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Una relazione violenta, crudele, tossica ha distrutto la vita di S. Ma lei non la rinnega, anzi ama ancora Dennis May. E non cerca comprensione né giustificazione. Il nuovo perturbante romanzo Non scrivere di me di Veronica Raimo

di Simona Raimondo

Crudeltà, tenerezza e nitore: per S. Dennis May è esattamente questo. Le stesse caratteristiche per cui ha cominciato ad amarlo, le stesse per le quali, tredici anni dopo – dopo di lui, dopo l’ossessione, l’amore, lo stupro, la sparizione –, lo ama ancora e, forse, lo amerà per sempre. E, ancora questi, i tre aggettivi che meglio descrivono l’esperienza di lettura che è stata Non scrivere di me, pubblicato ancora una volta con Einaudi (2026), dopo il romanzo Niente di vero (2022) e la successiva raccolta di racconti La vita è breve, eccetera,(2023).
Ma andiamo con ordine, cercando di riannodare i fili di una storia che si srotolano e ricompongono fra le pagine, per sottrazione di eventi, più che per l’addizione degli stessi nella vita della protagonista: S.  è una cameriera di trentacinque anni, voce narrante e anima spezzata, ma per questo non meno rabbiosa e tenace, dentro le pagine di Raimo. Una giovane donna che un tempo amava il cinema e scriveva poesie, e che oggi ha un lavoro che non la soddisfa, ma che le permette di continuare a pagare l’affitto del suo monolocale di Tor Pignattara, e di riempire delle giornate che altrimenti sarebbero vuote di ogni cosa.

«Tutto quello che non ho mai fatto, tutto quello che non sono stata, è tutto quello che sono».

La tesi mai finita e la laurea simulata nelle foto per ingannare i genitori, la relazione con Gionata, il dolce collega dell’università che rappresentava un sentimento puro e prezioso che forse sarebbe stato capace di salvarla dalle proprie scelte e dalle azioni di Dennis May, troncata all’improvviso così come quasi tutti i rapporti d’amicizia e, sopra ogni cosa, il crollo delle ambizioni legate alla scrittura. Quella scrittura per cui, prima che l’attore e regista sconosciuto che era Dennis May la prima volta che S. lo ha visto comparire sul grande schermo durante una proiezione in un’arena nell’afa romana, la protagonista sentiva una propensione, una tensione naturale che chissà dove avrebbe potuto condurla se non l’avesse rinchiusa in cantina insieme a una maglia verde smeraldo e un paio di jeans scuri a zampa. Gli stessi abiti che indossava quando quella che credeva essere una relazione estenuante ma eccitante e intensa, con quel regista e attore ormai noto anche al grande pubblico, ha mostrato il suo vero volto: amore tossico, amore che amore non era mai stato, violenza feroce che diventa vero e proprio stupro senza che S. quasi se ne renda conto. Così come, sempre senza quasi rendersene conto, uscendo dalla stanza dell’albergo di Milano dentro cui quella violenza si consuma, S. mette in pausa la sua vita per tredici anni. Fino al giorno in cui viene casualmente a sapere che Dennis May, il suo Dennis May, è morto.
Crudeltà, tenerezza e nitore. E morte. Quella delle illusioni avvenuta anni prima, ma mai quella del suo amore folle, della sua ossessione per l’uomo atroce che ha annientato la vita di S., ma che, ancora e nonostante tutto, capisce di continuare ad amare. E, questo, esattamente questo, è il punto focale, il cuore pulsante e sporco del romanzo. Il segreto inconfessabile di cui la protagonista ha vergogna, ma Veronica Raimo no.
L’autrice racconta la violenza e l’ossessione con quegli stessi aggettivi che attribuisce anche a Dennis: la crudeltà che è impossibile non associarvi, eppure la tenerezza con cui ancora S. scopre di ripensare a certi momenti col proprio, personalissimo demone divenuto personaggio pubblico e, oggi, personaggio morto. E il nitore, ovvero quella chiarezza schietta e puntuale che abbiamo già trovato nei lavori precedenti di Raimo. La sua ironia, il suo cinismo, l’intelligenza lucida di ragionamenti così semplici da risultare persino spiazzanti alle volte. Come quando S. dice:

«[…] non siamo tutti ridicoli in quello che facciamo?».

Sì, lo siamo. Soprattutto quando proviamo cose impronunciabili che crediamo essere estranee agli altri esseri umani e che invece sono comuni a tutti, come quel sentimento d’affezione tutto particolare per i nostri orrori privati, per gli sbagli che continuiamo a ripetere e a difendere con ferocia perché, in un certo modo, crediamo che ci definiscano. Soprattutto quando ci chiediamo fino a che punto sia giusto provare amore e fino a che punto sia giusto provare vergogna, rabbia, tristezza, solitudine e desolazione senza che queste sembrino troppo o troppo poco e quando, invece, arriva il momento per potersi sentire finalmente liberi di dare sfogo anche alle parti peggiori di noi e lasciare agli altri l’arduo compito di tracciare linee, di accettarci nella nostra interezza e farci sentire dentro la pelle giusta pure se siamo sporchi, irrisolti e rotti. Traumatizzati di un trauma per cui Raimo non cerca pietà in noi lettori e lettrici, non prova con la sua scrittura a manipolare i nostri sentimenti e le nostre lacrime. Quello che l’autrice vuole, e che anche S. avrebbe sempre voluto ma, fino all’ultima pagina ha avuto paura di ammettere, è raccontare la storia di un amore, di un’ossessione, di una violenza, di una solitudine, di una persona.
“Non scrivere di me perché la vita è breve, non c’è niente di vero, eccetera”, potrebbe esserne la cruda, tenera e nitida sintesi perfetta di questo romanzo.

Veronica Raimo, Non scrivere di me, Einaudi (2026)

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Simona Raimondo

Simona Raimondo è nata a Catania nel 1988. Ha cominciato a scrivere per magazine online della sua città a vent’anni, occupandosi di cultura pop e società. Nel 2015 si è trasferita a Torino per studiare Reporting alla Scuola Holden, dove si è poi diplomata in Storytelling&Narrazione del reale nel 2017. Dopo avere conseguito il master in storytelling è tornata a Catania, dove ha lavorato come content editor e social media manager per diverse agenzie di comunicazione. Nel frattempo ha continuato a coltivare la sua più grande passione: scrivere. Ha infatti pubblicato alcuni racconti con riviste letterarie quali Formicaleone, Salmace Rivista e RISME Rivista. Nel 2022 ha esordito con il suo primo romanzo, Storia di Bianca (L’Erudita) e nel 2023 un suo racconto è stato scelto per essere inserito all’interno dell’antologia Oltre il buio (Giacovelli Editore).

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