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Cosa significa Crip? Non è un’identità fissa è un impegno a riscrivere i parametri che definiscono la retorica dell’autonomia, la gerarchia fra corpi che funzionano e corpi che devono giustificare la propria presenza. Chiara Bersani, Dalila D’Amico e Giulia Traversi hanno scritto “Prima di ogni cosa. Per un futuro Crip”,  un testo che mescola confessioni, ricordi, saggi, chat, messaggi, canzoni, foto

 

Di Chiara Cremaschi

 

“Prima di ogni cosa” ha una copertina che mi ha fatta sentire a casa, accolta: su uno sfondo bianco, tre occhi luminosi che piangono dentro tre bicchieri pieni, con dei cubetti di ghiaccio a tenerli freschi. Le lacrime si mescolano al vino. Sono di gioia, dolore, tristezza, fatica, rivincita …lacrime condivise, che costruiscono la relazione, la fortificano, la rendono famiglia.

La direzione del libro, scritto a sei mani da Chiara Bersani, Dalila Flavia D’amico e Giulia Traversi, è esplicitata anch’essa in copertina, nel sottotitolo: “Per un futuro Crip”. Che significa? La Crip Theory nasce dalla riappropriazione politica della parola “cripple”, traducibile con “storpio”, insulto trasformato in forza, come avvenuto per queer. Ma Crip non è un’identità fissa né un semplice sinonimo di disabilità: è un impegno a riscrivere i parametri che definiscono il valore dei corpi. In questo libro, costruito con testi diversi- confessioni, ricordi, saggi, chat, messaggi, canzoni, foto- le autrici ci coinvolgono nella scelta di mettere in crisi la retorica dell’efficienza, l’ossessione per l’autonomia, la gerarchia implicita fra corpi che funzionano e corpi che devono giustificare la propria presenza. Soprattutto, la vulnerabilità diventa una possibilità trasformativa. Per tutte e tutti.

Aprendo il libro, troverete un rito a tre voci e poi il rito personale di ognuna delle tre autrici, che spiega i percorsi, la scintilla, l’incontro, il percorso diventato condiviso.

Nel primo capitolo, i percorsi si approfondiscono e intersecano, Dalila Flavia D’Amico più con approccio accademico, Giulia Traversi più nel quotidiano, nell’organizzazione di quella specie di matrimonio che è la collaborazione stretta con un’artista totale come Chiara Bersani, Chiara Bersani riflettendo su ricordi, esperienze, egoismi e poetiche.

Il secondo capitolo del libro è dedicato alla ideazione e creazione di “Michel-The animals I am”.

Flavia Dalila D’amico spiega: «“Michel” stira gli argini escludenti della normatività, sfondandone i limiti fino a coprire il valore simbolico e politico di riappropriazione della danza classica per corpi non conformi. Non si tratta di inerte occupazione di uno spazio in cui non si era mai state previste, ma di reinvenzione delle disposizioni materiali che lo hanno regolato fino a ora». E cita un’intervista fatta a Chiara Bersani durante la residenza a La città del Teatro di Cascina, giugno 2025, in cui Chiara racconta: «Il rigore del metodo e della struttura coreografica è la cosa che dà dignità alle performer. Io non voglio che chi assiste alla performance possa pensare: potrei farlo anche io. “Michel” può eseguirlo chi ha fatto 40 giorni di prova. Deve esserci una competenza in quella materia che vedi. Mi piacerebbe che si capisse che c’è una struttura sotterranea, qualcosa di misterioso, però che lasci il minimo spazio alla scrittura in tempo reale. La consegna di un orologio, senza ingabbiare i ritmi personali della performer».

Anche Giulia Traversi, più volte, sottolinea l’importanza di un altro ritmo, di un’altra idea di tempo, per tutte e tutti.

“Michel” è il nome di Michel Petrucciani, famoso pianista jezz, scomparso nel 1999. Il jazzista condivideva con Chiara Bersani lo stesso disordine genetico e si è affermato nel panorama musicale come una genialità indiscussa. Scrive Chiara Bersani: «Non metto in discussione la genialità di Petrucciani, tutt’altro, ritengo però necessario leggere la sua biografia per notare che questo suo enorme e innegabile talento è stato alimentato fin dall’infanzia. Michel ha avuto accesso alla musica collezionata dal padre, ha studiato musica classica e jazz fin da bambino. Petrucciani aveva un talento che è stato ascoltato e coltivato. Con “Michel-The Animals I Am” desidero moltiplicare i corpi, far sparire il genio, assorbire l’assolo e restituire un’idea di possibile collettività. Desidero un coro di animali, tanti Michel, tante persone geniali con corpi divergenti.»

Leggendo, mi è tornata forte l’immagine del mio primo giorno di scuola elementare, la scuola Ghisleri, del mio quartiere bergamasco, Borgo Palazzo. Era la prima volta anche per mia sorella più grande, fino a quel giorno era andata alle scuole speciali. Siamo andate a scuola a piedi e, pian piano, lungo la strada, siamo diventati un gruppo, con qualcuno che camminava con più fatica, qualcun altro in sedia a rotelle, due sorelle accompagnate dai genitori su una specie di barella. Andavamo tutti e tutte a scuola! In uno di quei ricordi che non si sa più se sono veri, l’immagine è quella di un gruppo che avanza inesorabile, come nel “Quarto stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo, solo che quella volta ha fatto tremare le bidelle della scuola elementare, che aspettavano sul portone l’inizio del nuovo anno scolastico.

Penso che il ricordo sia affiorato perché, in questo libro, la disabilità è un modo di procedere. Ho l’impressione che, se noi bambine e bambini a fine anni 70/ inizio anni 80, siamo arrivati a terminare gli studi, è stato anche grazie alla possibilità di insegnare attraverso il teatro, la musica, la danza nella scuola statale …Ma erano scelte politiche.

E, “Prima di ogni cosa” è un testo politico, che invita a restare, a osservare, a pensare insieme. Partendo da un’esperienza specifica, ci fornisce gli strumenti per osservare le dinamiche sociali spostando il nostro sguardo. Ci invita alla rivoluzione.  E ci regala speranza.

«Questo libro nasce dal disordine e nel disordine esige rimanere. Questo libro è per chi sente costantemente la terra scivolargli sotto i piedi, questo è un libro per provare a non sprofondare. È un libro scritto durante il genocidio in Palestina, la guerra in Ucraina, i fascismi in Europa, il cambiamento climatico, il trumpismo e anche se non parla di tutto questo, questa è l’aria che respiriamo. Questo libro lo scriviamo in tre, ma avremmo potuto scriverlo in cento perché le questioni si espandono come piante infestanti e nel groviglio siamo in tante a rovesciare parole nelle pubbliche piazze, a ragionare insieme o ragionarci addosso e a prestare intuizioni e incastrare argomentazioni. Quindi questo libro è anche un rito per evocare persone vive e morte, vicine e lontane. È un coro mal armonizzato tra tutte le voci che ci sono e quelle non citate ma che agitano le acque.»

 

 

Chiara Bersani, Dalila D’Amico, Giulia Traversi, Prima di ogni cosa. Per un futuro Crip, Luca Sossella editore, 2026

 

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Chiara Cremaschi

Chiara Cremaschi è laureata in Filmologia e si è formata in regia documentaria agli Ateliers Varan a Parigi. È stata più volte Finalista al Premio Solinas – scrivere per il cinema, e tre volte ha ottenuto la Menzione Speciale dello stesso Premio. Nel 1998 ha vinto il Premio per la Migliore Sceneggiatura di Rai International con “Il cielo stellato dentro di me”. Nel 2017 ha ottenuto l’Étoile de La Scam per la scrittura del film documentario “Les enfants en prison”. I suoi film sono stati selezionati in festival in tutto il mondo, ricevendo menzioni e premi. È formatrice in scuole di cinema e conduce laboratori nei contesti più diversi, soprattutto quelli in cui il cinema non arriva.

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