Transizioni

Barbara Mapelli, 20 giugno 2020

Il titolo del libro, Le transizioni al plurale, ne preannuncia non solo i contenuti ma anche le forme della scrittura. Le storie di transizione sono molte: di identità sessuale, di passaggi da un paese all’altro, di percorsi sognati o vissuti tra vita e morte, di incroci tra narrazioni di fiabe e narrazioni di realtà. La scrittura si intreccia con questa molteplicità, la riveste di parole, frasi o interi periodare in cui si alternano registri diversi, una continua invenzione di metafore, accostamenti imprevedibili di immagini per cui leggere sembra diventare simile allo stare sedute e seduti davanti a uno schermo su cui si succede una serie di sequenze cinematografiche, sempre nuove, che insieme compongono un quadro di chiara leggibilità. L’immaginifico si fonde con il vissuto, lo reinventa ed espande, creando situazioni diverse, arricchite dalla straordinaria capacità della voce narrante, il protagonista delle avventure, di mentire secondo i paesi e le persone con cui si trova.

Anche le narrazioni più semplici si rivestono di tonalità sognanti e magiche, come il primo incontro tra i genitori, e assumono i colori emotivi delle storie che il padre stesso, il grande conteur della genesi e mitologia albanese, racconta al figlio e che poi lui stesso a sua volta propone a chi legge.

Così Bujar, questo il suo vero nome, si presenta nelle primissime pagine.

Sono un uomo che non può essere una donna, ma che volendo potrebbe sembrarlo, ed è il meglio che io so fare, giocare a travestirmi, e decido io quando iniziare e quando smettere (…) Posso scegliere come sono, posso scegliere il mio sesso, la mia nazionalità e il mio nome, il luogo di nascita, semplicemente aprendo la bocca. Nessuno è tenuto a rimanere la persona che è nata, possiamo ricomporci come un puzzle (p.13).

Le avventure iniziano con la fuga dall’Albania insieme all’amico Agim, un giovane che ama travestirsi da donna, desidera cambiare sesso e inizia ai misteri della fluidità sessuale Bujar. Insieme partono fortunosamente su una barca e insieme, per una parte dei continui viaggi, condividono miseria, umiliazioni, e periodi di relativo benessere. Poi Bujar sarà solo, e soltanto alla fine svelerà perché, e continua i suoi transiti da un sesso all’altro, almeno come immagine, e da una paese all’altro. Italia, Spagna, Germania, New York: finché si immedesima nel destino del perpetuo immigrato “perché nel mio passato non c’era nulla di buono, non era rimasto nessun luogo dove volessi tornare e nulla che volessi raccontare ad altri”. Vive di ore e momenti irripetibili, illudendosi che ogni giorno possa presentare un’occasione. Non può fare altrimenti poiché non ha più patria.

Nel perpetuo spostarsi da un luogo all’altro incontra amori e violenze, che subisce per poter sopravvivere, intreccia nei sogni e nella vita il pensiero costante della morte, a partire dal racconto, prima della partenza dall’Albania, della morte del padre.

Tenta il suicidio e induce, senza volerlo, al suicidio la donna trans che lo ha amato veramente durante la sua ultima tappa del viaggio infinito, la Finlandia. La morte,

è una sensazione costante (…) è un pensiero presente nelle pause dei miei discorsi, negli spazi bianchi tra le parole dei libri che leggo – è presente in ogni esperienza della vita, perché dovunque c’è vita c’è anche la promessa che prima o poi quella vita cesserà (p.88)

E la morte è presente nei sogni notturni e della veglia: può essere un angelo con le ali che si formano lentamente e dolorosamente tra le scapole, un angelo coi tacchi alti che spicca il volo, gli cade una scarpa, la raccoglie un ragazzo, che riconosce come se stesso e che finirà il suo tentativo di volo morendo sulle rocce di un monte, “su un terreno che nessun uomo calpesterà mai”. Ma la morte è anche la scelta di sopravvivere senza provare più nulla, neppure i bisogni più elementari,

è voler morire e non osare farlo perché troppo imbarazzante davanti ad altra gente, anche se manca il coraggio di farlo da soli, e così morire è in realtà sopravvivere, l’attesa della morte piuttosto che il suo verificarsi, come trovarsi a mezzo (p.94)

Torna infine in Albania, ritrova la madre ormai affondata in una follia in cui si riassume tutta la sofferenza di quel popolo infelice che lui ha imparato a detestare, un popolo, quello che vive a Tirana in particolare, in cui gli abitanti,

sono talmente disperati che le loro angosce colano giù dai tetti e dai muri, si accumulano come cartacce e pacchetti di sigarette vuoti agli angoli delle strade, vengono rigurgitate dai tombini e dalle fessure del pavimento, e invadono come un’alluvione le case della gente (p.24)

Nel finale ricompare l’amico compagno di fuga e successivamente scomparso, forse se ne narra la morte realmente avvenuta o forse è solo un sogno o una delle tante menzogne che il protagonista racconta. Il tema dei ricordi che non si possono ricordare chiude il libro, ancora una volta con una metafora angosciosa e terribile. I ricordi più orrendi li si scaccia dalla mente “lasciando che cadano dalla finestra come bambini da una casa in fiamme”.

 

Pajtim Statovci. “Le transizioni”, traduzione dal finlandese di Nicola Rainò Sellerio, Palermo 2020

PASSAPAROLA: FacebooktwitterpinterestlinkedinFacebooktwitterpinterestlinkedin GRAZIE ♥
The following two tabs change content below.

Barbara Mapelli

Barbara Mapelli, pedagogista e saggista, da anni mi occupo, studio e pubblico testi sulle tematiche di genere e lgbtqia+. Ho insegnato Pedagogia delle differenze di genere presso la Facoltà di Scienze della Formazione, Ateneo Bicocca. Attualmente sono nel Consiglio Direttivo della Libera Università delle Donne di Milano, nel Comitato Scientifico della Fondazione Badaracco, e, con altre/i, ho fondato il gruppo di ricerca interuniversitario NUSA (nuove soggettività adulte). Collaboro abbastanza regolarmente con la rivista Leggendaria. I miei ultimi due libri sono “Nuove Intimità”, Torino 2018 e “Nel frattempo. Storie di un altro mondo in questo mondo”, Milano 2020.

Ultimi post di Barbara Mapelli (vedi tutti)

Categorie
0 Comments
0 Pings & Trackbacks

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.