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Marta Albertini, pronipote dello scrittore russo, in “Una genealogia ritrovata” attraverso ricordi, lettere, documenti, testimonianze della moglie Sof’ja Andreevna, della loro figlia Tat’jana L’vovna e della nipote Tat’jana Michajlovna racconta una storia familiare che attraversa epoche e luoghi, cambiamenti politici e geografici, fratture.

Di Chiara Cremaschi

Quest’estate mi sono presa il tempo di leggere Kolkhoz di Emmanuel Carrère.
Il libro è bellissimo, straziante, ma con molti momenti delicati e ironici. Uno degli aspetti che mi ha divertito è l’odio della famiglia verso lo scrittore per Tolstoj: nella parte russa materna vigeva, infatti, una vera e propria “superstizione letteraria”: Dostoevskij era considerato il massimo genio assoluto, mentre Lev Tolstoj veniva disprezzato e ritenuto uno scrittore sopravvalutato, buono soltanto per persone ignoranti o poco raffinate.
È per questo motivo che Carrère non l’ha letto, fino a che, entrambi adulti, lo zio materno l’ha chiamato nel cuore della notte, emozionato, per invitarlo a infrangere il divieto e leggere Guerra e Pace. Dalla lettura, Carrère è rimasto colpito e affascinato, come lo ero rimasta io, che l’ho letto da adolescente, senza divieti e senza pensare al Tolstoj uomo.
Da parte mia, ho cominciato, invece, ad immaginare lo scrittore russo e a inserirlo nel suo contesto familiare e storico, leggendo Una genealogia ritrovata di Marta Albertini, pubblicato da Vita Activa Nuova.
Il libro racconta la storia di Sof’ja Andreevna, moglie di Lev Tolstoj, della loro figlia Tat’jana L’vovna e della nipote Tat’jana Michajlovna. Tre generazioni di donne e, insieme, una storia familiare che attraversa epoche e luoghi, cambiamenti politici e geografici, spostamenti e fratture.
Lo fa attraverso ricordi, lettere e documenti e, attraverso le testimonianze, i ricordi e le vite di Sof’ja, Tat’jana e Tat’jana, il grande scrittore smette per un momento di essere soltanto il grande scrittore. È un marito, un padre, un nonno. Un uomo visto da vicino, dentro le relazioni familiari, con tutto ciò che comporta vivere accanto a qualcuno la cui fama rischia di occupare ogni spazio.
Intanto, però, sono loro, le tre donne, a prendere corpo.
Marta Albertini, pronipote di Tolstoj, ricostruendo le figure della bisnonna, della nonna e della madre, ci racconta ciò che è stato trasmesso e ciò che rischiava di andare perduto. Riporta al centro la trama delle relazioni, delle memorie e delle vite.
Il libro è organizzato con una introduzione di Laura Ricci, e diversi capitoli di storia famigliare, appendici di approfondimento tramite lettere e descrizioni ed un corposo, bellissimo e commovente capitolo di fotografie di famiglia.
«La vecchiaia di mia madre è stata serena e lieta. Ha sempre serbato in cuore la sua patria. Faceva quello che credeva fosse la cosa più importante nella vita: donare e donarsi agli altri. Offrire il suo amore, i suoi saperi, la sua bontà a chi ne aveva bisogno. Mia madre diceva che, invecchiando, aveva raggiunto una felicità e una pace interiore che, nella giovinezza, non conosceva. Aggiungeva che, una vita lunga, insegnava a trovare la felicità nell’attimo presente e a rallegrarsi di ogni nuova giornata, a prendere la gioia con riconoscenza e le pene con umiltà. Gli inglesi dicono che i genitori anziani non muoiono, spariscono poco a poco», scrive Tat’jana Michajlovna sulla madre Tat’jana L’vovna.

Marta Albertini, Una genealogia ritrovata, la moglie, la figlia e la nipote di Tolstoj si raccontano, Vita Activa Nuova, 2026

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Chiara Cremaschi

Chiara Cremaschi è laureata in Filmologia e si è formata in regia documentaria agli Ateliers Varan a Parigi. È stata più volte Finalista al Premio Solinas – scrivere per il cinema, e tre volte ha ottenuto la Menzione Speciale dello stesso Premio. Nel 1998 ha vinto il Premio per la Migliore Sceneggiatura di Rai International con “Il cielo stellato dentro di me”. Nel 2017 ha ottenuto l’Étoile de La Scam per la scrittura del film documentario “Les enfants en prison”. I suoi film sono stati selezionati in festival in tutto il mondo, ricevendo menzioni e premi. È formatrice in scuole di cinema e conduce laboratori nei contesti più diversi, soprattutto quelli in cui il cinema non arriva.

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