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Ripubblicato finalmente “Storia di Anna Drei” di Milena Milani, scrittrice e artista, che scandalizzò l’Italia degli anni Sessanta con il suo romanzo “Una ragazza di nome Giulio”, processato per oscenità e distrutto copia per copia. Le sue personagge sono indimenticabili per originalità e mistero, la scrittura è di qualità altissima. Piacque a Simone de Beauvoir

 

Di Maristella Lippolis

L’ultima pubblicazione della casa editrice Cliquot ha rotto il muro di silenzio nei confronti di una scrittrice che più di altre ha patito l’esilio della dimenticanza. Si tratta di Milena Milani, che con il ritorno in libreria del suo primo romanzo, Storia di Anna Drei, potrà di nuovo parlarci.  Di lei, che fu anche pittrice e ceramista apprezzata, molte di noi lettrici, che pure abbiamo riscoperto con appassionata curiosità nomi e titoli di scrittrici dimenticate, non sapevamo quasi nulla. Qualcuna la ricordava per il romanzo La ragazza di nome Giulio, salito alla ribalta della cronaca nel 1964 perché subì un processo per oscenità. In primo grado la scrittrice fu condannata insieme alla Mondadori che lo aveva pubblicato, poi fu assolta in Appello e il libro venne ristampato poiché le copie erano state tutte ritirate e distrutte anche le matrici di piombo.

Ricordo il nostro primo incontro nel 1994 qui a Pescara, in occasione di un premio letterario dedicato alla scrittura femminile che avevo organizzato con la mia associazione e nel quale lei era presidente della giuria. E ricordo la corrente di simpatia immediata tra noi due, così distanti per età, ma entrambe nate in Liguria e sostenitrici della scrittura delle donne. Tirò fuori dalla borsa una copia della Ragazza di nome Giulio e mi scrisse una bella dedica.

Storia di Anna Drei è un romanzo che letto ora provoca ancora una strana sensazione di inquietudine e nello stesso tempo di fascino. Fu pubblicato nel 1947 dopo essere entrato nella terzina del premio Mondadori per autori esordienti, ricevendo consensi entusiasti, come quello del poeta Cardarelli. L’anno seguente vinse il primo premio assegnato dalla giuria dei lettori e fu tradotto all’estero ricevendo l’apprezzamento di De Beauvoir e Sartre che lo considerarono un esempio dell’Esistenzialismo italiano. Lascia intuire, più che raccontare, la storia della giovane donna che porta quel nome e della voce narrante che invece non ha nome. Due donne che si incontrano per caso un pomeriggio a Roma, davanti al cinema Barberini e decidono di entrare insieme. Vedranno un «brutto film e doppiato male» Trascorreranno la notte insieme a casa di Anna, nello stesso letto, senza alcuna apparente tensione sessuale. Ma tra loro esiste già un legame.

Il mattino dopo Anna Drei dice alla sua nuova amica di aver scritto la propria autobiografia, e che se vuole può leggerla. (E noi con lei). Terminata la lettura le dirà che non c’è niente di vero in quello che ha letto e quando la narratrice osserva che infatti le sembrava che fossero delle storie, Anna a sua volta replica: «Vorrei sapere cosa si intende per verità, Io mi sento vera nelle mie storie». Anche noi quindi andiamo avanti a leggerla, senza sapere se stiamo leggendo la storia di Anna o una sua fantasia, o la storia di un’altra. Ma ci rendiamo conto che alla fine non ha nessuna importanza a chi appartenga quella storia, perché ormai appartiene a noi che la stiamo leggendo.

In parallelo a quella di Anna, alternandosi e sovrapponendosi, scorre la vita dell’anonima narratrice raccontata in prima persona.  Due solitudini si intrecciano, si svelano, si nascondono dietro parole che forse sono bugie. A svelarsi è soprattutto l’insoddisfazione del vivere, la mancanza di scopo, l’illusorio rifugio nel sesso, che non lascia altro che le nudità dei corpi. La narratrice ha una povera relazione con Mario, un uomo rozzo e violento; presto anche Anna Drei deciderà di incontrarlo e porterà infine a compimento l’unico desiderio di cui si sente capace: quello di morire. Riporto qualche frase per evidenziare la qualità della scrittura di Milani, che vive in simbiosi perfetta con la trama.

La narratrice senza nome: «Io pensavo alla vita delle ragazze, l’inutilità di quel vivere. Perché a noi ragazze veniva quella curiosa apatia, perché ci lasciavamo andare così? Cos’era quello smarrirci, quell’essere abbandonate, non trovare la forza? Io non sapevo davvero cosa potesse essere. Sì, anche adesso mi ero detta di ricominciare tutto da capo, l’indomani volevo andare via, ma poi, quando sono andata via, non è lo stesso, dicevo, non è sempre lo stesso?»

Anna: «Allora non mi restava che il corpo, con questo lo accesi…Sarebbe stata una morte dolce per me, da tanto tempo io l’aspettavo…Vedi? Basta niente a morire, ora lo capisco: occorre forza bruta, basta la pressione di due dita con le falangi robuste. Poi mi torcerò come un arbusto cui si appicchi il fuoco». Creature fino alla fine misteriose e irriducibili, fuori dai ruoli e dalle convenzioni, in ricerca di autenticità. Per capire se la troveranno forse Milena Milani ha scritto diciassette anni dopo La ragazza di nome Giulio.

 

Milena Milani, Storia di Anna Drei, Cliquot 2026. Postfazione di Rosella Postorino

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Maristella Lippolis

Maristella Lippolis ha esordito nella narrativa pubblicando racconti sulla rivista Tuttestorie diretta da Maria Rosa Cutrufelli. Nel 1999, con la raccolta di racconti La storia di un’altra, ha vinto il Premio Piero Chiara. Seguono i romanzi Il tempo dell’isola, Ed. Tracce; Adele né bella né brutta, Piemme, finalista al Premio Stresa 2008; Una furtiva lacrima, Piemme 2013; Raccontami tu, L’Iguana, Editrice 2017; Non ci salveranno i Melograni, Ianieri Edizioni 2018; Abbi cura di te, Ianieri 2021. È stata componente del Direttivo nazionale della Società italiana delle Letterate nel biennio 2000/2022. Collabora con la rivista Leggendaria, con il Magazine on line della Società italiana delle letterate, con il Magfest (Festival di donne nel teatro). Dal romanzo Raccontami tu è stata tratta una riduzione teatrale. È stata finalista del Premio Urania 2020 con il romanzo Oltre Tauersiti, in pubblicazione nel maggio 2022 da Vallecchi con il titolo La notte dei bambini. Organizza laboratori di scrittura narrativa e autobiografica. I suoi racconti e romanzi sono abitati in prevalenza da donne che non rinunciano a desiderare di essere se stesse, universi femminili in movimento. Ligure per nascita, giovinezza e nostalgia, vive a Pescara con due gatte, ha due figlie e una nipotina. Sostiene di voler smettere di scrivere romanzi, perché la vita reale li contiene già tutti, ma poi non resiste alla tentazione di ricominciare. www.maristellalippolis.it

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