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Come è nata e cosa pubblica il periodico autofinanziato, che farà 30 anni il prossimo anno, creato e diretto da Anna Maria Crispino. Una redazione intergenerazionale e libera, “senza santi né padroni”, che tiene in vita col volontariato un laboratorio, un luogo di scambio tra saperi diversi. Collaborano studiose, donne dentro e fuori l’accademia e giovani lettrici

di Elianda Cazzorla

Nel nome c’è già tutta l’intenzione. Leggendaria, con due g, come la leggenda: ciò che si tramanda, che non si cancella. Ma anche legenda, dal latino: “ciò che deve essere letto”. Già in quella ambivalenza linguistica c’è l’idea che la lettura sia più di un’attività: è una pratica politica, un gesto di trasmissione, un modo per non lasciare indietro nessuna. E per non dimenticarsi di sé.
Anna Maria Crispino, la donna che dirige la rivista da quasi trent’anni, lo sa bene: leggere non basta. Bisogna costruire spazi in cui farlo insieme. E bisogna difenderli.
Si potrebbe partire dal 1996, anno in cui Leggendaria prende forma. Ma la storia comincia molto prima. Comincia con una giovane donna di diciott’anni e mezzo che si sposa per uscire di casa, convinta che l’amore e la libertà possano coincidere. Non è così. Un figlio arriva subito. Il marito-compagno, come molti “compagni” dell’epoca, è libero di continuare a vivere come prima. Lei, no: è lì, tra studio, lavoro precario, politica. Le giornate sono corte, le notti lunghe. È in questo spazio stretto che Anna Maria si accorge che qualcosa non torna. Che l’emancipazione promessa dalla sinistra non basta, non regge.
Così inizia la sua strada verso il femminismo. Non attraverso gli slogan, ma attraverso l’esperienza e la teoria: la lettura condivisa de La coscienza di sfruttata, i collettivi di donne a Trento, le pratiche dell’autocoscienza, le domande senza risposte immediate.
Chi ha vissuto il femminismo in Italia negli anni ’70 lo sa: non c’era un solo modo per arrivarci. C’erano donne che venivano dalla Resistenza, altre dalla militanza extraparlamentare, altre ancora che rompevano con la sinistra dei padri. Le parole chiave cambiavano: emancipazione, liberazione, differenza. Ma il cuore era lo stesso: rimettere al centro l’esperienza concreta delle donne, nei corpi, nei ruoli, nei desideri.
Crispino attraversa tutto questo. Studia, insegna, scrive, tiene insieme i pezzi come può. A Napoli collabora con Il Mattino, poi con Il manifesto, e infine arriva a Noi donne, la storica testata dell’UDI. Lì, nella redazione fatta di voci diverse, impara a stare nella complessità. Scopre la memoria delle donne che hanno fatto la storia e che spesso non la raccontano.
Da questa esperienza nasce l’idea di una rivista diversa. Non accademica, non militante in senso stretto. Una rivista che metta al centro le scritture delle donne, ma anche i loro sguardi sul mondo: libri, arte, cinema, tv. Nel 1996 nasce Leggendaria, prima come supplemento, poi come testata autonoma. Senza finanziamenti pubblici. Senza pubblicità. Senza padroni.
C’è una redazione intergenerazionale, tutta volontaria. C’è un’impaginazione curata. C’è la fatica enorme di tenere in piedi ogni numero: stampare, spedire, rinnovare. C’è l’invenzione delle Madrine, lettrici-mecenate che pagano di più per sostenere la rivista. C’è, insomma, un lavoro che non si vede. E che resiste.
Le difficoltà non mancano. La chiusura dei rubinetti pubblicitari negli anni ’90. Il salto tecnologico per aggiornare il sito. Il rischio continuo di non arrivare in fondo. Ma ogni volta si trova un modo. Anche per parlare con le nuove generazioni, senza paternalismi, senza ricette. Con la consapevolezza che il linguaggio cambia, e noi con lui.
Leggendaria non dà lezioni. Non ha mai voluto essere una rivista “di scuola”. È un laboratorio, un luogo di scambio tra saperi diversi. Accoglie studiose e appassionate, donne dentro e fuori l’accademia, voci esperte e giovani lettrici. Scrive in modo colto ma non distante, rigoroso ma non chiuso. Al centro c’è sempre lei: la Lettrice, quella che legge, interpreta, riflette. Non un pubblico da istruire. Una complice, una pari.

In quasi trent’anni, Leggendaria ha mappato genealogie, ha recuperato scrittrici dimenticate, ha costruito una rete che non si vede ma si sente. Ha custodito la memoria, senza nostalgia. Ha preso posizione, senza dogmi.
Oggi Leggendaria è arrivata al numero 173. Non è un monumento, e non vuole diventarlo. È un progetto vivo, che si reinventa a ogni uscita. È una creatura resistente, cresciuta sulle spalle di chi ha creduto nella forza delle parole e dei legami.
Anna Maria Crispino non ama i titoli solenni. Preferisce il mestiere: “direttora”, dice, come si direbbe sarta, libraia, editrice. E quando racconta questa storia, lo fa con lucidità affettuosa, ricordando che la cultura non è mai neutra. È un campo di forza, un luogo da presidiare. Con testardaggine, con pazienza, con amore.
Una leggenda, allora? Sì, ma una leggenda fatta di carne e inchiostro. Costruita senza santi, senza padroni. Solo con molte donne. E molte letture. E a chi le chiede oggi quali letture consiglierebbe alle giovani generazioni, Anna Maria risponde con la calma di chi non ha mai smesso di leggere: i “sei romanzi perfetti” di Jane Austen, che la critica femminista ha sottratto al ghetto della letteratura per signorine; i saggi e i romanzi di Virginia Woolf, da leggere magari in dialogo con il lavoro della Virginia Woolf Italian Society. Ma anche le italiane del Novecento che stanno tornando in circolo grazie a nuove edizioni e alla spinta di lettrici appassionate: da Anna Banti a Natalia Ginzburg, da Elsa Morante a Leila Baiardo, da Paola Masino ad Annie Vivanti, da Alba de Céspedes a Fausta Cialente. E ancora: Giulia Caminito, Lisa Ginzburg, Nadia Terranova, Laura Marzi, Silvia dai Prà. E, naturalmente, Elena Ferrante, a partire dalla quadrilogia dell’Amica geniale. Perché il futuro passa sempre da ciò che scegliamo di leggere. E da chi scegliamo di ascoltare.

La scrittura del pezzo nasce dalla lettura di tre interviste:

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Elianda Cazzorla

Elianda Cazzorla è nata a Bari. Vive a Padova. È pubblicista dal 2000. Laureata in Filosofia del linguaggio, ha insegnato a lungo con passione, convinta che si impari per tutta la vita. Scrive, legge, ascolta. Si occupa di scritture delle donne, memoria e pratiche femministe. Fa parte del direttivo della SIL, della redazione di Leggendaria e della newsletter della Casa delle donne di Padova. È nel blog collettivo Carte sensibili e Sentieri di carte sensibili. Collabora in progetti culturali attenti alla differenza e alla relazione. Ha pubblicato con Iacobelli: una raccolta di racconti e due romanzi: “Isolina, un martedì”, “Tela di taranta” e “Lilith e Lola”. È convinta che leggere sia un modo per costruire mondi e disfarne altri, scrivere, un esercizio di attenzione e di libertà.

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