Poetessa pastora

Loredana Magazzeni, 05 gennaio 2021

E’ un documento inaspettato e prezioso, che si ristampa in occasione dei novant’anni dalla morte della poetessa senese Dina Ferri (1908-1930), questo Quaderno del nulla e altri testi, da lei composti nella sua breve vita (muore appena ventiduenne), raccolti postumi in edizioni diverse grazie al precoce interesse di letterati amici (la prima edizione nel 1931, subito dopo la morte, a cura di Pietro Misciattelli, fu tradotta e pubblicata a Boston nel 1933, poi ristampata nel 1974 a cura di Idilio  Dell’Era, nel 1999 a cura di Luigi Oliveto e da ultimo in ristampa anastatica per Effigi nel 2016).

Qual è l’interesse che da subito promana dagli scritti di quella che venne allora definita “la poetessa pastora” e per la loro riproposizione da parte di un gruppo di studiosi toscani, fra cui oggi la curatrice Nicoletta Mainardi e Marco Marchi, autore della densa e intensa prefazione? Intanto la gratitudine per il porgere a noi una delle tante voci di donne di cui si è persa memoria, operazione che gli studi di genere e la critica femminista apprezzano in massimo grado, una voce che dalla brevità della sua esistenza rilancia un testimone intenso di vita, di sensibilità, di cultura che si tiene fra le mani come un dono prezioso.

Le poesie miste a lettere a familiari e amici, brevi storie tratte dal filò, riflessioni varie costituiscono l’ossatura di un quaderno di vita, la traccia esistenziale in senso stretto, con cui una ragazza di campagna, amante della cultura e dell’istruzione, che studia per diventare maestra, irrora la sua vita quotidiana di osservazioni e interrogativi.

Quaderno del nulla è già un’indicazione di estetica, e di politica: avrebbe potuto chiamarlo Quaderno del Tutto, per via dell’infinità che affiora da quelle pagine. Ma ha presente la lezione di Pascoli e crede nell’umiltà delle vite piccole, da cui proviene. Come per le montagne di Antonia Pozzi, davanti a sé Dina ha la vastità di una natura e di un paesaggio totalizzanti: le colline toscane, la Maremma, le mandrie di buoi, gli uccelli, gli insetti e la flora selvatica sono le presenze che esaltano i suoi sensi ed entrano prepotentemente nelle poesie. E’ un’occasione per noi l’incontro di una scrittura che mette nero su bianco ciò che i Macchiaioli hanno dipinto: la luce, la solitudine, il silenzio, i muretti scalcinati, l’ombra delle colline. E immerse in questo paesaggio le presenze umane e animali, ma soprattutto quella di colei che tutto porta via, la presenza immersiva della morte che sovrasta tutte le vite, soprattutto le vite dei bambini.

Così Dina descrive come pochi altri (penso a Federico Tozzi, a Renato Fucini) quello che doveva costituire la quasi totalità del paesaggio italiano pre-industriale, quell’Italia agricola degli anni Venti, ancora sofferente dei postumi della grande guerra, che trova scarsa collocazione letteraria da parte delle scrittrici, di solito provenienti dal ceto medio o altoborghese. Ferri parla del “nulla” perché ha coscienza di partire dal grado zero della conoscenza, quello che comprende ed è pronto ad abbracciare le infinite possibilità del vivente su cui sta costruendo la propria lingua, non più l’antica lingua delle contadine toscane (già poetica per antica tradizione, come nota Marchi) e non ancora la lingua della comunità letteraria, che sta cercando, come sta cercando se stessa: 

“Oggi ho scoperta una gran cosa: che non conosco me stessa. (Chi?)”. 

In questa meditazione costante attorno alle cose e alla scrittura, è capace di “accensioni” improvvise, di intuizioni profonde come quella (scritta in ospedale due mesi prima di spegnersi per peritonite, conseguente a una tubercolosi intestinale), secondo cui ciascuna vita umana è un libro scritto:

Ospedale di Siena, 4 aprile 1930

La mia vita fino ad oggi? E’ un libro di quattro pagine. Come per le viole, la prima è più odorosa. L’ultima è sgualcita dalla pioggia, proprio come l’ultima mammola piegata sullo stelo dall’acquazzone d’estate. Tornerà il sole? 

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Ieri dissi che la mia vita trascorsa è un libro di quattro fogli. Oggi penso che la vita di tutti è un libro in ogni tempo, non importa di quanti fogli. Anche tra questi, come tra quelli che raccoglie il libraio nella sua bottega, ci sono i libri che aprono al bello la mente e curano il cuore ammalato. Accanto a questi stanno i libri che non si devono leggere o di cui si devono temere i pensieri che intossicano l’anima, con il profumo troppo acuto di un fiore che la terra non dà”.

Consapevolezza di sé, impegno e riflessività sono i fondamenti di questo giovane talento che non ha avuto se non una manciata di anni per dispiegarsi, ma che resta comunque per i lettori una precisa e importante testimonianza della produzione letteraria di donne che per classe sociale non erano destinate (se non di rado) alla scrittura e all’istruzione.

Un destino che Dina ha deviato e percorso fino in fondo, aprendoci il suo laboratorio letterario e permettendoci di entrare, seppure per un attimo, nella vita di una giovane intellettuale degli anni Venti.

 

Dina Ferri, Quaderno del nulla e altri testi, a cura di Nicoletta Mainardi, introduzione di Marco Marchi, Firenze, Le Lettere, 2020, € 18,00

 

PASSAPAROLA: FacebooktwitterpinterestlinkedinFacebooktwitterpinterestlinkedin GRAZIE ♥
The following two tabs change content below.

Loredana Magazzeni

Loredana Magazzeni vive a Bologna, si occupa di poesia, critica letteraria e storia dell’educazione delle donne. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Scienze pedagogiche, e pubblicato un saggio sulla storia dell’educazione femminile: Operaie della penna. Donne, docenti e libri scolastici fra Ottocento e Novecento (Aracne, 2019). Ha co-curato varie antologie di poesia, fra cui Cuore di preda. Poesie contro la violenza sulle donne (CFR, 2012), Fil Rouge. Antologia di poesie sulle mestruazioni (CFR, 2016) con A. Barina, con F. Mormile, B. Porster e A.M. Robustelli Corporea. Il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (Le Voci della Luna Poesia, 2009), La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (La Vita Felice, 2015), Matrilineare, Madri e figlie nella poesia italiana dagli anni Sessanta ad oggi (La Vita Felice, 2018). È da più di vent’anni nel Gruppo ’98 Poesia, nella redazione della rivista Le Voci della Luna e nell’Associazione Orlando di Bologna. Fa parte del Collettivo di traduzione WIT (Women in Translation), con cui ha pubblicato l’antologia Audre Lorde, D’amore e di lotta. Poesie scelte (Le Lettere, 2018). È nell’attuale direttivo della SIL (Società italiana delle letterate).

Ultimi post di Loredana Magazzeni (vedi tutti)

Categorie
0 Comments
0 Pings & Trackbacks

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.