Una cosa da bambine?

Sarah Perruccio, 9 febbraio 2024

Principesse, streghe e orchi: Paolo Battistel nel suo “L’arcolaio delle fiabe. Il femminile e la trasfigurazione nei racconti popolari” ci racconta il percorso delle fiabe, da racconti orali per la comunità al momento in cui sono entrate nei libri per l’infanzia. E le tante versioni che ne abbiamo a secondo del tempo e del luogo. Fa sorridere dunque pensare a chi ha di recente criticato Paola Cortellesi perché ha osato “attualizzare” le fiabe…

Di Sarah Perruccio

Le fiabe sono storie per bambini? «Io non lo credo affatto e non sottoscrivo il principio che si debba creare qualcosa esplicitamente per loro», vi risponderebbe Jacob Grimm.

Tolkien aggiungerebbe inoltre che «in realtà l’associazione tra bambini e fiabe è un accidente della nostra storia domestica». Paolo Battistel, nel suo recente “L’arcolaio delle fiabe. Il femminile e la trasfigurazione nei racconti popolari”, innanzitutto vuole mettere in chiaro l’importante equivoco che ha portato ad associare fiaba e infanzia. Il suo saggio, che si focalizza anche sul femminile nella fiaba con l’analisi di alcuni esempi nel dettaglio, si spende, nella prima parte, sulla questione della sua origine e della sua funzione sociale a partire dalle società primitive e dal racconto orale.

La ur-form della fiaba, infatti, esiste da sempre, da quando l’umanità riunita in gruppo ha cercato di dare un senso al mondo circostante, agli eventi e a se stessa. «Difficile comprendere la portata magica delle parole “c’era una volta” sugli esseri umani […] La piccola comunità che si è ritrovata nell’ascolto di quegli eventi archetipici cessa di essere una moltitudine ma percepisce e respira come un unico individuo» (p.23). Battistel affianca infatti la fiaba al mito, riconoscendo a questa forma narrativa lo statuto di “racconto sacro, fondativo nel carattere e nella memoria della comunità”, capace di strappare la persona alla costrizione della temporalità lineare per accedere a un tempo altro e primordiale, dove le cose e il loro senso coincidono. Nel loro evolversi nel corso dei secoli, attraverso progressive e incessanti modificazioni, queste storie hanno finito per essere più prosaicamente specchio della cultura, dei valori e delle tradizioni dell’epoca in cui sono state cristallizzate nella forma libro. Eliminato l’elemento dell’oralità e della conseguente condivisione della narrazione in una irripetibile coincidenza di spazio e tempo, la fiaba ha quindi acquisito dapprima la funzione di rappresentare i valori delle corti aristocratiche e successivamente tramandare e rafforzare i valori borghesi.

Dalla pubblicazione del boccaccesco “Le piacevoli notti” a metà del Cinquecento di Giovanni Francesco Straparola o “Lo cunto de li cunti” di Basile, nei “Contes des fées” di Marie-Catherine d’Aulnoy come nelle fiabe rielaborate da Perrault, si arriva a riconoscere, nell’analisi dell’autore, la progressiva sostituzione dell’elemento divino con elementi magici più adatti a convivere con il monoteismo cristiano e soprattutto, con la “religione universale” del razionalismo illuminista. Questo è il periodo, nelle parole dello scrittore, in cui le storie orali (figlie di ricordi soggettivi) vanno lentamente a tramontare e la fiaba diventa “libro”. In questa progressiva borghesizzazione, le madri assassine sono diventate matrigne, i padri abusanti patrigni o orchi e così via via in una sequela di smussamenti corrispondenti a una società, quella occidentale nel caso dell’analisi portata avanti in queste pagine di Battistel, sempre più lontana dall’accettare la violenza come parte della realtà.

Un processo di rimozione, questo, che somiglia molto al lavoro della mente nel suo stato cosciente e che viene spesso superato nei sogni, i quali, nel loro linguaggio simbolico, ci rivelano ciò che non vorremmo accettare. Non stupisce che un’illustre psicoanalista come Louise von Franz abbia dedicato molteplici testi all’analisi delle fiabe, rivedendo nella fiaba il funzionamento del mondo inconscio. In Le fiabe interpretate l’autrice annota: «Proprio come se dovessimo interpretare un sogno, dividiamo una storia archetipica nei suoi vari aspetti, iniziando con l’introduzione (tempo e luogo). Nelle fiabe il tempo e il luogo sono sempre evidenti, perché esse cominciano con la frase: “C’era una volta “, o qualcosa del genere, che indica che essi si collocano fuori del tempo e dallo spazio: il “nessun luogo” dell’inconscio collettivo» (p.35). Esse, ripiegate nei confini della logica, delle regole morali e della forma-libro, finiscono per rivolgersi ai bambini e alle bambine vedendo in loro il pubblico più adatto. La fiaba, sottolinea Battistel, non serve più da “collante sociale che unisce più generazioni sotto un’unica fonte”, avvicinando le persone all’oscura intensità della vita ma diventa strumento di dominio e comprensione della natura e della realtà.

Nella seconda parte del volume, il saggista ci conduce quindi in una approfondita analisi della fiaba Rosaspina (ovvero La bella addormentata nel bosco), come presentata dai fratelli Grimm, a confronto con le versioni precedenti di Basile e Perrault, soffermandosi sui simboli presenti nelle diverse versioni, le connessioni con miti e leggende. Allo stesso modo vengono sviscerati topoi come quello moderno del bacio che risveglia la principessa, introdotto appunto in questa versione della fiaba Rosaspina dei fratelli Grimm, ma totalmente assente nelle precedenti. Ne Il principe ranocchio o Enrico di Ferro lo scrittore affina lo sguardo psicoanalitico restituendoci un processo di maturazione da bambina a donna, della protagonista.

Nella parte successiva il volume si concentra sulle trasfigurazioni analizzando la fiaba de I sette corvi, con un approfondimento dei significati esoterici e simbolici dei numeri coinvolti nelle diverse versioni della fiaba, e focalizzandosi anche sul tema dell’integrazione del maschile e del femminile (e siamo ancora in ambito psicoanalitico-junghiano). Successivamente, nella parte quarta, incontriamo il femminile oscuro e potente delle signore del bosco: che siano esse streghe, maghe, o la baba-jaga di tradizione russa. Per questa parte della sua trattazione l’autore presenta due fiabe meno note a lettrici e lettori italiani: La signora Holle e La signora Trude. Per entrare nel cuore di queste storie Battistel deve far riferimento alla mitologia norrena e alle antiche fiabe russe, approfondendo ulteriormente il capo della sua analisi.

Il lavoro di Battistel può rappresentare quindi un ottimo strumento per rintracciare a ritroso origini e modificazioni di alcune delle fiabe che sono alla base del nostro immaginario e scoprire la compresenza di alcune storie fondative in differenti culture. L’autore, oltre che del saggista, quando il respiro della disquisizione lo concede, veste i panni dell’affabulatore, scegliendo per le sue riflessioni un linguaggio ricco di immagini metaforiche e volutamente “barocco”, in questo senso più vicino a una narrazione orale che a una più asciutta trattazione scientifica. Ricco di riferimenti bibliografici, che spaziano dalle raccolte più o meno note di fiabe edite nel corso dei secoli ai riferimenti classici della semiotica della fiaba, includendo rimandi agli studi in filosofia, antropologia, religione, mitologia e psicoanalisi che costruiscono l’intreccio su ci si fonda questo testo e da cui potenzialmente è possibile ancora ampliare lo sguardo.

 

 

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Sarah Perruccio

Sarah Maria Perruccio nasce nel Regno Unito nel 1982 e cresce in Italia. Consegue una Laurea in DAMS all'Università di Roma Tre e un MA in Applied Theatre alla University of Manchester. Si occupa di teatro: sin dal liceo recita, scrive e cura la regia dei propri testi. In UK, all'Octagon Theatre, collabora alla direzione di laboratori teatrali con gruppi di adolescenti di diverse provenienze e con esperienze di difficoltà. Ha contribuito alla traduzione della collezione di drammi Teatro di Timberlake Wertenbaker di M.V.Tessitore e P. Bono, curando anche la postfazione critica di Le Leggi del Moto. Ha continuato ad occuparsi di Wertenbaker in un breve saggio su Altre Modernità, e per altre pubblicazioni in lingua inglese. Tuttora traduce articoli accademici, racconti e documentari. Collabora stabilmente come autrice di documentari con la casa di produzione Rizoma Film che distribuisce i suoi lavori su Rai, Sky e Prime Video. È socia SIL dal 2009.

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