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Iris, partigiana bella e fiera, compagna del comandante Diaz e Redenta, sposa del comandante fascista Vetro, muta e succube intrecciano i loro destini nel romanzo I giorni di Vetro di Nicoletta Verna. Una vicenda appassionante e ispirata a fatti veri, in cui le protagoniste lottano per la propria vita e libertà

Di Simona Raimondo

Di alcune storie esistono più versioni. Di altre, invece, l’unica versione possibile è quella che è arrivata fino a noi attraverso la memoria, i ricordi di chi c’era, i libri di storia.

Nel caso delle atrocità commesse dai fascisti e dai nazifascisti tra il 1943 e il 1944 in Emilia-Romagna tra Castrocaro, Tavolicci e Forlì, la versione è che quegli uomini schierati tra le file di Hitler e Mussolini a ridosso della fine della Seconda guerra mondiale, hanno scelto di stare dalla parte sbagliata: quella del male, dell’orrore assoluto. Ed è l’unica versione possibile.

I giorni di Vetro di Nicoletta Verna, pubblicato da Einaudi apre un piccolo squarcio su quei giorni, e lo fa attraverso la voce e gli occhi di due donne molto diverse tra loro, Redenta e Iris, grazie alle quali l’autrice sembra voler dare al lettore due versioni di quella Storia a senso unico di cui si è detto. Una volta conosciute le due protagoniste, però, ci si accorge subito che la Storia, purtroppo, è unica. La differenza sta solo nel modo in cui le due donne che la vivono hanno deciso di guardarla in faccia.

Per prima, Verna ci presenta Redenta, che nasce a Castrocaro lo stesso giorno in cui viene assassinato Matteotti, in una famiglia umile e sfilacciata, quarta figlia dopo che la madre, Adalgisa, aveva dato alla luce tre figli morti, la prima a rimanere viva. Sin da subito, Redenta mostra di essere una bambina diversa dalle altre: non piange da neonata e, per buona parte dell’infanzia, non spiccica una parola. Mentre la madre se ne dispera, la nonna, l’infermiera Fafina che nel paese è temuta e rispettata come e più di un uomo, pare non darvi peso: Redenta, infatti, è nata per via di un sortilegio espressamente richiesto dalla madre all’alchimista del paese. Stanca di partorire figli morti, Adalgisa ha stretto un patto col diavolo, e una figlia con quella che da subito verrà definita “la scarogna” è il prezzo da pagare. Muta, quindi, ma viva e in salute, almeno fino al giorno in cui non viene colpita dalla poliomielite, che, pur lasciandola vivere, le toglierà per sempre l’uso di una gamba.

Nonostante la disgrazia, Redenta continuerà a elargire la propria bontà d’animo a conoscenti, amici, parenti, ritenendosi sempre fortunata di possedere la propria vita, almeno fino al giorno in cui, nel settembre del 1942, quella vita non si lega indissolubilmente ad Amedeo Neri, il comandante Vetro. A presentarli è Primo, il padre – uomo da niente e convinto militate fascista – di ritorno dalla Guerra di Etiopia, dove i due uomini hanno stretto amicizia giurandosi fedeltà eterna e assoluta. Senza avergli parlato che tre volte, Redenta si ritrova sposa di Vetro, così soprannominato per via dell’occhio di vetro che porta dopo aver perso l’occhio in guerra –, un uomo feroce, dedito alla violenza e alla depravazione sessuale. Da lì ha inizio il vero calvario della donna che, pur per essere sopravvissuta alla miseria, alla fame, alla poliomielite, al padre fascista e alle beffe della gente del paese che l’ha considerata una storpia sciocca e inutile per tutta la vita, comincia di colpo a desiderare la morte, che vede come unica salvezza dai giorni di Vetro che danno il titolo al romanzo.

Iris è una giovane partigiana arrivata a Forlì poco più che adolescente per lavorare come donna di servizio in casa di una coppia di marchesi e diventata quasi subito amante di Diaz. Questi è l’altro protagonista maschile del romanzo: diventerà comandante della più famosa e implacabile banda partigiana dell’Emilia-Romagna, dando a Vetro filo da torcere quasi fino alla fine della guerra. Iris, figlia di una maestra di scuola e di un contadino, a differenza di Redenta, è una donna istruita e bella. Ma la differenza vera tra le due sta nel carattere: tanto la prima sarà accondiscendente e misericordiosa, tanto la seconda finirà con l’essere fredda e feroce, esattamente come le verrà richiesto dalla causa partigiana e, soprattutto, da Diaz. Fuggita da Forlì insieme a lui e ad altri partigiani per nascondersi sulle montagne e dare il via alla resistenza armata, Iris imparerà presto a vivere come un soldato: per proteggere la sua vita e quella degli altri compagni, sarà costretta a uccidere i nemici a sangue freddo, e questo finirà per farle perdere definitivamente le illusioni di una vita serena e prospera che l’avevano spinta a lasciare Tavolicci.

A un certo punto, le vite di Iris e Redenta si incrociano, e i ruoli delle due, d’improvviso, si sovrappongono: da eroica partigiana sprezzante, Iris diventa vittima e Redenta, da succube di un marito feroce, diventa eroica salvatrice della stessa Iris, che avrebbe forse scelto di lasciar morire Redenta se ne avesse avuto l’occasione, tutto per motivi legati all’amore per Diaz, che entrambe non sapevano di condividere fino al giorno in cui si sono conosciute.

La scrittura asciutta e precisa di Verna, che scandisce il passare del tempo e il susseguirsi delle vicende di queste due donne intrecciandolo con credibilità e destrezza alle sorti di un’Italia stritolata sotto la morsa dei nazifascisti che cominciano a intuire la disfatta imminente, riesce a coinvolgere senza sforzo. Il lettore si immedesima sia nei panni di Redenta che in quelli di Iris e riesce a capirne il punto di vista, a giustificarne con indulgenza e comprensione anche le scelte che potrebbero apparire più insensate, crudeli o addirittura folli.

«La sera, quando ho finito i lavori domestici ed è ora di andare a letto, mi porto i libri nella stanza di sotto. Ci sono volte in cui non spengo la luce fino alla mattina. In un cassetto, ben nascosti, trovo dei giornali. Mussolini ha fatto assassinare in Francia Carlo e Nello Rosselli. Antonio Gramsci è morto dopo undici anni di atroci sofferenze nelle prigioni fasciste. L’on. Matteotti vittima di un orrendo delitto politico. La storia che esplode. La consapevolezza vaga, poi sempre più affilata, che è possibile esserne parte».

Come accade tutte le volte che ci si trova a scrivere della Storia, l’autrice avrebbe potuto correre il rischio di ingarbugliare tra loro troppi argomenti dal peso specifico ingombrante: il fascismo e il nazifascismo durante la Seconda Guerra mondiale e la violenza, privata e pubblica, degli uomini che ne hanno incarnato i tremendi ideali. La lotta partigiana e i suoi protagonisti che si muovevano sullo sfondo di un’Italia povera, incattivita, portata allo stremo. La vita di due donne costrette a lottare, ognuna a suo modo, per rimanere in vita in mezzo a questa Storia. Eppure, Verna è riuscita a legare insieme fili e nervi che, soprattutto in questo preciso momento che stiamo vivendo, sentiamo così scoperti e tesi, vicini alla nostra quotidianità, rimanendo lucidamente ancorata alla realtà storica in cui ci conduce. Non ci risparmia, di quella realtà, tutta la crudezza e la bruttura, anche se legata strettamente all’invenzione delle vite miserabili capitate a Redenta e Iris e che, ognuna a suo modo, hanno reso luminose, diventano entrambe simbolo di un messaggio intenso e potente, indispensabile: resistere, lottare per la propria vita e la libertà a qualsiasi costo, sempre.

Nicoletta Verna, I giorni di Vetro, Einaudi Stile Libero (2024)

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Simona Raimondo

Simona Raimondo è nata a Catania nel 1988. Ha cominciato a scrivere per magazine online della sua città a vent’anni, occupandosi di cultura pop e società. Nel 2015 si è trasferita a Torino per studiare Reporting alla Scuola Holden, dove si è poi diplomata in Storytelling&Narrazione del reale nel 2017. Dopo avere conseguito il master in storytelling è tornata a Catania, dove ha lavorato come content editor e social media manager per diverse agenzie di comunicazione. Nel frattempo ha continuato a coltivare la sua più grande passione: scrivere. Ha infatti pubblicato alcuni racconti con riviste letterarie quali Formicaleone, Salmace Rivista e RISME Rivista. Nel 2022 ha esordito con il suo primo romanzo, Storia di Bianca (L’Erudita) e nel 2023 un suo racconto è stato scelto per essere inserito all’interno dell’antologia Oltre il buio (Giacovelli Editore).

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