IL MIO PRIMO LIBRO – Rosella Postorino

Rosella Postorino, 17 novembre 2021

Come hai fatto a pubblicare il tuo primo libro? In che modo e in quale occasione?
Un progetto per scoprire come tante autrici siano riuscite a dare alle stampe il proprio primo libro.

VUOI SAPERNE DI PIÙ SUL PROGETTO?“]Come è arrivata ciascuna autrice alla stampa del primo romanzo, dei primi racconti Trovare un editore è stato un’impresa? Il successo è stato immediato o faticoso? L’intento è mettere a fuoco il percorso delle scrittrici dal punto di vista più in ombra del processo creativo. Questa la domanda che un giorno di parecchi anni fa Roberta Mazzanti, Silvia Neonato, Liliana Rampello e Bia Sarasini (che purtroppo non c’è più) decisero di rivolgere a scrittrici italiane o che scrivono in italiano per raccoglierle nell’archivio della Società italiana delle Letterate sotto al titolo “Il mio primo libro”.
I testi raccolti sono tutti inediti e l’idea è quella di confrontare non soltanto le esperienze personali ma anche le vie d’accesso e di presenza sulla scena editoriale delle autrici; tra le prime a rispondere al nostro invito Sereni e poi Grazia Livi, Lidia Ravera, Camilla Salvago Raggi, Elvira Dones… Prestissimo leggerete gli inediti di Bianca Pitzorno, Loredana Lipperini, Lia Levi, Chiara Mezzalama, Maria Rosa Cutrufelli, Elvira Mujčić, Sandra Petrignani, Chiara Valerio, Giulia Caminito, Beatrice Masini e tante, tante altre.

Tutti verranno pubblicati prima sul Letterate Magazine della Sil e poi raccolti nell’archivio e, chi sa, in un libro (vedi on line nel sito della Sil quelli raccolti alla voce “Il mio primo libro”). Creare un archivio significa mettere a disposizione una memoria dei percorsi, delle opportunità, degli ostacoli, degli incontri, della determinazione che hanno portato donne di talento a trasformare la propria passione per la scrittura in quell’amato e sognato oggetto concreto, un libro che si può aprire e leggere.

Tra gli scritti più preziosi c’è quello di Clara Sereni, perché se n’è andata nel 2018. Scrive di come riuscì a pubblicare nel 1974 il suo primo libro, “Sigma Epsilon”, un romanzo fantascientifico, la cui protagonista è una giovane sessantottina che le assomiglia molto. Proprio ora lo ha ripubblicato (era introvabile) la casa editrice Ali&no. Chi ama Clara Sereni potrà dunque aggiungere due tasselli alla sua conoscenza: il nostro testo e il romanzo ripubblicato e recensito per LM da Paola Èlia Cimatti. È un testo in cui narrava – come nel suo ultimo memoir, “Via Ripetta 155” uscito nel 2015 – l’impegno politico della sua generazione.

Silvia Neonato, direttrice di LM, è la curatrice del progetto, alla cui realizzazione partecipano Roberta Mazzanti (editor), Anna Maria Crispino (direttora di Leggendaria), Viola Lo Moro (poeta, socia della libreria delle donne Tuba a Roma), la presidente della Sil Elvira Federici, Maristella Lippolis (scrittrice), Gabriella Musetti (editrice e poeta). Molte altre stanno collaborando tra cui Clotilde Barbarulli e Luisa Ricaldone.

Silvia Neonato


«Il mio esordio nella narrativa fu con un racconto: lo inviai a Simona Vinci, che non conoscevo di persona. Non solo mi rispose, ma lo fece leggere a un editor. Frequentare il mondo editoriale invece di incoraggiarmi mi spingeva a desistere, mi sentivo una che aspira a fare qualcosa che non è un suo diritto, mai avrei confessato a qualcuno di aver scritto un romanzo»

Di Rosella Postorino

Ero andata a vivere a Roma e avevo cominciato a lavorare in un ambito che non mi piaceva per niente: il pensiero di condurre per sempre quella vita, ignorando il mio desiderio di scrivere, mi tormentava. Così decisi di confrontarmi con la stesura di racconti anziché dei soliti frammenti, brani di prosa non classificabili, che nessuno avrebbe mai pubblicato, e che tra l’altro nessuno aveva mai letto. Prima non mi concedevo neppure il diritto di immaginarla, una pubblicazione, ma in quel momento avevo bisogno di speranza. Ero in una chiesa romana ad ascoltare un gospel e guardando i soffitti affrescati sentii affiorare la voce di una suora che parlava di desiderio, del suo rapporto con il desiderio. Tornata a casa, nella stanza doppia sulla tangenziale che condividevo con un’amica, ascoltai quella voce e scrissi In una capsula – sul computer dell’amica, perché il mio si era rotto.

Uno o due anni dopo mandai il racconto a Simona Vinci – che era la mia scrittrice italiana preferita – anche se non la conoscevo, intendo di persona; usai l’indirizzo mail del suo sito web. Non volevo nulla, solo essere letta da lei, perché come me amava Duras, Morante, McEwan, perché i suoi libri li regalavo a chi consideravo importante. Lei fu così generosa da rispondermi e qualche mese dopo, inaspettatamente, mi disse che aveva fatto leggere In una capsula a Severino Cesari: sarebbe uscito in un’antologia pubblicata da Einaudi Stile Libero.

Esordii con un racconto avendone scritti in realtà pochissimi, forse una dozzina. Non avevo neppure un romanzo pronto e per lungo tempo non ebbi neppure un’idea narrativa, l’impresa stessa mi spaventava. Poi accadde, lo scrissi in pochi mesi, solo nei weekend. Intanto avevo cambiato lavoro e quello che facevo mi piaceva, perché riguardava i libri, ma mi condannava – accade anche adesso, che di romanzi ne ho pubblicati quattro – a scrivere nei ritagli di tempo.

La cosa bella del primo romanzo è che si costruisce dentro una specie di incoscienza, con libertà assoluta, dato che nessuno lo aspetta (dal mio racconto einaudiano erano passati tre anni: chi mai si sarebbe ricordato di me?) A volte pensavo che non avrei pubblicato più nulla, eppure mi sedevo al tavolo di plastica bianca, di quelli da giardino, nella mia stanza singola vicino all’Aniene, e battevo al computer – ne avevo uno nuovo – come fosse l’unica cosa sensata. Dopo l’estate il romanzo era finito, ma rimase nel mio portatile. Frequentare il mondo editoriale (allora ero un’addetta stampa) invece di incoraggiarmi mi spingeva a desistere, mi sentivo un’imbucata, una che aspira a fare qualcosa che forse non è un suo diritto, e mai avrei confessato a qualcuno di aver scritto un romanzo. D’inverno però mi torna sempre un po’ di disperazione e nell’inverno del 2006, per uscirne, pensai di cercare un agente. Non un editore: molti li conoscevo, e a dar loro il manoscritto mi sarei vergognata. La prima agente a rispondermi diventò la mia, lo è tuttora. Trovò un editore in dieci giorni.

La stanza di sopra andò in libreria all’inizio del 2007, e fu un secondo esordio. Ne parlarono i maggiori quotidiani, entrai nella dozzina Strega, vinsi qualche premio. Ma a definirmi scrittrice provavo ancora imbarazzo. Forse è successo con il terzo romanzo, sette anni dopo quel primo racconto edito: finalmente mi sono legittimata, mi sono riconosciuta.

Non ho smesso di abitare a Roma, ma adesso lavoro su un tavolo di legno; se entro in chiesa mi viene sempre, sempre voglia di scrivere, e per superare l’inverno progetto ancora romanzi: nei weekend e d’estate tento di scriverli – non conosco altri modi per sperare.


Rosella Postorino (Reggio Calabria, 1978) vive e lavora a Roma. Ha vinto il Premio Campiello 2018 con Le assaggiatrici.

Ha pubblicato i romanzi La stanza di sopra (Neri Pozza, 2007, Feltrinelli 2018; Premio Rapallo Opera Prima), L’estate che perdemmo Dio (Einaudi, 2009; Feltrinelli 2021; Premio Benedetto Croce e Premio speciale Cesare de Lollis), Il corpo docile (Einaudi, 2013; Premio Penne) e Le assaggiatrici (Feltrinelli, 2018; Libro dell’anno per i gruppi di lettura di Fahrenheit Radio Tre, Premio Campiello, Premio Rapallo, Premio Pozzale Luigi Russo, Premio Vigevano Lucio Mastronardi, Premio Chianti, Premio Wondy, Premio Sogna Lib(e)ro e, in Francia, Prix Jean Monnet). Il suo libro per ragazzi Tutti giù per aria è uscito nel 2019 per Salani. Per Laterza è apparso Il mare in salita (2011) e per Bompiani la pièce teatrale Tu (non) sei il tuo lavoro (Working for Paradise, 2009). Ha tradotto e curato Moderato Cantabile (2013) e Testi segreti (2015) di Marguerite Duras per Nonostante edizioni.

Fotografia a cura di Carlo Gianferro

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Redazione LM

Scritture, politiche, culture delle donne. E non solo. Alla ricerca di parole, linguaggi, narrazioni che interpretino e raccontino cambiamenti e spostamenti in corso. Nello scambio tra lettrici, autrici e autori – e personagge. REDAZIONE: Silvia Neonato (direttrice), Giulia Caminito, Laura Marzi, Loredana Magazzeni, Gisella Modica, Gabriella Musetti, Sarah Perruccio
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