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Nel parco, sul divano di casa, al bar, con il computer o a mano, carta e penna: ogni luogo è buono per provare e anche ogni mezzo. Sesta puntata della nostra iniziativa a cui rispondono le lettrici: questa estate ne pubblicheremo molte, perché molte hanno scritto
 

di Claudia D’Angelo

 

  1. Nel coworking

 

del complesso residenziale dove abito, seduta al tavolo ampio accanto alla vetrata, quando il sole non c’è (la maggior parte delle volte) e non può impedirmi di guardare lo schermo; oppure al tavolo alto, sullo sgabello, quando il sole c’è, con le gambe spesso penzoloni – il loro appisolarsi fa da timer per la mia circolazione e le porto a sgranchirle ogni mezz’ora. Nel coworking mi vesto bene, sono forse ridicola in mezzo a gente in tuta, mi faccio delle spruzzate di “margherita selvaggia” – un misto di fiore di banano, gelsomino, noci di macadamia e sandalo – a volte mi trucco, metto il rossetto: è un appuntamento serio, la scrittura di mattina. Cerco di arrivare presto, per le sette, così ho il tempo di adattarmi al silenzio ed entrare nel flusso. Si sa, se il flusso viene interrotto è un macello. Verso le nove infatti arrivano tutti gli altri: si isolano nei loro meeting, spesso parlano ad alta voce, io mi infilo le cuffie e ascolto la musica classica (è l’unica cosa che riesco ad ascoltare, le parole mi distraggono, mi fanno cantare; le simulazioni di tempeste o di foreste primordiali mi fanno addormentare). Quando arriva A. perdiamo almeno dieci minuti a chiacchierare: beviamo il caffè, spesso viriamo sui nuovi comportamenti che ha sviluppato suo figlio. Se non è A. è M. oppure D., ma ho smesso di fare amicizia con chi frequenta il coworking, mi limito a salutare con un cenno e un sorriso: si sa, parlare è deleterio per chi vuole scrivere. Ogni tanto, da fuori, i ragazzi del quartiere danno manate alla vetrata, ci fanno le linguacce, ci prendono in giro perché ce ne stiamo tutto quel tempo fermi davanti al pc; poi ci pregano con le mani giunte di farli entrare: il loro unico intento è di fare casino, creare scompiglio, destarci dal nostro sonno lavorativo. Io vorrei, vorrei che mi portassero un po’ di caos, e immagino che nell’accontentarli mi facciano la grazia e mi portino indietro nel tempo – come le streghe vestite da anziane nelle fiabe (brava, sei stata brava, ci hai aiutato, e adesso come premio ti doniamo l’infanzia) – li guardo, mi fanno il dito indice.

  1. Quando mi va di spendere soldi: nei bar

raggiunti in scarpette da ginnastica un giorno del fine settimana quando non piove: quaranta minuti di pensieri che si sfaldano col sudore. Mi siedo accanto alla finestra, ordino una bevanda zuccherina (cioccolata calda, magari con marshmallows, chai latte), fingo di non sentire il vociare delle famiglie che banchettano a colazione; scrivo su carta, prendo appunti, disegno personaggi, mi faccio domande stupide, a volte molto stupide, altre troppo personali perché possano davvero avere a che fare con la mia scrittura, e finisco per scrivere solo che devo scrivere, cioè: devi scrivere oppure x – dove x sta per un evento funesto, sgradevole verso il quale mi sto dirigendo con la mia pigrizia.

  1. Al parco

anche questo raggiunto a piedi in una giornata che va da aprile a luglio, unico spazio temporale decente in questo paese dove sono emigrata, con la mia borsa di tela appesa alla spalla (dentro: un libro, un quaderno, una penna, un asciugamano, acqua, dei mirtilli e dei semi per gli scoiattoli e gli uccelli più temerari). Mi siedo sull’erba o su una panchina, sto in silenzio, osservo le gallinelle d’acqua, i germani reali, i cigni: li guardo come se non li avessi mai visti prima. Cerco di fare amicizia con un corvo: fallisco (sono diffidenti); un pettirosso mi dà più soddisfazione. Scrivo poco, sono comunque contenta.

  1. Sul divano

di casa mia, di sera o di notte, quando sono da sola e posso leggere ad alta voce; mi preparo una coca con ghiaccio o the caldo, a seconda delle temperature; metto un cuscino sotto al pc per il mal di collo, ma quello arriva lo stesso a un certo punto ed è il motivo per cui alla fine mi arrendo e mi metto seduta al tavolo – che usiamo quasi esclusivamente per mangiare: una volta è stato occupato da un puzzle per due settimane, e costringevamo tutti quelli che venivano a trovarci a finirlo perché altrimenti non avremmo più potuto fare feste, non avremmo più potuto imbandire la tavola di delizie. Dal tavolo guardo fuori, oltre lo stendino dei panni asciutti: la bambina dell’appartamento di fronte mi lascia dei bigliettini attaccati al vetro, ma non riesco a leggere cosa ha scritto: la mia ipermetropia ha preso il sopravvento.

  1. A casa di mia nonna

che non c’è più, ma il soggiorno esiste per accogliere gli ospiti e per farmi concentrare dai tempi delle elementari: chiudo la porta, alzo tutta la persiana, che di solito resta abbassata per non permettere a nessuno di spiarci, preparo le mie cose sulla tovaglia a fiori messa per proteggere il legno del tavolo – non si sa perché si perseveri con questa pratica: continuiamo la volontà di mia nonna convinti che ci stia osservando e possa apparirci in sogno per redarguirci: il tavolo buono per le feste! Se la porta è aperta, mia mamma entra, mi racconta fatti di gente che non sono sicura di conoscere o di ricordare, mi chiede se voglio qualcosa da mangiare o cosa voglio mangiare a pranzo; io: va bene tutto; però poi quando propone qualcosa dico: non lo so se mi va. Faccio la viziata, io che viziata non lo sono mai stata, perché questo significa per me tornare bambina. L’incantesimo ha funzionato.

 

CLAUDIA D’ANGELO: Sono nata a Napoli nel 1991, scrivo e faccio collage. Ho pubblicato racconti e articoli su diverse antologie e riviste italiane, online e cartacee. Nel 2024 ho esordito con il romanzo “Le forze” (Moscabianca). Vivo a Dublino.

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Redazione LM

Scritture, politiche, culture delle donne. E non solo. Alla ricerca di parole, linguaggi, narrazioni che interpretino e raccontino cambiamenti e spostamenti in corso. Nello scambio tra lettrici, autrici e autori – e personagge. REDAZIONE: Silvia Neonato (direttrice), Giulia Caminito, Laura Marzi, Loredana Magazzeni, Gisella Modica, Gabriella Musetti, Sarah Perruccio
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