IL MIO PRIMO LIBRO – Bianca Pitzorno

Bianca Pitzorno, 30 novembre 2021

Come hai fatto a pubblicare il tuo primo libro? In che modo e in quale occasione?
Un progetto per scoprire come tante autrici siano riuscite a dare alle stampe il proprio primo libro.

VUOI SAPERNE DI PIÙ SUL PROGETTO?“]Come è arrivata ciascuna autrice alla stampa del primo romanzo, dei primi racconti Trovare un editore è stato un’impresa? Il successo è stato immediato o faticoso? L’intento è mettere a fuoco il percorso delle scrittrici dal punto di vista più in ombra del processo creativo. Questa la domanda che un giorno di parecchi anni fa Roberta Mazzanti, Silvia Neonato, Liliana Rampello e Bia Sarasini (che purtroppo non c’è più) decisero di rivolgere a scrittrici italiane o che scrivono in italiano per raccoglierle nell’archivio della Società italiana delle Letterate sotto al titolo “Il mio primo libro”.
I testi raccolti sono tutti inediti e l’idea è quella di confrontare non soltanto le esperienze personali ma anche le vie d’accesso e di presenza sulla scena editoriale delle autrici; tra le prime a rispondere al nostro invito Sereni e poi Grazia Livi, Lidia Ravera, Camilla Salvago Raggi, Elvira Dones… Prestissimo leggerete gli inediti di Bianca Pitzorno, Loredana Lipperini, Lia Levi, Chiara Mezzalama, Maria Rosa Cutrufelli, Elvira Mujčić, Sandra Petrignani, Chiara Valerio, Giulia Caminito, Beatrice Masini e tante, tante altre.

Tutti verranno pubblicati prima sul Letterate Magazine della Sil e poi raccolti nell’archivio e, chi sa, in un libro (vedi on line nel sito della Sil quelli raccolti alla voce “Il mio primo libro”). Creare un archivio significa mettere a disposizione una memoria dei percorsi, delle opportunità, degli ostacoli, degli incontri, della determinazione che hanno portato donne di talento a trasformare la propria passione per la scrittura in quell’amato e sognato oggetto concreto, un libro che si può aprire e leggere.

Tra gli scritti più preziosi c’è quello di Clara Sereni, perché se n’è andata nel 2018. Scrive di come riuscì a pubblicare nel 1974 il suo primo libro, “Sigma Epsilon”, un romanzo fantascientifico, la cui protagonista è una giovane sessantottina che le assomiglia molto. Proprio ora lo ha ripubblicato (era introvabile) la casa editrice Ali&no. Chi ama Clara Sereni potrà dunque aggiungere due tasselli alla sua conoscenza: il nostro testo e il romanzo ripubblicato e recensito per LM da Paola Èlia Cimatti. È un testo in cui narrava – come nel suo ultimo memoir, “Via Ripetta 155” uscito nel 2015 – l’impegno politico della sua generazione.

Silvia Neonato, direttrice di LM, è la curatrice del progetto, alla cui realizzazione partecipano Roberta Mazzanti (editor), Anna Maria Crispino (direttora di Leggendaria), Viola Lo Moro (poeta, socia della libreria delle donne Tuba a Roma), la presidente della Sil Elvira Federici, Maristella Lippolis (scrittrice), Gabriella Musetti (editrice e poeta). Molte altre stanno collaborando tra cui Clotilde Barbarulli e Luisa Ricaldone.

Silvia Neonato


«Imparai fin dal mio esordio quanto può essere pericolosa la letteratura». Il tema dell’esame di terza media, nel 1956, pubblicato sulle pagine del quotidiano “La nuova Sardegna”, la descrizione realistica di Stintino e la rabbia di alcuni abitanti che minacciano la giovane autrice per le sue parole ritenute offensive. Solo nel ’70 il primo libro

Di Bianca Pitzorno

21 luglio 1956. Tra meno di un mese avrei compiuto quattordici anni. Ero in vacanza a Stintino, allora un paesino di pescatori senza luce elettrica e senza acquedotto, frequentato soltanto da nove famiglie di ‘villeggianti’ che vi conducevano una vita spartana. Per noi ragazzini un paradiso dove vivere in totale libertà.

Un pomeriggio, mentre pescavo gamberi a mani nude con i piedi a mollo tra gli scogli sotto il faro, una mia amica mi chiamò dall’alto del terrapieno sventolando una copia de “La Nuova Sardegna”, il quotidiano di Sassari, arrivato come al solito con tre giorni di ritardo.

«Corri a vedere! C’è sopra il tuo nome».
Oltre al nome, c’era un mio scritto che occupava metà della terza pagina, quella della cultura.
Era il tema che avevo svolto il mese precedente durante l’esame di terza media. La scuola lo aveva segnalato al direttore del giornale che lo aveva giudicato degno di pubblicazione, insieme a quello di una mia compagna, la ‘prima della classe’, con la quale l’insegnante di lettere cercava di mantenermi in costante competizione. Competizione che entrambe rifiutavamo; lei perché era generosa e svagata e viveva in un mondo empireo dove non c’era posto per queste meschinerie; io perché riconoscevo la sua superiorità, le volevo bene, la ammiravo, e poi volevo fare la pittrice, cosa me ne importava che quella strega mi desse dieci in italiano? Scrivere, erano anni che scrivevo, poesie, racconti, romanzi, ingenui naturalmente, infantili, plagi involontari delle mie fameliche letture. Ma a pubblicarli, a vedere le mie parole stampate, proprio non ci pensavo.
Invece, eccole lì, sul grande foglio che i sassaresi avevano già letto e che gli stintinesi forse stavano già leggendo. Che vergogna!
Tornai a casa a testa bassa, cercando lungo il percorso di non incrociare lo sguardo delle poche persone che in quell’ora calda erano per strada. La mia famiglia da anni prendeva in affitto una casa affacciata sulla piazza della chiesa, all’angolo della via principale del paese. Il proprietario non era un pescatore, ma esercitava lo strano mestiere di ‘guardiafili’. Noi bambini lo guardavamo affascinati mentre si arrampicava come una scimmia su per i pali della luce con l’aiuto di due protesi falcate di metallo applicate alle scarpe per controllare le grandi valvole di porcellana bianca.
Sua moglie era l’unica sarta del paese e cuciva su un’antica macchina a pedali accanto alla porta sempre aperta, in modo da controllare tutto quanto accadeva nella piazza. Suo era anche il compito di bucare le orecchie alle bambine quando, in occasione della cresima, arrivava per loro il momento di mettersi gli orecchini, immancabilmente d’oro anche per le più povere, perché secondo la tradizione dei pirati e dei marinai l’oro alle orecchie protegge la vista. Signora Angelina sistemava un tappo di sughero dietro all’orecchio della sua vittima spaurita ma volenterosa, arroventava un ago sulla fiamma di una candela e con colpo deciso lo affondava nel lobo trafiggendolo da parte a parte. Poi grazie all’ago ci faceva passare un pezzo di filo che la felice proprietaria dei nuovi buchi doveva muovere continuamente fino a completa cicatrizzazione.
Queste e altre cose interessantissime accadevano nel paese di Stintino, molto più interessanti di quelle che accadevano a Sassari, per non parlare di Roma, Firenze o Venezia, dove nostro padre ci portava ogni settembre, perché dopo avere vissuto per un mese come selvaggi senza acqua e senza luce, senza cinema e senza radio, ci imbevessimo anche di ‘un po’ di civiltà’.
Così quando il primo giorno di esame lessi sulla lavagna il titolo del tema che dovevo svolgere, non ebbi dubbi: avrei parlato di Stintino.
Il titolo diceva esattamente: “Nella piccola città o nel paese la strada principale è familiare come la propria casa. Descrivetene le caratteristiche, ricostruendone la vita secondo la vostra esperienza”. Gli esaminatori avevano evidentemente presunto che avremmo parlato della strada principale di Sassari, la ‘piccola città’ dove vivevamo e frequentavamo la scuola. Ma grazie alle nostre molte letture sia io che la mia presunta rivale avevamo intuito che la scelta di un piccolo centro ci avrebbe offerto maggiori possibilità di ‘folclore’ o almeno di ‘colore locale’. Così l’una all’insaputa dell’altra decidemmo di parlare della località dove passavamo le vacanze, io Stintino, appunto, lei Alghero. Solo che lei scelse lo stile lirico, io quello realista.
Raccontai la strada così come la vedevo, ma soprattutto raccontai gli abitanti del paese con la sfumatura di ironica superiorità della cittadina, che oltretutto aveva già varcato molte volte il mare e visitato le ‘metropoli della civiltà’. Non avevo alcuna intenzione di offendere e non pensavo che quelle parole sarebbero cadute sotto gli occhi degli stintinesi. Se dal giornale mi avessero chiesto il permesso di pubblicarle, avrei detto di no.
Ma ormai il danno era fatto. Sapevo che gli abitanti di Stintino si sarebbero offesi e non volevo più uscire di casa, anzi, volevo tornare immediatamente a Sassari. I miei però non avevano nessuna intenzione di interrompere le vacanze e ridevano quando mi vedevano affrontata per la strada dal padrone del cane che avevo descritto randagio e pieno di pulci, che ne rivendicava minaccioso la proprietà e la pulizia. O dal bottegaio che mi sollevava sulla testa la sedia, protestando che l’avessi descritta spagliata e zoppicante. O quando i ragazzini locali mi inseguivano tirandomi sassi e sbeffeggiandomi:

«La scrittrice! La scrittrice!».
La mia presunta rivale fu ricevuta solennemente dal sindaco di Alghero che le consegnò simbolicamente le chiavi della città. Io imparai fin dal mio esordio quanto può essere pericolosa la letteratura.
Infatti quello fu il mio esordio se non ancora di scrittrice, di giornalista. Negli anni a venire La Nuova Sardegna avrebbe richiesto e ospitato molti altri miei pezzi. Scrivevo di costume, di viaggi, di critica cinematografica e teatrale. Sempre in terza pagina.
Poi arrivò il ‘68, io me ne andai dalla Sardegna e per un po’ smisi di scrivere. Ma quando nel 1970 pubblicai in Svizzera il mio primo libro, vedere le mie parole stampate non mi fece nessuna impressione. Anche perché intanto avevo imparato a cavarmela nelle assemblee furibonde e a fronteggiare la polizia nelle manifestazioni, e perché questa volta a dire il vero nessuno venne a minacciarmi con la sedia alzata o ad aizzarmi contro il cane.
Per la cronaca, la mia presunta rivale diventò una brillantissima insegnante, ma non scrisse né pubblicò mai alcun libro. Sono passati più di sessant’anni e i fatti della vita ci hanno portato a vivere lontane, ma la nostra amicizia è salda e profonda come allora.


Bianca Pitzorno è nata a Sassari nel 1942, e vive e lavora a Milano. Laureata in Lettere Antiche a Cagliari, dopo essersi occupata per qualche anno di archeologia, si è trasferita a Milano per frequentare la Scuola Superiore delle Comunicazioni Sociali, dove si è specializzata in cinema e televisione. Dal 1970 al 1977 ha lavorato alla RAI di Milano come funzionaria addetta ai programmi televisivi culturali e speciali, cioè per bambini e ragazzi. Anche dopo aver dato le dimissioni ha continuato a collaborare con la RAI, oltre che con la televisione Svizzera italiana. Tra i suoi programmi più conosciuti ci sono “Chi sa chi lo sa?” e “L’albero azzurro”.

Ha pubblicato il suo primo libro nel 1970 e dal 1977 fa la scrittrice a tempo pieno. Ha scritto quasi un trentina di romanzi per ragazzi, tra cui “Extraterrestre alla pari” (La Sorgente 1979), “La bambina col falcone” (Bruno Mondadori 1982), “Ascolta il mio cuore”, (Mondadori 1991), cronaca di un anno di scuola in una quarta elementare, e “La voce segreta” (Mondadori 1998) ultimo libro della “Saga di Lossai”. I personaggi secondari di “Ascolta il mio cuore” riappariranno nel 1994 in “Diana, Cupido e il Commendatore”. Nel 2000 pubblica con Mondadori “Tornatras” un romanzo fortemente critico centrato sull’attualità politica.

Nei primi anni del nuovo secolo abbandona la scrittura per ragazzi, dedicandosi unicamente a quella per adulti. A gennaio del 2004 esce “La bambinaia francese” (Mondadori), una rivisitazione di Jane Eyre dal punto di vista di un personaggio secondario, la bambinaia francese di Adele, la figlia illegittima di Mr. Rochester. Nel 2006 esce il saggio storico “Le bambine dell’Avana non hanno paura di niente” (Il Saggiatore). È del 2009 la biografia della cantante Giuni Russo, a cinque anni dalla morte, intitolata “Giuni Russo, da ‘Un’estate al mare’ al Carmelo”(Bompiani). Del 2010 è la versione aggiornata di “Vita di Eleonora di Arborea” (Oscar Mondadori Storia), riscritta tenendo conto di nuovi documenti venuti alla luce dopo il 1984, anno della prima edizione pubblicata da Camunia. Seguono i due romanzi “La vita sessuale dei nostri antenati” (Mondadori 2015) e “Il sogno della macchina da cucire” (Bompiani 2018), e i tre racconti uniti sotto il titolo “Sortilegi” (Bompiani 2021)

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Redazione LM

Scritture, politiche, culture delle donne. E non solo. Alla ricerca di parole, linguaggi, narrazioni che interpretino e raccontino cambiamenti e spostamenti in corso. Nello scambio tra lettrici, autrici e autori – e personagge. REDAZIONE: Silvia Neonato (direttrice), Giulia Caminito, Laura Marzi, Loredana Magazzeni, Gisella Modica, Gabriella Musetti, Sarah Perruccio
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