Nicoletta è in carcere

Gisella Modica 25 gennaio 2020

 “Con il mio corpo dietro le sbarre voglio riaprire questa storia indecente” ha detto Nicoletta Dosio, militante NO Tav in prigione dai primi di gennaio. Come Carola Rackete ha scelto di infrangere una legge che ritiene ingiusta 

Di Gisella Modica

Dopo Carola Rackete, la giovane capitana dichiarata da Salvini “una fuorilegge”, un’altra donna, non più giovane, Nicoletta Dosio, attivista NO Tav, ambientalista e comunista, insegnante di latino e greco in pensione, attualmente in carcere alla Vallette di Torino, ha agito come riteneva più giusto, rispondendo alla propria coscienza. Non “fuori”, quindi, ma “sopra la legge”. Senza appellarsi ad articoli, né invocando la norma e il diritto, ma usando il proprio corpo decisamente fuori dai canoni della bellezza corrente. 

“Con il mio corpo dietro le sbarre voglio riaprire questa storia indecente” ha dichiarato.

Intervistata dal Manifesto l’8 novembre scorso che le chiedeva se è intimorita dalla prospettiva del carcere dove dovrà scontare un anno di reclusione insieme ad altri/e, ha risposto: “Ci sono dei passaggi che devono essere affrontati quando si porta avanti con coerenza una lotta come quella contro il Tav … Questo mio gesto è per riportare l’opinione pubblica, che mi pare si stia adattando, agli orrori nei confronti di chi lotta”. E cita Rosa Luxemburg che in cella per la sua opposizione alla guerra, dichiarava: “Mi sento a casa mia in tutto il mondo, ovunque vi siano nubi, e uccelli e lacrime umane”.

Dal carcere, ai primi di gennaio, Dosio scrive una “Lettera agli oppressi” di cui trascrivo alcuni passaggi: “Sappiamo che non c’è più tempo. Bisogna agire qui e ora per evitare la catastrofe ambientale e sociale, che la follia del capitale lascia dietro di sé nella quotidiana dimostrazione e saccheggio che esso chiama progresso. (…)  E’ il momento di essere lucidi e irriducibili (…) Il tribunale che impugna le bilance della legge è l’altra faccia della guerra all’uomo e alla natura. Le loro imputazioni sono i nostri meriti: per questo ho deciso di non piegarmi al tribunale che mi condanna, di non chiedere sconti di sorta”. E invoca la giustizia sociale “come vera alternativa al carcere” e “il conflitto comune di noi oppressi contro l’oppressore di sempre”, come unica salvezza.

L’11 gennaio, a Torino, si è svolta una manifestazione in suo sostegno, e pochi giorni orsono la Biblioteca delle donne UdiPalermo ha pubblicato un appello in cui si chiede “alle signore e ai signori delle reti radiotelevisive una informazione sulle lotte di resistenza nel nostro Paese e sulle ragioni delle lotte. Dare voce al dissenso non è reato: chiediamo di conoscere la storia di Nicoletta Dosio”.

Le vicende di Carola e Nicoletta, le modalità con cui le due novelle Antigone hanno agito, ripropongono un tema dirimente per chi, uomo o donna, vuole operare delle trasformazioni: la necessità di una narrazione veritiera, a partire da sé, delle lotte, contro quelle preconfezionate dei media; la necessità del conflitto e dell’esposizione personale, dell’assunzione di responsabilità da parte di ciascuno/a nei confronti dell’attuale sistema “che opprime i deboli e imbriglia i corpi”; misurarsi sulla differenza tra legalità e giustizia – cos’è legale e cos’è giusto -, e non avere paura ad agire di conseguenza. 

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Gisella Modica

Sono nata nel 1950, vivo a Palermo, una figlia archeologa precaria, un marito, una gatta in casa, diversi in giardino. Mi sono fatta il ’68, nel ’75 ho detto addio alla doppia militanza e sono diventata femminista. Mi sono fatta tutte le manifestazioni, a partire dal salario alle casalinghe, fino a SNOQ, e tutti gli Otto Marzo, anche se non ci credevo. Sono stata candidata, poi ho detto basta! Voglio solo leggere e scrivere per cambiare il mondo. Femminista sono tuttora, molto vicina al pensiero della Comunità Diotima di Verona. Dal ’93 faccio parte della redazione della rivista Mezzocielo, bimestrale di donne autogestito, fondato nel ’92, dopo le stragi di Falcone e Borsellino, e del direttivo dell’associazione Biblioteca delle donne UDI Palermo, fondata nel 1948. Ho condotto laboratori di narrazione con donne adulte poco scolarizzate e in alcune scuole. Per Stampa Alternativa ho pubblicato Falce, Martello e cuore di gesù, e Parole di terra, tratto da un laboratorio di narrazione con le donne di un antico quartiere di Palermo. Ho pubblicato diversi racconti e saggi su riviste e antologie.

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