IL MIO PRIMO LIBRO – VALERIA CORCIOLANI

Valeria Corciolani, 21 marzo 2022

Come hai fatto a pubblicare il tuo primo libro? In che modo e in quale occasione?
Un progetto per scoprire come tante autrici siano riuscite a dare alle stampe il proprio primo libro.

VUOI SAPERNE DI PIÙ SUL PROGETTO?“]Come è arrivata ciascuna autrice alla stampa del primo romanzo, dei primi racconti Trovare un editore è stato un’impresa? Il successo è stato immediato o faticoso? L’intento è mettere a fuoco il percorso delle scrittrici dal punto di vista più in ombra del processo creativo. Questa la domanda che un giorno di parecchi anni fa Roberta Mazzanti, Silvia Neonato, Liliana Rampello e Bia Sarasini (che purtroppo non c’è più) decisero di rivolgere a scrittrici italiane o che scrivono in italiano per raccoglierle nell’archivio della Società italiana delle Letterate sotto al titolo “Il mio primo libro”.
I testi raccolti sono tutti inediti e l’idea è quella di confrontare non soltanto le esperienze personali ma anche le vie d’accesso e di presenza sulla scena editoriale delle autrici; tra le prime a rispondere al nostro invito Sereni e poi Grazia Livi, Lidia Ravera, Camilla Salvago Raggi, Elvira Dones… Prestissimo leggerete gli inediti di Bianca Pitzorno, Loredana Lipperini, Lia Levi, Chiara Mezzalama, Maria Rosa Cutrufelli, Elvira Mujčić, Sandra Petrignani, Chiara Valerio, Giulia Caminito, Beatrice Masini e tante, tante altre.

Tutti verranno pubblicati prima sul Letterate Magazine della Sil e poi raccolti nell’archivio e, chi sa, in un libro (vedi on line nel sito della Sil quelli raccolti alla voce “Il mio primo libro”). Creare un archivio significa mettere a disposizione una memoria dei percorsi, delle opportunità, degli ostacoli, degli incontri, della determinazione che hanno portato donne di talento a trasformare la propria passione per la scrittura in quell’amato e sognato oggetto concreto, un libro che si può aprire e leggere.

Tra gli scritti più preziosi c’è quello di Clara Sereni, perché se n’è andata nel 2018. Scrive di come riuscì a pubblicare nel 1974 il suo primo libro, “Sigma Epsilon”, un romanzo fantascientifico, la cui protagonista è una giovane sessantottina che le assomiglia molto. Proprio ora lo ha ripubblicato (era introvabile) la casa editrice Ali&no. Chi ama Clara Sereni potrà dunque aggiungere due tasselli alla sua conoscenza: il nostro testo e il romanzo ripubblicato e recensito per LM da Paola Èlia Cimatti. È un testo in cui narrava – come nel suo ultimo memoir, “Via Ripetta 155” uscito nel 2015 – l’impegno politico della sua generazione.

Silvia Neonato, direttrice di LM, è la curatrice del progetto, alla cui realizzazione partecipano Roberta Mazzanti (editor), Anna Maria Crispino (direttora di Leggendaria), Viola Lo Moro (poeta, socia della libreria delle donne Tuba a Roma), la presidente della Sil Elvira Federici, Maristella Lippolis (scrittrice), Gabriella Musetti (editrice e poeta). Molte altre stanno collaborando tra cui Clotilde Barbarulli e Luisa Ricaldone.

Silvia Neonato

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Ha scritto un giallo – e non sa perché – nelle notti di veglia per un figlio che non dormiva mai. Poi il marito le propone di farlo leggere a uno scrittore, ligure come lei, Lorenzo Licanzi. A lui piace e la spedisce al proprio agente letterario. Che apprezza e lo invia a Mondadori che glielo pubblica. Era il 2010. Seguono altre interessanti vicende libresche…

di Valeria Corciolani

Narra la leggenda che da bambina fossi bastevolmente iena e non mangiassi un tubo, in pratica stavo buona solo in acqua e riuscivano a nutrirmi barattando ogni boccone con favole e filastrocche che mi leggevano sino allo sfinimento. Il fatto di avere di quegli anni solo foto a bagno e libri incrostati di pappe, mi fa supporre che la leggenda non si discosti poi molto dal vero. Può essere che l’amore per lettura e scrittura affondi le sue radici proprio lì, insieme a quella per pennelli e colori.

Due grandi passioni, quella per la scrittura e il disegno, che inizialmente hanno tentato pure di farsi le scarpe una con l’altra a cominciare dalla scelta del liceo, dove galeotto fu… be’ sì, sempre lui, il libro, in questo caso Il tormento e l’estasi di Irving Stone. Il fatto che immedesimarmi in un genio come Michelangelo abbia determinato la mia scelta verso studi artistici potrebbe apparire un tantino pretenzioso, lo capisco, ma se non si perde la testa per una star eccessiva e burrascosa a quattordici anni, quando lo si fa?

Questo per spiegare che il mio debutto nel mondo dell’editoria è stato in realtà come illustratrice, ma in fondo scrivere non è poi così diverso, ho solo modificato “prospettiva”: prima raccontavo storie con le immagini, ora le racconto anche con le parole, portando a galla ciò che in fondo ho sempre saputo e cioè che scrivere e disegnare non sono altro che le due facce della stessa medaglia.

L’esordio scritto è arrivato anni dopo, prendendo corpo in quelle eterne notti di veglia tipiche di quando capita di mettere al mondo un figlio che non dorme, mai.

Un giallo.

Chissà perché poi proprio un giallo che, a parte Simenon e Fruttero & Lucentini, non era un genere che masticassi molto. Comunque quello fu, colatomi fuori in un grumo di settimane con la vaporosa incoscienza del divertimento puro, visto che nessuno lo aspettava e ansie e velleità erano pari a zero. Infatti se ne restò a frollare nella memoria del computer, celato in una cartella dall’evocativo nome di “nesciaia”, che in genovese significa scemata, giusto per dire.

Fu mio marito a parlarne per caso a Lorenzo Licalzi, scrittore ligure all’epoca cliente dello studio in cui lavorava, mentre chiacchieravano di vela e di libri e senza immaginare che si sarebbe offerto di dargli una letta.

Fu la classica minuscola pallina di neve, perché da lì tutto rotolò velocissimo gonfiandosi a valanga di step in step:

Licalzi che lo legge e gli piace.

Licalzi che mi dà il numero del suo agente dicendo di chiamarlo.

L’agente che accetta di leggerlo e, complice la motrice rotta del treno che lo porta a Milano, lo fa pure subito.

L’agente, di quella che è tutt’ora la mia agenzia, che mi telefona chiedendomi se son seduta, anzi, stesa forse sarebbe meglio, perché Giulia Ichino, editor Mondadori a cui solo tre giorni prima avevano inviato il mio manoscritto, aveva deciso di pubblicarlo.

Tempo totale di rotolamento: otto giorni netti.

Otto giorni in cui il mio perplesso e irriverente giallo, dalla cartella “nesciaia” di un vecchio e ansimante Mac, fila dritto alla Mondadori per uscirne nel 2010 con il titolo con cui era nato: Lacrime di coccodrillo.

Già, perché l’editoria è un mondo strano e insondabile, per certi versi simile a quello musicale e cinematografico.

Una volta un mio amico e famoso scrittore mi disse:

«Per scrivere un romanzo di successo sono necessarie solo quattro C e così suddivise

Creatività 10%, Cultura 10%, Capacità di scrittura 10% e… un buon 70% di grande e spropositato Culo!» Che tutto sommato mi è sembrata una lettura abbastanza realistica della faccenda.

E poi?

E poi Mondadori mi domanda di scrivere il seguito, la cui uscita però continua a slittare, fino a che con l’agente si decide di accettare l’invito di Emma Book, una casa editrice digitale gestita interamente da donne, una effervescente famiglia piena di entusiasmo e collaborazione, tramite cui scopro il mondo ricco e sfaccettato dei blog letterari, capaci di far funzionare il meraviglioso “passaparola” dei libri. Con Emma Book escono due romanzi e due racconti e il successo è immediato: con Il morso del ramarro arrivo finalista al Premio Città di Como e ne stanno ultimando la trasposizione cinematografica, tanto che si fa avanti Alessandra Tavella, allora editor di Amazon Publishing, rimasta colpita dalle tantissime recensioni positive e dai numeri delle vendite sugli store.

La casa editrice Amazon Publishing aveva aperto da poco in Italia, per questo molti ancora adesso la confondono con il Self publishing. Invece Amazon Publishing è una casa editrice esattamente come quelle tradizionali: ha i suoi editor, i suoi grafici e una cura particolare nella scelta degli autori (non accetta manoscritti che non abbiano già passato il vaglio di un’agenzia letteraria). Unico neo: il fatto che in Italia i loro libri non sono presenti fisicamente sugli scaffali delle librerie e da ex libraia confesso un po’ l’ho patito. Con loro do il via alla fortunata serie della “colf e l’ispettore”, sei romanzi che ad oggi hanno ormai superato le 160.000 copie.

E qui si fa avanti Rizzoli, che anni prima aveva letto il sequel del Coccodrillo e che mi domanda di iniziare una nuova serie con loro. Unica condizione: tenermi stretta la mia ironia e mi è parsa del tutto accettabile.

Ed eccoci arrivati così all’ultimo nato: Con l’arte e con l’inganno edito Nero Rizzoli, con cui sono tornata nelle librerie che mi erano mancate tanto.

Per il resto sono la solita tizia di dieci libri fa che, artigliata al suo portatile, vaga per la casa come una profuga e mica alla ricerca di silenzio, figurarsi, tra figli che studiano chiacchierano o suonano, amici dei figli che chiacchierano studiano e suonano, felino invadente e marito che entra e esce come un tornado, il silenzio in casa sua è pura fantascienza, no, lei si accontenta di un angolino riparato e bon. Poi certo, uno si immagina quelle cose alla Hemingway, con una bella scrivania, bicchiere pieno, il silenzio rotto solo dalla brezza dell’Avana, quindi un po’ mi dispiace rasparvela via per propinarvene una così desolatamente priva di fascino.

Cosa mi porto dietro da quel mio primo libro?

L’eccitazione impastata di commozione di quando hai tra le mani la copia fresca di stampa e ogni volta è come se fosse la prima volta; il cercare un refolo di quella vaporosa incoscienza e trovarla lì, nell’attimo in cui ti rileggi in chi ti legge e dici “ah, però, quello l’ho davvero scritto io?”; la stessa perplessità nel vedere il mio nome abbinato al termine “scrittrice”, che dopo dieci libri continua a sembrarmi appannaggio di altri che non sono io; ma soprattutto mi porto dietro gli incontri, ecco, quella è l’eredità che amo di più, perché qualcuno ha detto che i libri sono come ponti ostinati capaci di unire e creare legami e ora vi posso assicurare che sì, è davvero così.

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Valeria Corciolani è nata e vive a Chiavari. Laureata in Belle Arti, lavora come grafica-illustratrice e conduce corsi nelle scuole per avvicinare i bambini all’arte e alla creatività.

Ha pubblicato i romanzi Lacrime di coccodrillo (Mondadori, 2010; Emma Books, 2016), Il morso del ramarro (Emma Books 2014; finalista al Premio internazionale di letteratura Città di Como 2015 e di cui è quasi ultimata la trasposizione cinematografica), La mossa della cernia (Emma Books, 2016), con Acqua passata (2017) inaugura la serie dei sei romanzi della colf e l’ispettore per Amazon Publishing, da giugno 2021 è in libreria con il nuovo romanzo Con l’arte e con l’inganno edito Nero Rizzoli.

Fra i racconti Il Gatto, l’Astice e il Cammello (Antologia Giallo Panettone, Mondadori, 2012; Emma Books 2017), Mephisto (Antologia Animali noir, Falco Editore 2015; Oakmond 2018), Taglia e cuci ne Il Ponte – un Antologia (Il Canneto Editore 2018), Cose d’(a)mare e Fra il dire e il mare per la Guida Liguria di Repubblica (2019 e 2021). Ha scritto e illustrato la favola Mai perdere la testa (Grappolo di Libri, 2019), illustrato il libro per ragazzi In principio era il Kaos (Oakmond Publishing, 2018) e la fiaba Togliete il lupo dalle favole di Roberto Centazzo (Grappolo di Libri 2019).

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Redazione

Scritture, politiche, culture delle donne. E non solo. Alla ricerca di parole, linguaggi, narrazioni che interpretino e raccontino cambiamenti e spostamenti in corso. Nello scambio tra lettrici, autrici e autori – e personagge.
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