Breve resoconto alla fine del primo ciclo di letture del gruppo di diciotto socie SIL che leggono per comprendere porzioni di una realtà oggi assai complessa, a partire da sé e riflettendo insieme dal Sud al Nord Italia. Sono già ripartite per un nuovo ciclo
Di Gisella Modica
Le Letturate, una comunità tenuta insieme dall’amore e dal piacere della lettura, animata da me insieme con Rossella Caleca e Loredana Magazzeni e composta attualmente da diciotto socie SIL. Funziona così: ciascuna propone uno o due libri con una breve motivazione suggerita dai rimandi che il libro ha avuto nel proprio vissuto; i libri vengono votati, si procede ad una graduatoria di gradimento e si comincia dal libro che ha ricevuto più voti.
Fare emergere dalla lettura dei testi stati d’animo, contraddizioni e pacate riflessioni, a partire da sé, che aiutino a comprendere la complessità della realtà, o sue porzioni, oggi difficile da cogliere, dove il vero e il falso volutamente si confondono, per non soccombere di fronte al momento buio che attraversiamo: è questo in sintesi il senso di Letturate.
«Vorrei un pensiero nuovo, svuotato di quello che già so e di quello che mi hanno insegnato, per poter con occhi nuovi giudicare il mondo con maggiore benevolenza, prima che smetta definitivamente di amarlo» ha confidato durante un incontro online, Stefania Cenciarelli. «Un luogo speciale dove la lettura impasta l’esperienza di leggere con quella di vivere», ha specificato Nadia Tarantini che, a esperienza conclusa, ha dichiarato: «I nostri incontri arricchiscono l’un l’altra lo sguardo, il mio si è dilatato tanto da procurarmi nebbia nel leggere».
Non tradizionali recensioni sono dunque il filo rosso delle nostre conversazioni ma “restituzioni empatiche”: raccontano della relazione – pacifica o conflittuale, intensa o distanziata – vissuta separatamente durante la lettura, o – ciò che più intriga – danno conto degli spostamenti, dei ripensamenti o dei rigetti che l’ascolto dell’esperienza di lettura delle altre Letturate provoca in ciascuna, dando la stura a discussioni molto accese.
Ho pensato potesse interessare redigere, alla fine del primo ciclo di letture, una sorta di resoconto di quanto emerso dalla lettura dei testi, relativamente alle tematiche trattate, alla tipologia delle personagge e al tipo di scrittura.
In merito alle tematiche, protagonista assoluta è la natura vissuta come scelta di vita, rifugio, difesa e ricerca di solitudine. Un rapporto simbiotico, di tipo carnale, fatto di cicli rituali ai quali ubbidire, non fare resistenza, e attraverso i quali imparare la pazienza dell’attesa, la relatività dell’esistenza umana di fronte l’universo, l’accettazione della morte. Un tramite prezioso per assecondare il bisogno di comunicare con gli astri e con gli animali in particolare, coi quali s’instaura una forte interdipendenza affettiva, che insegnano a sopportare “l’orrore e l’incanto della vita” contro l’insensibilità e la brutalità degli uomini. Un luogo, la natura, dove «nel silenzio ronzante del prato, nella solitudine, priva di voci e di presenze umane, è impossibile restare un io separato». Dove lo sguardo riacquista lo stupore dell’infanzia e impara a contemplare l’immenso splendore della vita, in contrasto a un mondo dove l’Io prevale sul Noi. Un luogo dove imparare il desiderio come forma di resistenza poetica alla miseria, a sognare come forma di sopravvivenza e di libertà, a mantenere viva l’immaginazione davanti a un destino di povertà che vorrebbe annichilire ogni possibilità di esistenza (Guida il tuo carro sulle ossa dei morti/La Parete/Genie la matta). Un luogo dove prevale il credere e il sentire al posto del conoscere e dell’interpretare. Dove cercare le proprie radici, giù nel profondo, fino ad aggrovigliarsele nel corpo, come in una metamorfosi vegetale, per sentirsi libera essendo l’umano materia già morta (La Vegetariana/ L’Ora della Stella).
Altre tematiche del gruppo sono state:
– il rapporto madre-figlia tra cura, amarezza, rancore e ribrezzo nell’accudimento misto a dolore e senso di colpa (La casa delle orfane bianche).
– Il tema della classe come presa di coscienza del consumismo edonistico per vedere, oltre il denaro, l’io interiore. Un invito a uno stile di vita semplice abbracciando l’etica della compassione e della comunione, per sopravvivere su questo pianeta sapendo che le nostre vite sono interconnesse e di uguale valore (Da che parte stiamo: la classe conta).
– La violenza sessuale e il tema del consenso, del rapporto vittima-carnefice e della necessità di superare il vittimismo funzionale alle auto giustificazioni dei carnefici (Triste tigre).
– La guerra restituita come storia universale di resistenza, fragilità e sopravvivenza, vista dagli occhi di chi la subisce (Metà di un sole giallo).
Le personagge che popolano questi racconti sono profondamente spirituali, di grande libertà interiore, apparentemente inconsapevoli di sé ma con una animalesca volontà di vivere, abbracciate alla vita senza remore (L’ora della stella/Genie la matta). Figure arcaiche, chiaroveggenti, con una comprensione profonda delle cose, che incarnano un tipo di forza scaturita dalla loro fragilità e da un forte senso di giustizia e dall’attrazione per ciò che è debole, imperfetto (Guida il tuo carro). Altre sono figure che passano inosservate, anonime casalinghe dalla passività apparente, che contrasta con la potenza dei loro gesti, così radicali e imprevisti da scatenare la violenza del contesto sociale e familiare che si sente minacciato (La vegetariana). Oppure sono donne soccombenti, appartenenti alla working-class, fragili, oggetto di violenza, oppresse da matrimoni e maternità vissuti come destini, rassegnate ma complici del sistema patriarcale (Le amanti). O sono donne maldestre, intrappolate nel dovere di prendersi cura delle madri, nel senso di colpa per non volerlo fare e nella paura dell’abbandono. Madri rimaste figlie, figlie che rifiutano la maternità e la cura e vivono nel rimpianto di un’infanzia priva di amore (La casa delle orfane bianche/Genie la matta).
Temi e personagge sono raccontati attraverso l’uso predominante di una scrittura destrutturata, sperimentale, scardinata, radicale, distaccata e respingente, spesso sarcastica, incurante di ogni regola di comunicazione, priva di pause e di punteggiatura e per questo faticosa, che non lascia respiro al punto da provocare irritazione in chi legge. Una “scrittura che non è scrittura” per esprimere la violenza privata e nei confronti del pianeta. Una scrittura “nuda e cruda”, come i fatti che racconta, essenziale, semplice ma al contempo risonante e potente (La Vegetariana/Le Amanti/La Parete/Guida il tuo carro).
Si alterna ora ad una scrittura «corpo a corpo con la vita», «quasi un lavoro di carpenteria» per coglierne “la sottigliezza”, «le inaspettate rivelazioni nascoste all’interno della più banale quotidianità», «la sua materia opaca», «l’impalpabile essenziale» (L’Ora della Stella). Ora ad una scrittura urgente, costretta dalle circostanze, come necessità vitale e come dovere di raccontare, indispensabile per la sopravvivenza, per non perdere la ragione e non essere dimenticati (La Parete). Una scrittura che non consola ma permette di guardare in faccia quello che è stato, di dargli un nome e una forma (Genie la matta). Testimonianza spudorata, scabrosa, adatta a raccontare l’abisso vissuto senza cedere al vittimismo (Triste Tigre).
I libri scelti nel 2025 sono in ordine di preferenza: Clarice Lispector L’ora della stella, Feltrinelli 1977; Olga Tokarczuck Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, Bompiani 2020; Marlen Haushofer, La parete, e/o 2013; bell hooks, Da che parte stiamo: la classe conta, Tamu 2000; Kang Han La vegetariana, Adelphi 2022; Neige Sinno Triste tigre, Neri Pozza 2024; Chimamanda Ngozi Adichie, Metà di un sole giallo, Einaudi 2024; Elfriede Jelinek, Le amanti, La Nave di Teseo 2020; 9 Fiammetta Palpati, La casa delle orfane bianche, Laurana 2024;Inés Cagnati, Génie la matta, Adelphi 2022
Redazione LM
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