• Sosterrai il lavoro di tutta l’associazione
  • Garantirai la circolazione di idee sempre nuove
  • Avrai la possibilità di collaborare
  • Potrai decidere quanto donare e con quale frequenza

Pubblicato il

Scritto da

«Con chi sapeva, non ho mai fatto mistero dell’essere transgender, ma non l’ho nemmeno sbandierato ai quattro venti perché non era quello a caratterizzarmi o rendermi attraente agli occhi degli altri. Elena Masala è nata così, con la necessità di essere riconosciuta per ciò che è, per il suo lavoro, per gli affetti. E come me, quando capita l’occasione, ironizza su sé stessa»

Non giudicare sbagliato ciò̀ che non conosci, prendi l’occasione per comprendere.

Pablo Picasso

Di Chiara Cremaschi

“Ancora un’altra” è un thriller psicologico ambientato a Genova che segue in parallelo le indagini condotte da Elena Masala, ispettrice di polizia e donna transgender, e le mosse dell’operatrice sociosanitaria Giulia Santelmi, impegnata in una letale e psicotica missione: far smettere di soffrire le sue pazienti, delle donne anziane, per sempre.  È un libro costruito con maestria di genere e con grande sensibilità umana. Per questo motivo ho chiesto all’autrice, Sabrina Mills, di rispondere ad alcune domande sulla sua creazione.
La citazione iniziale del libro ci accompagna dentro la storia:

Il libro è ambientato principalmente a Genova. La protagonista si muove in diverse zone della città, che sono in parte raccontate e in parte fatte immaginare. Qual è il tuo legame con la città e come hai deciso di raccontarla? Penso, per contrasto, alla Petra Delicado di Barcellona, con la serie traslocata a Genova.

Avevo letto qualcosa a proposito di Petra Delicado e sul fatto che Genova si accordasse bene con il suo carattere, per così dire, spigoloso. La mia è stata una scelta quasi obbligata e per due ragioni ben distinte. Quando ho scritto il libro vivevo, per così dire, due vite: nessuno o quasi a Sassari sapeva di me e del mio essere transgender (e da lì lo pseudonimo Sabrina Mills), per cui non avrei mai potuto ambientarlo là per timore di un possibile collegamento. Genova perché sono profondamente legata alla città, come forse lo sono tutti i sardi dai tempi delle repubbliche marinare; è la nostra porta sul continente. Abbiamo degli amici di famiglia, un vecchio zio di mio padre ha abitato là un’intera vita. Eppure, nonostante tanti legami, le occasioni di viverla si possono contare sulle dita di una mano.

La struttura del libro è quella di un giallo. Perché hai fatto una scelta di genere così precisa e come ti sei documentata?

Era la mia seconda esperienza dopo un romanzo breve autopubblicato, in cui ho parlato di violenza di genere omotransfobica. Tra l’altro, anche se non la menziono mai, ambientato ugualmente a Genova. Sentivo di avere tanto da raccontare, ne avevo una necessità quasi viscerale, imperante. Io adoro i gialli in qualsiasi sfumatura essi siano e la scelta del genere è stata quasi scontata per questo motivo.
Avevo il personaggio principale e l’idea del modus operandi mi è venuta per caso leggendo un articolo in cui un figlio aveva ammazzato i genitori più o meno nello stesso modo, anche se con meno scenografia. Ho ancora cartelle del pc zeppe di bugiardini, atti di congresso, spiegazioni sull’utilizzo dei farmaci, sulle tempistiche e sugli effetti. Ho dovuto anche studiare per la parte relativa agli esami autoptici. E poi balistica e procedure della polizia. E non c’era l’AI a darmi una mano in quel periodo.

La protagonista è molto interessante. E trovo ancora più interessante che il suo percorso di transizione non sia il centro del racconto, ma una delle sue caratteristiche. Lei è presentata come una poliziotta che deve fare un’indagine e a cui viene chiesto di accogliere una ragazza in difficoltà per violenze familiari. Come hai trovato la misura del racconto di queste caratteristiche? In un momento in cui tutto viene sbandierato e urlato, la delicatezza con cui vengono introdotti questi temi va sottolineata.

Vedi, io scrivo in maniera molto spontanea. Una volta che ho un’idea della trama, anche grossolana, vado avanti. Forse dipende anche dal mio entrare in una stanza in punta di piedi, sempre con discrezione. Con chi sapeva, non ho mai fatto mistero dell’essere transgender, ma non l’ho nemmeno sbandierato ai quattro venti perché non era quello a caratterizzarmi o rendermi attraente agli occhi degli altri. Col tempo ho saputo che molte persone non l’avrebbero mai detto e che non se ne erano mai accorte. Elena Masala è nata così, con la necessità di essere riconosciuta per ciò che è, per il suo lavoro, per gli affetti. E come me, quando capita l’occasione, ironizza su sé stessa. Spesso, quando capitava che mi chiedessero questo aspetto, ho risposto che è un libro sul transgenderismo senza parlare di transgenderismo. Nel libro ho fatto capire chi è all’inizio, anche se velatamente; poi capita che se ne parli più avanti, ma non è il punto del principale della storia né il suo. Elena è così, bionda, alta, ansiosa, determinata e trans. Solo una caratteristica tra tante.
Nella prima idea, mentre scrivevo, Elena si sarebbe dovuta svelare completamente in una terza scena intima con il marito.  Poi ho capito che una bastava e, con tutta probabilità, oggi non la riscriverei.

Perché ti è sembrato importante inserire una figlia “in affido”, oltretutto arrivata da una situazione di violenza famigliare? Come conosci queste situazioni? 

Ero rimasta molto colpita dalla faccenda di Luca Trapanese, mi pare del 2017/2018.
Quando ho iniziato a scrivere “Ancora un’altra” era più o meno lo stesso periodo e mi piaceva l’idea di inserire un elemento di rottura rispetto alla storia principale. Inoltre, il desiderio di maternità di Elena, impossibile per questioni biologiche, rendeva l’adozione l’unica strada possibile.
Così è nata Clara e la sua storia travagliata, il padre violento che per certi versi si accomuna a quello di Elena, assente per altri motivi.
Come Luca Trapanese, omosessuale, attivista, Elena è per la sua natura tra chi soffre dentro una società “normale” e cieca di fronte a chi soffre e a chi non si omologa.
C’è un passaggio in un mio precedente libro che tratta violenza di genere e omotransfobia che recita più o meno così: «Viviamo in una società in cui c’è solo il bianco e il nero; il grigio è un errore, qualcosa da nascondere. E noi, spesso ci nascondiamo in quella zona grigia, a volte più sicura.»

Ci saranno delle nuove avventure per Elena? Hai intenzione di farne una serie?

La nuova avventura di Elena Masala uscirà a gennaio con Fratelli Frilli. È un nuovo capitolo più articolato, per certi versi più crudo e più umano. Vedremo un’Elena più vulnerabile e con più dubbi, e rivedremo alcuni dei personaggi a cui io sono molto legata. Ovviamente sempre ambientato a Genova. In realtà ho anche un terzo capitolo, questa volta spostato in Sardegna, già scritto ma che non mi convince e che per ora ho messo da parte in attesa del momento giusto.
Quindi sì, posso dire che sia una serie, ma non credo sarà infinita, perché alla lunga diventa una minestra riscaldata. Il sogno, comunque, è vederla in tv un domani.

Sabrina Mills, Ancora un’altra, Le plurali editrice, 2022.

The following two tabs change content below.

Chiara Cremaschi

Chiara Cremaschi è laureata in Filmologia e si è formata in regia documentaria agli Ateliers Varan a Parigi. È stata più volte Finalista al Premio Solinas – scrivere per il cinema, e tre volte ha ottenuto la Menzione Speciale dello stesso Premio. Nel 1998 ha vinto il Premio per la Migliore Sceneggiatura di Rai International con “Il cielo stellato dentro di me”. Nel 2017 ha ottenuto l’Étoile de La Scam per la scrittura del film documentario “Les enfants en prison”. I suoi film sono stati selezionati in festival in tutto il mondo, ricevendo menzioni e premi. È formatrice in scuole di cinema e conduce laboratori nei contesti più diversi, soprattutto quelli in cui il cinema non arriva.

Ultimi post di Chiara Cremaschi (vedi tutti)

, , , , , , , , ,