La consolazione possibile

Chiara Mezzalama, 23 febbraio 2022

Sentirsi meno sole e soli nell’esperienza del lutto. Le parole che la rabbina Delphine Horvilleur, nel suo “Piccolo trattato”, per stendere un ponte «tra coloro che sono stati e coloro che saranno. I nostri racconti sacri aprono un passaggio tra i vivi e i morti». Il libro è appena uscito in Italia

di Chiara Mezzalama

Da quando la morte ha incrociato il mio passo, facendomi cadere, la sento ronzarmi attorno. Non posso ignorarla ma nemmeno pensarci tutto il tempo, sono viva, almeno per adesso. Allora leggo di Lei, tutto quel che trovo. La letteratura sul lutto, scopro, è sconfinata. In fondo non mi sorprende più di tanto, di cos’altro si dovrebbe scrivere? Leggere mi aiuta a mettere una distanza, a sentirmi meno sola nell’esperienza del lutto, a capire che scompiglio ti produce dentro soprattutto quando è improvvisa, traumatica, straziante, e quanto dolore ti lascia.
Mi sono così imbattuta in una piccola perla, in uscita per Einaudi, nella traduzione di Elena Loewenthal¹ Piccolo trattato di consolazione – Vivere con i nostri morti della rabbina francese Delphine Horvilleur. Essere rabbine significa confrontarsi con la morte, soprattutto quando vieni chiamata per le orazioni funebri e passi molto del tuo tempo al cimitero, accanto alle persone che hanno appena perso qualcun*, scrive Horvilleur e aggiunge: «La morte può seguirti, ma ci sono molti modi di far perdere le tue tracce». Intrecciando racconti, pensieri e racconti biblici, questo trattato sulla morte è paradossalmente pieno di vita, perché è ai vivi che si rivolge, con una grande compassione, con intelligenza, erudizione e una discreta dose di umorismo, sempre presente nella tradizione ebraica, anche nei momenti più tragici.
Nel 2020 la morte è venuta a bussare alle porte di noi umani, poco abituati a ricordarci di Lei, nel nostro considerarci modern*, invulnerabil*, sognandoci talvolta immortal*. La rabbina si è trovata per la prima volta a dover accompagnare dei rituali funebri a distanza, capendo così che «trovare le parole e conoscere questi gesti è il cuore del mio lavoro». Forse da qui l’esigenza di raccogliere le sue esperienze e le sue considerazioni in questo libro prezioso. Le storie mille volte raccontate devono acquisire senso per le persone che le ascoltano, come fossero scritte per loro, creando ponti tra le generazioni, «tra coloro che sono stati e coloro che saranno. I nostri racconti sacri aprono un passaggio tra i vivi e i morti».
Horvilleur declina questa tradizione attraverso storie vissute, la prima delle quali è quella di Elsa Cayat, la psicoanalista morta nell’attentato alla redazione di Charlie Hebdo, nel gennaio 2015. Nel cimitero di Montparnasse, dove i sopravvissuti si sono ritrovati, quali parole pronunciare per conciliare il sacro con l’ateismo dichiarato dei giornalisti e della famiglia di Elsa? Come tenere insieme i pezzi di una nazione ferita e sconvolta? Si può essere una rabbina laica? E che cosa significa esattamente?
Il tempo sacro del kadosh, che significa in ebraico letteralmente «a parte», racconta qualcosa dell’esperienza di chi incontra la morte, quella frattura del tempo lineare e del sentimento di trovarsi in un tempo fuori-dal-tempo, un intervallo breve e fondamentale, «luminoso», che può fare la differenza tra un lutto accettabile e un lutto patologico, senza consolazione possibile. È lì che si trova la rabbina, con le sue parole, le storie, le usanze e le tradizioni bibliche, ma anche con la capacità di capire in brevissimo tempo che persona è stata quella che ci ha lasciati e che persone sono quelle che restano, che si tratti di una compagna, di un figlio, di un bambino che ha perso il fratello, di un’amica, di un genitore e tanti altri e altre che Horvilleur ricorda e racconta nel suo libro.
Che cosa facciamo di questi morti? «Non saprei dire se far risuonare le loro voci sia un omaggio o una mancanza di rispetto. Non c’è niente di più pericoloso che far parlare i morti. Ma niente è più sacrilego che farli tacere». Ci sono delle immagini bellissime e potenti come quella del canestro che si intreccia dal basso in alto, ogni filo intrecciandosi sulla trama ordinata della generazione precedente. Ma se in una famiglia c’è una fila strappata o rovinata, come è accaduto a tutte le famiglie di origine ebraica, come si può riprendere la costruzione del canestro? E ancora, cosa ne è stato del processo di pace israelo-palestinese dopo l’assassinio di Isaac Rabin? Dall’intimo all’universale, così ci accompagna questo bellissimo trattato di consolazione.

¹Le citazioni qui sono tradotte da me, Elena Loewenthal mi perdonerà.

 

Delphine Horvilleur, “Piccolo trattato di consolazione. Vivere con i nostri morti”, traduzione di Elena Loewenthal, Einaudi 2022

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Chiara Mezzalama

Chiara Mezzalama è nata a Roma il 28 settembre 1972. Scrittrice, traduttrice e psicoterapeuta, vive tra Roma e Parigi e ha due figli. Ha pubblicato nel 2002 una raccolta di racconti Regina ed altre finestre, Edizioni Full Color Sound. Ha pubblicato racconti per varie antologie tra cui Allupa Allupa. Stupore e allarme di 25 scrittori e 25 artisti visivi, Derive approdi, 2006. In settembre 2009 è uscito il suo primo romanzo, Avrò Cura di Te per la casa editrice E/O. Ha scritto i primi tre volumi per bambini della collana Perchésì di Edizioni Estemporanee, usciti tra il 2013 e il 2014. Ha scritto con Lidia Ravera e Gaia Formenti il feuilleton Tre donne sull’isola uscito a puntate sulla rivista Leggendaria, con la quale collabora, e pubblicato in versione integrale dalla casa editrice Iacobelli, 2014. È membro dell’associazione Piccoli Maestri, scuola di lettura. Il suo secondo romanzo Il Giardino persiano è uscito nel 2015 per E/O. È stato tradotto (e censurato) in persiano, in francese e adattato per una versione illustrata Le jardin du dedans-dehors, Éditions des Éléphants, vincitore del prestigioso Prix Sorcières 2018. Era a Parigi durante gli attentati del 2015 e ha scritto Voglio essere Charlie: diario minimo di una scrittrice italiana a Parigi Edizioni Estemporanee. Insegna letteratura presso l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Il suo ultimo romanzo Dopo la pioggia, edizioni E/O, è stato presentato al Premio Strega 2021.

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