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Con l’estate sono arrivati anche i nostri consigli di lettura, che ci hanno accompagnate per tutto il mese di agosto, e chiudono un altro ciclo, fruttuoso, creativo, immaginifico, del nostro magazine. Come da tradizione, li abbiamo raccolti in un unico post per le lettrici e i lettori di LM.

Loredana Magazzeni: Troglodita Tribe, Maledette favole. Oppressione e liberazione animale nei libri per bambini e bambine, Meltemi 2025

Nel gruppo di lettura della Società Italiana delle Letterate, ideato e tenuto da Giuliana Misserville su Letteratura e antispecismo, è emerso come uno dei primi testi teorici in Italia sia questo piccolo manuale di controcultura sul tema della rappresentazione animale nei libri per bambini e bambine, e in particolare nelle favole. A scriverlo, una coppia di attivisti antispecisti, mossi dal proposito di rileggere con nuovi occhi i protagonisti delle fiabe, in modo da smascherare e superare gli stereotipi di un antropocentrismo ancora troppo poco riconosciuto.
Le favole, come i miti, sono dispositivi ideologici importanti, pertanto il loro valore è politico e apre alla possibilità di ripensare un nuovo rapporto fra mondo umano e animale, i cui confini appaiono labili, anche se rigidamente di parte, e continuamente rinegoziabili. Nel mondo del mito l’animale è un traslato, una metafora di possibilità di essere, che interroga continuamente l’umano. I pet, gli animali domestici, sono poi il primo mediatore che il bambino incontra con la selvatichezza e il mondo altro.
Il testo si divide in cinque capitoli (Da Esopo ai nostri giorni; Il furto dell’identità animale; Il cane nei libri d’infanzia; I gatti nei libri d’infanzia; Puntare in alto), che dal mondo classico arrivano all’attualità, fornendo inoltre una ricca bibliografia di fiabe, albi e testi narrativi per bambini nuovi e rispettosi dell’alterità animale. Dunque un ottimo strumento per noi, per rileggere la nostra letteratura, ma anche per genitori, educatori e insegnanti attenti a combattere ogni forma di oppressione e sfruttamento.

Gabriella Musetti: Monica Guerra, Ksenja Laginja, Cinzia Marulli, Marta Parisi, Silvia Rosa, Laura Scaramozzino, Anna Tabia, Sillabario del silenzio. Lettere dalla città delle bambine mute, postfazione Alexandra Zambà, Vita Activa Nuova 2026

Esiste una città abitata da voci che non parlano. Le case sono incrinate, hanno stanze gelide, porte scardinate, sgabuzzini chiusi a chiave, muri che trattengono segreti. Negli angoli, ricordi che non devono oltrepassare la soglia. È la patria delle bambine mute, dove s’impara a ingoiare ogni suono. Se però ti metti in ascolto, c’è una verità che preme per uscire. Patrigni, nonni, madri, conti e canti nella testa, un dio lontanissimo. Qui si intrecciano storie di corpi stanchi, carezze storte, traslochi incessanti, preghiere senza risposta. Ci sono bambine silenziose, belle bambole da mostrare, voragini di silenzio scavate con mani piccine. Sillabario del Silenzio è un’opera corale che raccoglie voci di scrittrici chiamate a misurarsi con un nucleo comune: l’infanzia violata. Abusi sessuali, violenze psicologiche, sopraffazioni affettive, tradimenti del legame primario, vissuti quasi sempre all’interno dello spazio domestico, là dove la protezione dovrebbe essere garantita. La voce protagonista di ogni racconto è quella di una bambina di volta in volta differente, che attraverso frammenti di memoria e un timbro infantile irriducibile, tratteggia con la potenza eversiva di ogni rivelazione l’altro lato dell’infanzia, quello immerso nell’oscurità. Il silenzio evocato dal titolo non è un vuoto, ma una presenza costante e ingombrante. È il vero protagonista del libro. È la forma che assume la ferita quando non trova un linguaggio condivisibile. È la materia con cui queste scrittrici lavorano, scavando su una superficie di significati offuscata, segnata da strappi, bruciature, per rinominarla.

Gisella Modica: Federico Campagna Altrimondi Lezioni dal passato per sopravvivere alla Storia, Einaudi 2025

La fine di un mondo non coincide con la fine del mondo, scriveva Ernesto De Martino. La catastrofe può essere una risorsa, l’occasione per la nascita di un nuovo mondo. Ma bisogna saperlo immaginare. Come hanno saputo fare i vari popoli del bacino del Mediterraneo, dopo ogni apocalisse che ha dissolto la propria civiltà. Un’immaginazione creatrice, capace di reinventarsi una nuova realtà, un nuovo inizio, un altrove in cui la vita possa rinascere, producendo nuovi mondi. È ciò che hanno fatto i migranti – i vinti, gli eretici, gli schiavi, gli stranieri – di tutte le epoche e civiltà che si sono succedute in quello spazio chiamato Mediterraneo, dall’autore filosofo-narratore inteso non solo come luogo geografico ma come paesaggio interiore. Migrare non è solo attraversare confini geografici ma soglie dell’anima. Abbandonare il consueto, il conosciuto, verso la ricerca di Altrimondi, di altri spazi immaginari. Il Mediterraneo, dunque, visto come fonte di immaginazione creatrice. Un antidoto per sottrarsi alle narrazioni dominanti del potente di turno che, difronte alla catastrofe ricicla vecchie formule, promette più grandi nazioni. Re-immaginare il passato per re-inventare il proprio destino. È questo il senso, il filo rosso di Altrimondi, definito altresì Manuale per sopravvissuti tra le rovine. Un saggio complesso, che inizia dalla catastrofe della civiltà mesopotamica, attraversa la dissoluzione dell’Impero Romano, fino all’età moderna, e si conclude con l’ultimo naufragio nel quale a naufragare insieme ai corpi di migranti, sono sogni e desideri imprigionati dentro centri di detenzione.

Amanda Rosso: Madeleine Thien, Il libro dei ricordi, trad. di Anna Tagliavini, 66thand2nd, 2026

Mentre leggo Il libro dei ricordi di Madeleine Thien, già finalista al Booker con Non dite che non abbiamo niente, Ceuta, exclave spagnola sulla costa marocchina viene attraversata a nuoto da cinquantamila persone in due giorni: almeno sessantasette annegano, quarantottomila rientrano in Marocco entro ventiquattr’ore, e le cifre cominciano a circolare senza i corpi, e le vite, che le compongono. Nel romanzo, Thien restituisce alla partenza e al viaggio il suo statuto di esperienza umana costitutiva.
Lina ha sette anni quando arriva col padre malato al Mare, enclave cresciuta su sé stessa dove i profughi sostano fra una barca e una nave. Vengono dal Delta del Fiume delle Perle, che l’Alba ha restituito alle acque; la madre, la zia e il fratello Wei sono rimasti indietro, e Lina li cercherà per cinquant’anni. Dalla finestra ciascuno vede un’acqua diversa, perché — le spiega il padre — «gli edifici del Mare sono fatti di tempo».
Nella fuga lui ha preso a caso tre volumi di una collana di novanta, Le grandi vite dei viaggiatori: Du Fu, Spinoza, Hannah Arendt. Al dodicesimo piano abitano tre vicini che quelle vite le hanno vissute, e uno legge la propria biografia infuriandosi per come lo si ricorda. È il nervo del libro: la vita tradita dal racconto che la conserva. Thien lavora dove le certezze biografiche mancano e mostra che l’immaginazione non è il contrario dell’accuratezza ma il suo strumento, perché a tenerci insieme non è il dato ma l’esperienza condivisa. Ne esce un palinsesto, testi che si chiamano l’un l’altro: qui i generi si attraversano come i confini.
Restano l’ecopoetica di un presente familiare, la terra che si trasforma in acqua, e lo sguardo incantato di una bambina sui personaggi straordinari che popolano il Mare. Alla fine Lina scriverà il proprio libro dei ricordi, copertina blu, numero 91: è lì che ci aspetta.

Chiara Cremaschi: SupportoLegale, Nessun rimorso Reloaded, Coconino Press, Fandango, 2026

Ogni estate, torna luglio e io non riesco a non pensare a Genova 2001. Non è un pensiero nostalgico, come non è un atto nostalgico la pubblicazione di Nessun rimorso Reloaded: «pensiamo che Genova sia oggi, in un certo senso, che sia qui, adesso, nelle necessità di ricostruzione di un presente diverso da quello che è stato determinato negli scorsi decenni. Quello che volevano coloro che sono stati a Genova, il futuro che immaginavano, tutti, anche quelli da cui eravamo e siamo più distanti, è quello che serve oggi. È necessario che si demoliscano le scorie di quanto vi è stato costruito sopra, in direzione ostinata e contraria, che si usi la memoria come strumento per procedere e non per conservare e rimpiangere, per poter rimettere il conflitto al centro di un’idea diversa del mondo e del modo di vivere.»
A comporre il volume, pubblicato in una prima versione nel 2021, è SupportoLegale, nato nel 2004 all’interno di Indymedia Italia per sostenere, sul piano processuale e politico, i venticinque manifestanti imputati dopo il G8 e affiancare le parti civili della Diaz e di Bolzaneto. Oggi il collettivo si definisce “dormiente”, ma continua a rendersi disponibile per chiunque abbia bisogno di confronto e sostegno. In questa nuova edizione condivide oneri e responsabilità con Free All Antifas, la rete impegnata nella difesa legale delle persone coinvolte nelle vicende giudiziarie seguite ai fatti di Budapest del 2023. È proprio questo dialogo a rendere il libro vivo, l’uso della memoria come ingranaggio collettivo, la scelta di difendere tutte e tutti, senza distinzioni, riconoscendo nella tutela dei diritti un bene comune. I fumetti, le illustrazioni e i contributi – bellissimi- raccolti nel volume restituiscono una memoria plurale, mai celebrativa, capace di interrogare il presente: «la solidarietà è un arma, usiamola.»

Laura Marzi: Xochitl Gonzalez, Anita de Monte ride per ultima, trad. Giuseppina Oneto, Fazi, 2026.

Anita de Monte ride per ultima di Xochitl Gonzalez con la traduzione di Giuseppina Oneto (Fazi, 2026) è il secondo romanzo della scrittrice statunitense di origine messicane che dopo Olga muore sognando (Fazi, 2024) ci racconta di nuovo del razzismo del sistema americano, questa volta nel mondo dell’arte. Con vitalità, senso dell’umorismo e infinito sentimento, Gonzalez scrive un libro in cui si affiancano due storie e due tempi: gli anni ’80-‘90 durante i quali Anita de Monte viene uccisa dal famoso marito Jack Martin e gli anni ’90-2000 quando la giovane studentessa latino-americana Raquel Toro studia nella prestigiosa e bianchissima università Brown. Chi legge scopre o riscopre la vicenda realmente accaduta della defenestrazione di Ana Mendieta da parte del famoso marito Carl Andre, soffre per l’ingiustizia subita dall’artista cubana, perché è stata dimenticata e tradita, ma la lettura offre anche il piacere di un romanzo che sa essere appassionante e importante in egual misura e la certezza che le lotte delle donne rendono sempre il futuro migliore.

Silvia Neonato: Nawal al-Sa’dawi, Firdaus. Donna al punto zero, traduzione e prefazione di Silvia Federici, Giunti, Collana Astrea, 2026

Firdaus è incarcerata al Cairo e condannata a morte con l’accusa di essere prostituta, assassina e violenta. Nell’attesa dell’esecuzione, la giovane fiera, ribelle e coraggiosa vuole raccontare la propria storia alla scrittrice che è andata a trovarla, Nawal al Sa’dawi stessa, testimone della vita breve e costellata di soprusi della prigioniera. Psichiatra e scrittrice, attivista per i diritti delle donne arabe, tra le più influenti pensatrici femministe egiziane dell’ultimo mezzo secolo, Nawal al-Sa’dawi, nata in un villaggio poco distante dal Cairo nel 1931, fu incarcerata sotto il regime di Sadat, minacciata dai fondamentalisti, costretta all’esilio e condannata per apostasia. Censurata nel suo Paese, nel 1978 pubblicò a Beirut Woman at Point Zero, ora proposto da Giunti nella collana Astrea con il titolo Firdaus. Donna al punto zero.
Aggiungo una bella notizia: rinasce Astrea, ideata da Roberta Mazzanti nel 1986, il primo progetto editoriale italiano che ha dato voce esclusivamente alle scrittrici facendoci conoscere alcune delle più grandi del Novecento, tra cui Fatema Mernissi, Jean Rhys, Assia Djebar, Mercè Rodoreda, Yuko Tsushima, Fumiko Enchi, Carmen Martín Gaite e Margaret Atwood, allora quasi ignota da noi. Astrea non rinasce per nostalgia, ma per ribadire l’impegno verso l’idea che l’ha fatta nascere anni fa e per continuare a riscoprire classici moderni e contemporanei, spesso dimenticati, irreperibili o trascurati a chi cerca la libertà e la creatività delle scrittrici del nostro intero pianeta.

Gabriella Musetti: Stefania Tarantino, Dieci fiabe filosofiche. Una lettura per ogni età, Vita Activa Nuova 2026

Dieci fiabe filosofiche è un invito a intraprendere un viaggio straordinario. In questo libro, la filosofia si spoglia del suo linguaggio accademico per ritrovare la sua veste più antica e potente attraverso la magia della narrazione. Pagina dopo pagina, i grandi interrogativi sull’identità, la libertà, l’amore e il desiderio si trasformano in avventure meravigliose. Attraverso dieci racconti incantati si incontreranno le divinità dell’Olimpo Hera e Metis per poi svelare i segreti millenari di Iside e Inanna. L’itinerario si snoda dai salotti rivoluzionari di Olympe alle stanze silenziose in cui Spinoza discute con Clara Maria, fino a raggiungere i paradossi moderni di Helene e le origini stesse del mito di Frankenstein. Ma c’è un filo sottile che unisce queste pagine con ironia e leggerezza. Il libro infatti riscatta dall’oblio il femminile, che per secoli e secoli è stato escluso o messo in ombra dalla storia ufficiale del pensiero, restituendo finalmente a divinità, ribelli e pensatrici la loro voce più autentica. Si tratta di un’opera che non offre risposte, ma regala le domande giuste per esplorare il mondo con occhi nuovi. Una lettura pensata per l’adolescenza e per le persone di ogni età che non hanno ancora smesso di stupirsi e di chiedersi il perché delle cose. Stefania Tarantino, filosofa e musicista, insegna presso l’Università degli Studi di Salerno. Da sempre dedica le sue ricerche alle grandi pensatrici del Novecento e alle questioni femministe e di genere, lavorando per ampliare i confini e rinnovare le fondamenta della tradizione storico-filosofica

Chiara Cremaschi: Elena Beatrice, Daniele Lince, A proposito di peli, Capovolte, 2026

L’estate è il momento dell’anno in cui il corpo femminile torna a essere un affare pubblico. Riviste, pubblicità, influencer e perfino le amiche più premurose sembrano ricordarci che è arrivata “la stagione della depilazione”. Come se i peli avessero un calendario e, soprattutto, un dovere di sparizione. È proprio il momento giusto, allora, per leggere A proposito di peli di Elena Beatrice e Daniele Lince, pubblicato da Capovolte.
Perché questo libro non parla soltanto di peli. O meglio: parte da loro per raccontare tutto ciò che vi si deposita sopra da decenni – aspettative, desideri, vergogne, stereotipi, conflitti, libertà. Lo fa con un dispositivo narrativo originale, alternando un testo teatrale – la storia di Greta e Nicola, la cui relazione entra in crisi quando lei decide di non depilarsi più – a riflessioni, ricordi personali e immagini. Il risultato è un libro ibrido, leggero nella forma, ma capace di aprire domande profonde. La forza del libro sta nel non fermarsi alla rivendicazione identitaria. La domanda non è se depilarsi sia giusto o sbagliato, ma perché una scelta tanto intima possa incrinare una relazione, modificare il desiderio, mettere in discussione l’idea stessa di femminilità. I peli diventano così il luogo in cui si misura il peso dello sguardo altrui e il confine, sempre negoziato, tra libertà individuale e aspettative sociali. In piena estate, quando l’imperativo è avere una pelle perfettamente liscia, A proposito di peli ci ricorda con ironia e intelligenza che forse il problema non sono i peli, ma tutto quello che continuiamo a proiettare su di essi. Ed è sorprendente scoprire quanta politica, quanta cultura e quanta intimità possano nascondersi in qualcosa che ci hanno sempre detto essere soltanto “superfluo”.

Manuela Altruda:Lorena Spampinato, Cade la notte. Feltrinelli, 2026

«Gli spietati salgono sul treno e non ritornano mai più, non sono come noi, falliti antichi eroi. Noi due che al binario salutiamo», scrivono i Baustelle in una loro canzone del 2010, l’anno in cui Roberta e Michele si conoscono alla fermata dell’autobus, sotto una pioggia che sembra implacabile. Hanno poco più di vent’anni e l’amore, a quei tempi è «una fila di cose semplici, che cominciavano a sembrarci familiari». La loro storia è quella di molte coppie: conoscersi, amarsi, scoprire i difetti l’uno dell’altra, amarsi comunque nonostante quei difetti, prendere delle decisioni, prenderle insieme e, a poco a poco, crescere. Eppure appare chiaro, da un certo punto, che non è tutto così semplice come sembra perché Michele decide di partire, di cambiare paese, lavoro, casa, vita, mentre Roberta si adegua, a segue, sostiene, rinuncia. Michele ha «le idee chiare su tutto» e porta avanti quelle idee con grande determinazione e grande egoismo, mentre Roberta scrive senza supporto, sostegno o soccorso. «Cade la notte» è un resoconto reale e non edulcorato di cosa è accaduto a una coppia che, nel tempo e nello spazio, ha smesso di essere tale fino a salutarsi a quel binario, di cui cantano i Baustelle, «come falliti antichi eroi».

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Redazione LM

Scritture, politiche, culture delle donne. E non solo. Alla ricerca di parole, linguaggi, narrazioni che interpretino e raccontino cambiamenti e spostamenti in corso. Nello scambio tra lettrici, autrici e autori – e personagge. REDAZIONE: Silvia Neonato (direttrice), Giulia Caminito, Laura Marzi, Loredana Magazzeni, Gisella Modica, Gabriella Musetti, Sarah Perruccio
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