Testimonianze al tempo del virus/6 Il pioppo di Padova

Elianda Cazzorla, 3 maggio 2020

Abito in un residence il cui nome è Ponte bianco.

Nei primi anni del Novecento era un grappolo di casupole sull’argine destro del Bacchiglione. Ci abitava chi traeva dal fiume cumuli di sabbia e nell’acqua ci lavava i panni. I sabionari con il bajon setacciavano il fondo, le femene de fameia ghe iutava, per trainare la sabbia con le funi, oltre a fare le lavandaie per l’ospedale. A sera, uomini e donne calpestavano le sterrate, bianche di polvere, dopo avere scansato i rovi selvaggi tra le canne e i pesi sulle spalle. Attorno: poca terra coltivata, pochi vigneti e salgari nodosi per legare i viticci.

Il perimetro di ieri, nei passi del ritorno, era campagna, oggi è a quindici minuti, dal centro di Padova, in bici, su asfalto. È via Isonzo, la strada che sovrasta l’argine verde sfalciato dai giardinieri del comune. Una scelta di nome bizzarra che avrà fatto borbottare il Bacchiglione.

Alla fine degli anni Novanta, quel grappolo fu trasformato in un residence con l’aggiunta di nuovi fabbricati. Non so se le mie stanze abbiano mattoni di un tempo risanati o siano di più novella argilla.

Quel che è verde di quel passato è un pioppo alto e vigoroso, che stringo nelle braccia senza prenderlo tutto.  Bisogna essere in due, e adulti, con lunghi arti per circondare il tronco, toccandosi i polpastrelli e cercando di raggiungere la massima estensione orizzontale. In tre, se ci sono i piccoli. In quest’aprile duemila venti, prigioniera del morbo, senza nessuno accanto, non ho nessuna possibilità di girotondo.

Il pioppo centenario, con le miriadi di foglie da raccogliere a fine autunno e più di un uffa! Ma quando finiscono, l’ho salvato dal morso della sega. Allora il giardino era ancora un ammasso di zolle e cumuli di calcina. Se accarezzo il tronco, risalendo dalla base verso l’alto, sento le losanghe di corteccia rugose e all’altezza del mio petto, un taglio orizzontale. Proprio là, gli sottrassi i denti, dopo un Fermo! Che fa?, al muratore che aveva iniziato a segarlo.

D’estate esce dal tronco del pioppo uno scoiattolo che con un salto ballerino raggiunge il filo elettrico e corre veloce fino in fondo, sugli alberi del canale a sinistra della mia casa. D’inverno i rami lunghi, più di trenta metri, privi di foglie, sono la ruota di un gigantesco pavone in amore, che ha perso le penne. Tutto grigio. Ora oscillano al vento, con le gemme appena esplose e ciuffetti di foglie, rosso-verde neonato. Il dondolio dei rami alti è in contrasto con il vento furioso che in lontananza sembra prendere la rincorsa per schiaffeggiare qualcuno.

Sono in camera distesa a letto, con le tende scostate.

In questo tempo di prigionia, necessario e insofferente, le finestre della mia casa sono il ritaglio del mondo di fuori fatto di cose visibili, non tutte tangibili, come prima. Piante, alberi, persone, cani, gatti, uccelli, pioggia e luna, stelle, lampi, vento, sole. E le persone ora sono pericolose come i lampi, lontane come le stelle, il sole e la luna e intangibili come il vento. Lui può toccarmi e mi scompiglia i capelli, adesso che m’affaccio alla finestra. Io non l’afferro.

(continua 1)

#coronaviruspadova1

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Elianda Cazzorla

Elianda Cazzorla è nata a Bari. Vive a Padova. È giornalista. Laureata in Filosofia del linguaggio, già insegnante di Lingua e letteratura italiana, per ventitré anni nel liceo artistico di Padova. Con Giovanna Vignato e Guido Galesso ha curato l’antologia "Fabula" in 5 volumi, pubblicata nel 1999 da Bruno Mondadori. Dal 1980 fa parte del Giscel: Gruppo di intervento e studio nel campo dell’educazione linguistica. Tra gli ultimi saggi pubblicati nella ricerca linguistica: "Tra parole vuote e parole piene. La negoziabilità della preposizione nei testi in Grammatica a Scuola", Franco Angeli 2011. Ha pubblicato poesie e racconti in diverse riviste letterarie e contemporaneamente ha realizzato raccolte di poesie e racconti nei laboratori di Immagine e Scrittura con i suoi studenti, ultima "Nel mare di Odradec". Ha collaborato alla realizzazione di "Un anno di storie, un'agenda letteraria per il 2019 e il 2020," edito dalla Cleup, di Padova. "Isolina, un martedì" è il suo primo romanzo, pubblicato con la casa editrice Iacobelli, dicembre 2019. Dal 2015 collabora alla rivista online Cartesensibili con la rubrica: "Passaggi con figure" cartesensibili.wordpress.com

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2 Comments
  1. lodovica

    brava lo hai salvato e ora ti circonda,.. e ti parla con lo stormire del vento. Anch’ioho avuto un pioppo amico, lo avevo chiamato Gioele. era nato al bordo della strada da un seme. lo ho preso che aveva si è no 3,4 foglioline e lo messo nel mio piccolo giardino personale , un fazzoletto di terra nascosto dietro la casa, lasciato libero dal cemento Li è cresciuto, vigoroso e forte velocemente , ma con un aiuto basilare di mio nonno . ti rracconterò la sua piccola umile storia. se lo vorrai. i pioppi sono piante nostre di questa pianura umida .Lodovica ps mi ha fatto piacere ricordare queso episodio, emerso improvvisamente dalle nebbie del passato

  2. Elianda

    Ciao Lodovica.
    Le storie sono così una chiama l’altra e ne godi come le ciliege che puoi masticare una dietro l’altra!
    🙂

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