la loro poetica. Abbiamo intervistato i curatori
di Loredana Magazzeni
È da poco uscita per le edizioni Marco Saya una nuova antologia di poesia, a cura di Alessandro Brusa e Sonia Caporossi, dal titolo Distorsioni. Poesia queer dell’ultracontemporaneità. Tredici poete e poeti, nat* tra il 1970 e il 1996, sono presenti con una scelta di testi. Si tratta di Luca Baldoni, Alessandro Brusa, Sonia Caporossi, Giorgio Maria Cornelio, Lella De Marchi, Angelo Nestore, Francesco Ottonello, Sacha Piersanti, Valentina Pinza, June Scialpi, Marco Simonelli, Piero Toto, Giovanna Cristina Vivinetto. La postfazione è di Franco Buffoni. Pongo alcune domande ai curatori per meglio definire la portata innovativa dell’antologia.
Perché secondo voi curatori, Alessandro Brusa e Sonia Caporossi, c’era la necessità di un’antologia dedicata alla poesia queer ultracontemporanea? Com’è nata la vostra ricerca?
Alessandro: È nata molti anni fa ormai, direi a partire dalla pubblicazione del volume Le Parole tra gli Uomini (Robin Edizioni 2012) curato da Luca Baldoni: un’opera fondamentale, arricchita da una prefazione illuminante, un lavoro mastodontico che spazia da Saba a Simonelli passando per Penna, Pasolini e Buffoni. Non volevamo quindi rifare lo stesso lavoro, magari incentrandolo solo sul contemporaneo, con tutte le difficoltà del caso, e così abbiamo deciso di concentrarci su un progetto più militante, non solo nell’ambito queer, ma anche nell’ambito della scrittura poetica, un progetto che fosse un’esplorazione, un’indagine sullo spazio e sul ruolo che un’identità queer occupa nella scena poetica ultracontemporanea. In questo nostro percorso, in questa nostra indagine varie “forme” sono passate nelle nostre menti, fino a che non abbiamo pensato che in fondo non era un’antologia che volevamo costruire, ma un progetto collettaneo che, attraverso le voci degl* autorə che ci sembravano più interessanti, aprisse una finestra sul qui ed ora della scrittura poetica delle persone che si identificavano, ognuno in modo molto personale, nella sfera queer. Questo progetto si pone quindi l’obiettivo di indagare come la queerness degl* autorə non sia solo un dato biografico o tematico, ma come influenzi la loro scrittura e la loro poetica.
Sonia: La necessità di un tale lavoro critico e di setaccio nasce dal fatto che, nel presente ultracontemporaneo, la poesia queer non è più un settore o una nicchia, ma un punto di torsione del linguaggio che intercetta trasformazioni profonde del modo in cui oggi si percepiscono identità, corpi, relazioni, forme di vita. Distorsioni nasce proprio per dare forma critica a questo movimento fluido, per ascoltarne le vibrazioni formali, le fratture, le eccedenze, le discrepanze e le divergenze vettoriali (pensa alla copertina del libro, una serie di linee che divergono all’infinito…). Il queer in fondo non è altro che un dispositivo di perturbazione tendente a mettere in crisi le categorie e generi, in ogni senso. Abbiamo quindi messo insieme in questo progetto poetiche, stili e voci autoriali differenti per indagare queste scritture non tanto dal punto di vista della sociologia della letteratura, prospettiva che spesso e volentieri rimane solo ai margini del fenomeno letterario senza penetrarlo a fondo, bensì come fenomeno estetico, come arte. E siccome l’ultracontemporaneo è un tempo in eccesso, un tempo che non si lascia archiviare, la poesia queer è, di conseguenza, proprio uno dei suoi laboratori più radicali e più affascinanti.
L’elemento queer è nei temi o nello stile? Quanto contano le biografie?
Sonia: L’elemento queer, nell’orizzonte dell’ultracontemporaneo, non si lascia confinare né nei temi né nello stile: è un modo di abitare la parola che mette in crisi le categorie stabili. Per questo in Distorsioni non abbiamo cercato “poesie a tema queer”, ma scritture in cui il queer agisce come forza formale incrinando la linearità del discorso poetico. Certo, la queerness negl* autorə antologizzatə si colloca sicuramente anche nella declinazione delle tematiche trattate dai testi, soprattutto quando emergono corpi non normati, desideri obliqui, genealogie altre; ma, oltre al contenuto, l’elemento queer in Distorsioni si colloca soprattutto nella dimensione estetico-filosofica della forma: nello stile, nelle scelte di ritmo, di sintassi, di immaginario, e ancora più profondamente nel gesto poetico che lavora sulla frattura della norma e sulla distorsione come principio estetico fondante. Il queer, in questa prospettiva, è un vero e proprio operatore formale che genera poesia per attrito e condensazione rispetto a stili e generi precostituiti.
Il libro contiene testi di Luca Baldoni, Alessandro Brusa, Sonia Caporossi, Giorgio Maria Cornelio, Lella De Marchi, Angelo Nestore, Francesco Ottonello, Sacha Piersanti, Valentina Pinza, June Scialpi, Marco Simonelli, Piero Toto, Giovanna Cristina Vivinetto: tuttə autorə portatori di un vissuto personale che ha prodotto una palingenesi illuminante in rapporto al corpo, alla lingua, alla propria poesia; tuttə autorə che esperiscono quotidianamente la tensione estetica di un campo di forze alternative alla regola e che travalicano costantemente la semplice catalogazione identitaria.
C’è secondo voi un debito verso l’esperienza e la teoria femminista?
Alessandro: C’è assolutamente un debito! Non solo con la teoria femminista, ma con la pratica femminista, intesa come esplorazione del sé, del proprio ruolo nella società, del rapporto con i propri corpi, privati e politici che siano. Roland Barthes, ne Il Grado Zero della Scrittura, dice che «Lo stile è quasi sempre una realtà biologica, una realtà che si radica nel profondo dell’autore» ed è quindi una emanazione del corpo, della voce, del temperamento dell’autore, cui aggiungerei ora, anche alla luce dei gender studies, degli stati del desiderio e della performatività di genere come della memoria sensibile dell’autore, perché non è un atto, ma una necessità, una necessità esistenziale aggiungerei. E anche se non trovassimo una comunanza progettuale o tematica o politica nei testi e negl* autorə, non potremmo tuttavia non vedere come la sensibilità, l’istinto, e la loro esperienza queer non ci diano tanto una definizione univoca di cosa sia il queer, quanto il racconto e la riformulazione di universi multiformi e multidimensionali. Il sessismo che colpisce le donne così come le persone queer non è solo un sistema discriminatorio, ma anche un sistema in grado di reprimere soggettività che siano altre da quella maschile eteronormativa che ancora oggi resta socialmente e culturalmente egemonica. La teoria femminista ha dato voce a queste soggettività altre e questo ha portato ad una più profonda comprensione di tutti gli strumenti della scrittura. Come la teoria femminista si è scontrata con la normatività maschile, così l’essenza queer si confronta con tutto ciò che è etero-normativizzato o che rientra in quel binarismo di genere che ormai anche la biologia (forse la stessa cui fa riferimento Barthes) sta mettendo da parte perché limitante ed insufficiente a spiegare la complessità del reale. Sono questi gli universi multiformi e multidimensionali sui quali la scrittura femminile prima e la scrittura queer oggi aprono nuovi varchi, nuove finestre: possibilità nascoste che abbiamo cercato di esplorare con questo progetto.
Sonia: La teoria femminista ha compiuto un gesto decisivo: ha smontato l’idea di un soggetto neutro, universale, trasparente. Ha mostrato che ogni discorso nasce da un corpo situato, da un’esperienza incarnata, da una posizione nel mondo che non si lascia dire e definire in modo cristallizzato o anapoditticamente dato. Questo gesto è stato fondamentale per tutte le forme di pensiero queer successive, perché ha reso visibile ciò che prima era invisibile: la parzialità, la vulnerabilità, la forza tensiva della relazione e della lotta. In questo senso, il femminismo ha fornito una critica della norma come dispositivo di potere; una riflessione sulla materialità del corpo e sulla sua rappresentazione; un’attenzione alla lingua come luogo di conflitto; una pratica di disobbedienza epistemica. Stiamo praticamente descrivendo tutta la semiosfera lotmaniana che il movimento LGBTQIA+ ha poi radicalizzato e portato a emersione come proprio anelito alla libertà e all’emancipazione. Ovviamente si tratta di un debito di metodo, non di contenuti; perché, se il femminismo ha messo in crisi il binarismo uomo/donna, il queer mette in crisi tutti i binarismi: identità/non identità, corpo/testo, io/altro, forma/contenuto, così come mette in risalto l’idea stessa che la soggettività sia costruita e deterministica. La pregnanza epistemica, politica e sociale del linguaggio e l’indagine delle strutture dei poteri e dei saperi (per dirla con Foucault) sono elementi coincidenti nei Queer Studies e nel femminismo teorico fin dagli esordi. Ecco che, in Distorsioni, abbiamo tenuto conto di questi paradigmi e prospettive come sfondo da cui partire nell’apparato critico anteposto ai testi contenuti nel volume.
A cura di Alessandro Brusa e Sonia Caporossi, Distorsioni. Poesia queer dell’ultracontemporaneità, edizioni Marco Saya 2026
Loredana Magazzeni
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