Donne e motori

Silvia Neonato, 13 gennaio 2021

Un bel corpo di donna, sensuale, di spalle, il volto non conta, per vendere un prodotto. Per meglio dire un sedere di donna per vendere, in questo caso, il più classico degli oggetti maschili, un’auto. “Donne e motori”, come si diceva un tempo (e si aggiungeva: “gioie e dolori”). Un tempo in cui camionisti e meccanici, e non solo loro, esponevano in bella vista calendari quasi porno di donne seminude e superdotate, spesso prive della testa, senza pensare che avrebbero potuto offendere una passante, una cliente, loro figlia. Se ne vedono ancora in giro, nei luoghi di lavoro, in misura molto minore però. Forse le proteste di questi decenni hanno colpito nel segno. 

Ma basta niente e l’immagine consunta prima o poi ritorna, come gli zombie. Soprattutto in pubblicità artigianali, fatte in casa. Mi è capitato di recente di commentare per il quotidiano Il Secolo XIX un grande cartellone pubblicitario esposto sui muri di Savona, che la sindaca di centro destra Ilaria Caprioglio ha deciso di far rimuovere. È l’invenzione di un rivenditore di auto usate che in alto ha scritto “Usato garantito Dream Car”. Sotto la scritta c’è una donna di spalle semisdraiata su un auto. Ancora sotto l’allusiva scritta: “… sai di non essere stato il primo, ma te ne importa qualcosa?”.

Voglio pensare positivo a tutti i costi per non soccombere a questi duri giorni, metto da parte il fastidio e noto che almeno la verginità non sembra essere così fondamentale come pochi anni fa, quando in Occidente si poteva ripudiare una moglie non più “integra”. O addirittura ammazzarla per via di quel corpo già usato da un altro. Ora invece, per vendere un auto usata, si può scherzare con il potenziale maschio acquirente: non ti importerà mica di non essere stato il primo?

In questi decenni qualche novità positiva c’è stata, grazie alle proteste di tante attiviste e femministe e all’indimenticabile documentario di Lorella Zanardi sul corpo delle donne dove appendevano, tra l’altro, ragazze scosciate e salami al soffitto. Nel ciclismo professionista internazionale, ad esempio, hanno già eliminato miss Tappa ovvero la bella ragazza un po’ snudata che baciava il vincitore mentre stappava champagne. E anche nella Formula Uno non salgono più sul podio belle figliole con scollature vertiginose: i vincitori sono soli tra i soliti spruzzi di champagne. 

Altra novità, non so se positiva, decidete voi che leggete, è che ora in pubblicità sono spuntati anche i maschi, giovani ovviamente, in genere unti come capitoni, che espongono bicipiti ma anche natiche superdotate. Non ammiccano però, sfidano, incedono, accendono fiaccole, predano addirittura! Siamo infatti noi femmine della specie a essere offerte insieme al prodotto in vendita. In pasto metaforico.   

A parecchie donne questo uso del loro corpo fa molta rabbia, qualcuna immagino resti indifferente, vista la quantità di signorine mezze nude che ci propinano fin dalla culla. A parecchi uomini la donna scollacciata piace altrimenti i pubblicitari – che ormai sono scienziati e conoscono l’animo umano quanto gli psicoanalisti – non continuerebbero a usarla. Del resto il concessionario di auto usate savonese ha dichiarato ai cronisti che non pensava di offendere le donne. “Non lo avrei mai fatto. La prossima volta metterò degli uomini”. Ma adescheranno il sesso forte? Chissà. I bei modelli maschili mezzi nudi che vediamo in tv o sulle riviste pubblicizzano prodotti per altri maschi, maschi che solitamente liquidano le foto con la frase “quei modelli sono tutti gay”. Il che, immagino sia un tentativo per preservare l’idea di virilità, ma non impedisce loro di continuare a comprare quei prodotti. 

Una cosa è certa: queste donne sdraiate su moto o auto o abbracciate a salumi e altri oggetti (la fantasia umana nelle diverse città italiane è incredibile) riflettono un’idea volgare e grottesca del corpo femminile e della sessualità. Grottesca non tragica. Se non fosse che a forza di svalutare le donne, di farne merci tra le merci, finisce che poi nel mondo vengano picchiate, stuprate, vendute, comprate, mutilate, uccise, malgrado il genere umano si sia ormai dotato di leggi che dovrebbero evitare questo massacro. 

Ma la strada è ancora lunga. Va percorsa, anche con un’auto usata. Senza scomodare verginità e donne mezze nude.

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Silvia Neonato

Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte del direttivo di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri collettanei.

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