Inauguriamo una nuova iniziativa: dove scrivete, quando scrivete? Come scrivete? Che relazione c’è tra la vostra scrittura e il lavoro domestico? Vi chiediamo di inviarci un breve racconto (max tre cartelle) sul vostro personale rapporto tra domesticità e scrittura. Intanto leggete cosa ne dicono Le Guin e Saladino
Di Gisella Modica
«Dove scrive una donna, com’è mentre scrive, qual’ è la mia immagine, la vostra immagine, di una donna che scrive? Ho chiesto agli amici: una donna ha risposto “è seduta al tavolo della cucina, e i bambini stanno urlando”».
Lo racconta Ursula Le Guin. Confessa che ad avere avuto un’enorme influenza su di lei «quando era una giovane scribacchina» è stata la visione di Jo March descritta da Louisa Alcott in Piccole donne crescono: «… Seduta a scrivere alacremente sul vecchio divano, con i fogli sparsi su un baule davanti a sé….la scrivania di Jo era un vecchio forno di latta…Di tanto in tanto, a intervalli di due, tre settimane, Jo si chiudeva nella sua stanza, indossava la sua tenuta di scrittrice e si tuffava nel vortice… buttando giù una pagina dopo l’altra… La sua tenuta da scrittrice consisteva in un vecchio spolverino di lana nera, senza maniche, sul quale puliva il pennino senza problemi, in un berretto della stessa stoffa, ornato da un bel nastro rosso… Quel berretto funzionava anche come segnale per la famiglia, che capiva subito quando era meglio tenersi alla larga. Mamma si aggirava amorevolmente con delle tazze di tè, preoccupata che non riuscissi a mangiare. Per papà andava bene e mi portava le mele più rosse e il sidro più forte per nutrire il mio Pegaso».
Louise Alcott non aveva figli. Ma se una scrittrice ha figli, come scrive?
Le Guin cita in proposito Margaret Oliphant, che, mentre scriveva, cresceva sei figli: «La scrittura attraversava tutto. Ma era anche subordinata a tutto, veniva messa da parte ad ogni minima urgenza. Non avevo nemmeno un tavolo tutto per me, figuriamoci una stanza dove lavorare, mi sedevo all’angolo del tavolo col mio taccuino mentre intorno succedeva di tutto, come se stessi cucendo una camicia, non scrivendo un libro… Mia madre chiacchierava con chiunque fosse presente, io facevo la mia parte di conversazione continuando la mia storia…Non credo di avere mai sperimentato due ore di fila senza essere disturbata (a parte di notte quando sono tutti a letto) nel corso di un’intera vita letteraria». «Non può essere una vera scrittrice. Gli scrittori veri scrivono sui loro divani solitari, in stanze rivestite di sughero, languendo per trovare le mot juste, non è forse così?», commenta ironica Le Guin.
La caparbia voglia di scrivere di Oliphant era definita in famiglia «un’ammirevole facezia». Eppure sembra che proprio da questo «difficile, oscuro e incerto legame tra il lavoro artistico e lavoro domestico, la scrittura di Oliphant “artista-casalinga” abbia tratto giovamento. Recidere quel legame avrebbe potuto mettere a rischio la scrittura stessa, l’avrebbe potuta rendere innaturale», continua sempre Le Guin. La quale così scrive sulla relazione tra maternità e scrittura: «L’essere madre…così come l’essere scrittrice è un privilegio. Non è né un obbligo, né un destino. Parlo di madri che scrivono perché è quasi un argomento tabù, perché alle donne è stato detto che non devono provare a essere entrambe le cose perché altrimenti sia i bambini che i libri ne pagheranno le conseguenze… perché è innaturale. Il diniego opposto alle donne di poter creare e procreare insieme ha impoverito la letteratura… e nel perdere l’artista-madre perdiamo un sacco di cose». E cita a supporto una frase della poeta Alicia Ostriker: «Il vantaggio della maternità per un’artista donna è il venire a contatto in modo immediato e imprescindibile con le sorgenti della vita, della morte, della bellezza, della crescita, della corruzione».
Del rapporto tra scrittura, domesticità e maternità Le Guin parla nel saggio La Figlia della pescatrice, del 1988, contenuto in I sogni si spiegano da soli, a cura di Veronica Raimo (SUR, 2025).
In Italia, nel 1984, Grazia Livi, soffermandosi sulle raffigurazioni di alcune scrittrici nota che «nessuna di loro è stata ritratta a uno scrittoio, con la penna tra le dita» (Da una stanza all’altra Garzanti). Come si trattasse di un atto anomalo, perturbante.
Molti decenni prima, intorno agli inizi degli anni sessanta, a parecchi chilometri di distanza, una giornalista e scrittrice siciliana, Giuliana Saladino, in Romanzo civile (pubblicato postumo da Sellerio nel 2000) si poneva la medesima domanda: «Ma come scrive una donna?» Ed ecco la sua ironica (ma non tanto) risposta: «A lassa e pigghia, lascia e piglia, lascia e piglia, interrotta venti volte, suona il telefono, si perde il filo, si ricomincia, suona il citofono, tutto daccapo, ora suonano alla porta, ma figurati vieni, non facevo proprio nulla, riprendo, aspetta, la pentola a pressione fischia, ora scrivo questo, un momento, suona di nuovo il telefono, accidenti, lo metto di là, ma intanto arrivano i giornali, un’occhiata, e la lavatrice ha finito, stacco la spina, riaccendo il bagno, stendo? No, non stendo, domani ci pensa Grazietta alla biancheria, rileggiamo, ben concentrata. Nonna, posso venire? Sì amore, anche subito. Tanto per oggi non si combina più niente. L’indomani: che dici, ce ne andiamo in campagna? Pronti, andiamo. Un altro giorno c’è una qualche spesetta, anche se riduco poi sempre le liste più lunghe a pane formaggio e sigarette, quando c’è questo siamo a posto. Suvvia da brava, rileggi e scrivi, e ricomincia il citofono, la porta, il telefono, un giorno ho contato dodici interruzioni in un’ora e diciamolo pure io ci stavo, mi lasciavo usare, perché in fondo tutte le scuse sono state buone, finiamola con gli alibi e il vittimismo, si fa di tutto pur di non scrivere di cose che dolgono».
Le immagino, Ursula e Giuliana, sedute in un bar, a sorseggiare un caffè, mentre scrivono una lettera-invito indirizzata alle lettrici di Letterate Magazine…
La visione delle mie due amate scrittrici, insieme al bar, è un pre-testo per invitare, voi lettrici di LM, ad inviare un breve racconto (max tre cartelle) sul personale rapporto tra domesticità e scrittura: dove scrivete, quando scrivete? Come scrivete? Che relazione intrattenete tra scrittura e lavoro domestico? Che posto ha la scrittura tra le urgenze della vostra vita? Avete una tenuta da scrittrice? Qual’ è la vostra immagine di una donna che scrive? Che considerazione hanno i familiari della vostra scrittura, vi portano il tè o chiacchierano mentre voi scrivete?
Info
I racconti più attinenti alla nostra proposta (e non più lunghi di tre cartelle) verranno pubblicati su Letterate Magazine.
Inviateli a: gisellauno@gmail.com entro il 31 marzo 2026
Gisella Modica
Ultimi post di Gisella Modica (vedi tutti)
- 1. Dove scrivi, quando scrivi? – 30 Gennaio 2026
- Guardando sotto le parole – 24 Novembre 2025
- Un dolore senza rabbia – 12 Luglio 2025
- Le Letturate 4. Parliamo di povertà – 25 Aprile 2025
- Bianca per sempre – 8 Marzo 2025


