Notti Selvagge con Emily Dickinson

Redazione, 24 giugno 2022

Wild Nights with Emily Dickinson, terzo lungometraggio della cineasta statunitense Madeleine Olnek è un ritratto irriverente i cui obiettivi sono chiari da subito: decostruire l’immagine di donna reclusa, triste e solitaria che ha accompagnato la maggior parte delle biografie della poetessa, far emergere il grande amore da lei vissuto con un’altra donna, e far riflettere attraverso l’ironia su come la storia delle donne – nell’editoria come in molti altri ambiti – sia stata nel tempo riscritta, spesso sulla base di un retaggio patriarcale che non ammette per loro un reale protagonismo.

Ad interpretare la poetessa è Molly Shannon, attrice e sceneggiatrice americana che ha creato personaggi iconici per il Saturday Night Live e ha recitato in numerosi film e serie tv (tra cui Twin Peaks, Will e Grace, Sex and the City).

 LM ha incontrato la regista in occasione del suo tour di presentazioni del film in Italia.

Letterate Magazine: La sceneggiatura è basata sulle lettere di Emily Dickinson. In che modo hai stabilito le diverse fasi di lavoro e su che cosa ti sei basata nelle tue scelte di scrittura?

Madeleine Olnek Dal momento che, per molto tempo, gran parte della vita di Emily Dickinson è stata riscritta, era importante per me che si usassero proprio le sue lettere, così da sentire la sua storia attraverso le sue parole. Per quanto riguarda le poesie, mi interessava la teatralità, oppure qualcosa che fosse illuminante dal punto di vista psicologico – una cosa che Dickinson fa così bene – di modo che i momenti chiave della sua vita fossero inquadrati all’interno della sua visione poetica. Visto che chi scrive, spesso, non è in grado di raccontare un’esperienza se non molto dopo, queste poesie non sono ordinate in maniera cronologica, per fornire una guida alle varie fasi del suo lavoro, ma sono piuttosto organizzate per accompagnarci attraverso le varie fasi della sua vita. Il ritmo delle poesie dovrebbe così  creare un film su Dickinson vivido come la sua mente.

LM Qual è il tuo rapporto con la letteratura? E con Emily Dickinson in particolare?

M.O. Per chi scrive, leggere letteratura è sempre un’ottima idea! Però ho avuto la possibilità di studiare letteratura approfonditamente, a livello universitario, solo quando ho ottenuto la borsa di studio per studiare sceneggiatura alla Brown University con la vincitrice del premio Pulitzer per la sceneggiatura Paula Vogel. E per quanto riguarda Emily Dickinson, le falsità sul suo conto – su come fosse una morbosa reclusa senza senso dell’umorismo – avevano fatto sì che non fossi interessata a leggere la sua opera. Quando ho scoperto che quelle storie non erano vere, ho iniziato a leggere le sue opere e sono rimasta folgorata.

LM Nel film, la figura di Emily Dickinson è raccontata finalmente nella sua complessità, e non tanto in relazione ai suoi testi quanto proprio alla sua esistenza, al suo modo di far confluire la sua poesia nel mondo e nel proprio pensiero. Quale caratteristica di Emily Dickinson ti colpisce di più? E che cosa, in particolare, questo film restituisce del suo personaggio e della sua opera?

M.O. Ciò che ho amato maggiormente di Emily è stata l’intensità con cui faceva esperienza del mondo, quanto profondamente entrasse nel processo di scrittura, e la grandezza del suo amore per Sue. Quella lettera che scrisse a Sue quando stava morendo: “Sarei annegata due volte pur di salvare te dall’annegare”, è un colpo al cuore. Una relazione durata una vita che è rimasta sempre così romantica, fino all’ultimo! Per quanto riguarda la seconda domanda, che cosa il film restituisce, il film ti fa comprendere molto chiaramente come le storie delle donne e delle persone queer vengano censurate. Abbiamo ancora molto da capire di Dickinson, la quale ha condensato, nelle sue poesie, tantissime idee della psicologia moderna. 

LM Prima di essere film, questo è stato uno spettacolo teatrale. Che cosa ti ha fatto decidere di trasformarlo in un film?

M.O. La versione per il teatro è sempre stata percepita dalle persone come un film – così tanti personaggi e scenari! Volevo utilizzare il medium filmico per abitare la poesia totalmente, in un modo che solo i film ti permettono di fare. Inoltre, il film ti permette di raggiungere un pubblico più vasto – come vedi, adesso siamo in Italia!

LM Perché hai deciso di mettere in scena questa storia invece che raccontarla? (fiction vs documentario)

M.O. Quando ho letto che l’amante del fratello di Emily Dickinson, che tra l’altro ha messo insieme i primi volumi pubblicati dell’opera di Dickinson, aveva scritto un “giornale popolare” inedito intitolato “Scurrilous But True” (Scurrile ma vero), ho riso di gusto. Poi quando ne ho letto la bozza ero sbalordita: ne diceva di tutti i colori sulla gente di Amherst, Massachussetts (dove viveva Dickinson). Ho immediatamente immaginato un’attrice comica per questo ruolo. Un documentario non avrebbe reso giustizia alla comicità di questa storia.

LM Dare un volto alle protagoniste è stata una scelta molto potente e, secondo il nostro giudizio, ben eseguita. In particolare, abbiamo apprezzato il modo in cui le donne sono state riprese, anche nei momenti più intimi. Non c’è oggettificazione dei loro corpi, noi siamo sempre lì con loro. Che cosa ha guidato le tue scelte sugli aspetti visuali del film?

M.O. Per quanto riguarda le scene con Emily e Susan a letto, volevo che la videocamera si mettesse lì con loro, e ho scritto la scena come una lunga conversazione così che la videocamera potesse davvero stare lì con loro a lungo. E l’operatrice Anna Stypko ha fissato la cinepresa sui loro volti. Naturalmente, la scena poteva funzionare solo non concentrandosi sui loro corpi ma piuttosto su ciò che accade nei loro sguardi nel momento in cui l’una sta pensando a ciò che dice l’altra. Stanno parlando della scrittura di Emily, che è estremamente importante per entrambe.

Inoltre, volevo che Emily e Susan sgattaiolassero in camera da letto durante una festa, e che la cinepresa le inquadrasse improvvisamente dall’alto mentre si rotolano sul letto per un bacio veloce. Questo per far vedere come vivevano gli aspetti pubblici e privati della loro relazione, dal momento che due donne del diciannovesimo secolo non potevano portare allo scoperto la loro relazione. Ad essere onesta, non mi è mai interessato rappresentare esplicitamente scene di sesso – sono sempre molto più interessata a ciò che accade dopo che due persone sono state a letto insieme. Questo ha fatto sì che “Wild Nights With Emily” sia, come ci piace definirlo, “un intrattenimento omosessuale per tutta la famiglia”.

LM Pensiamo che uno dei punti di forza del film sia l’ironia. Questo elemento era presente fin dall’inizio nell’ideazione del film?

M.O. Assolutamente sì. L’aspetto ironico che in primis mi ha portata a questo progetto, è il modo in cui la vita di Emily Dickinson è stata rimaneggiata in maniera tale da apparire l’opposto di ciò che è stata in realtà, così estremamente all’opposto.

LM Le donne sono le protagoniste del film. Anche quelle che hanno ruoli minori sono raccontate nella maniera più complessa possibile. Al contrario, gli uomini sembrano avere una sola dimensione, cosa che enfatizza le loro mancanze. Questa è stata una scelta voluta?

M.O. Quando il regista Spike Lee ha debuttato con i suoi primi film, gli chiedevano quando avrebbe girato dei film con personaggi bianchi. Lui rispondeva che anche se tutti i suoi film avessero avuto personaggi neri, questo non avrebbe minimamente intaccato l’ammontare di film prodotti senza presentare personaggi neri. Io sento che la stessa cosa è vera per i film con protagoniste donne raccontate da registe ed autrici. È vero che in questo film si ride dei personaggi maschili che, nel film, non hanno grande considerazione per la poesia di Emily Dickinson ma ciò è basato su quanto realmente accaduto. Aristotele dice che la tragedia rappresenta gli uomini migliori di quello che sono e la commedia li dipinge peggiori. Io non credo che questi personaggi maschili siano unidimensionali, penso che fossero realmente così. Credo che Brett Gelman – che ha recitato in “Fleabag” – sia eccezionale nelle vesti di Higginson. Così sottile. Lui è colui al quale Dickinson ha spedito 90 poesie durante la sua vita. Gelman curava le edizioni di poesia per l’Atlantic Monthly magazine, si considerava un paladino delle scrittrici, e si rifiutò di pubblicare le opere di Dickinson. Anche l’umorista Mark Twain ha definito Higginson “una specie di buffone” – dunque credo che il ritratto di Higginson sia molto accurato. Molte delle cose che dice nel film sono sue citazioni – quelle che ho trovato particolarmente divertenti. Austin Dickinson, fratello di Emily Dickinson, è impersonato dalla star di MTV Kevin Seal, che è un comico molto divertente. È risaputo come il fratello di Emily non abbia mai compreso la poesia della sorella e il motivo per il quale “sollevasse un tale polverone”. Kevin coglie questo in maniera perfetta. Può sembrare scioccante che gli uomini siano solo delle spalle comiche in un film, ma questa è la vera storia di Emily che cerca di far circolare la sua opera nel mondo. 

 

Ringraziamo Chiara Cremaschi e Sara Filippelli per la realizzazione di questa intervista, Federica Soddu per la traduzione e Sarah Perruccio per la revisione. 

 

Per informazioni sulla programmazione ordinaria e sulle presentazioni che in aggiunta prevedono il dibattito con regista consultare la pagina Facebook di Cineclub Internazionale Distribuzione, aggiornata quotidianamente

 

 

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Redazione LM

Scritture, politiche, culture delle donne. E non solo. Alla ricerca di parole, linguaggi, narrazioni che interpretino e raccontino cambiamenti e spostamenti in corso. Nello scambio tra lettrici, autrici e autori – e personagge. REDAZIONE: Silvia Neonato (direttrice), Giulia Caminito, Laura Marzi, Loredana Magazzeni, Gisella Modica, Gabriella Musetti, Sarah Perruccio
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