Dall’innocenza alla consapevolezza

Irene Bianchi, 2 ottobre 2019

Clara Sánchez, nota autrice di best seller, racconta ne L’estate dell’innocenza il momento che segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. La bimba osserva la madre tradita dal padre, la zia più libera ed esuberante. Una lettura fluida per un pubblico sostanzialmente femminile.

La protagonista Beatrice racconta in prima persona un’estate sulla Costa Brava in cui si innestano più piani temporali, ricostruendo uno spaccato della storia di una famiglia al femminile in cui le donne sono in continua ribellione contro i mariti, assenti e distratti, e contro la vita che non si è dimostrata all’altezza delle loro aspettative. Clara Sánchez, con la sua scrittura fluente capace di arrivare a milioni di donne, nel romanzo L’estate dell’innocenza descrive quel momento di passaggio che va dall’infanzia all’adolescenza e quindi dall’innocenza alla consapevolezza.
A dieci anni Beatrice si confronta con le persone che la circondano, prima di tutti con due modelli femminili antitetici e complementari: la madre e la zia. La prima triste e tenace, la seconda libera ed intraprendente. La figura materna resta in Beatrice come una donna logorata dalle assenze del marito che non si preoccupa di nascondere le tracce che le amanti: “Viveva in un mondo rotto ed era rotta anche lei, e non è mai riuscita ad armarsi […] il suo mondo era in frantumi”. Il rapporto con la madre è esclusivo al punto da non essere in grado di delineare un confine netto tra l’identità propria e altrui: “Non l’ho mai considerata completamente al di fuori di me”. Del resto la madre stessa, bisognosa di protezione, si era sempre sentita più figlia che madre.
In completa antitesi a lei è la zia Olga per cui la bambina prova un’infinita ammirazione: “Quello che la rendeva una di noi era il suo bisogno di noi”. Olga si è infatti conservata nella memoria di Beatrice come una donna esuberante e pronta ad agire, impegnata a non lasciare andare la propria giovinezza.
Beatrice dunque aspira a sentirsi libera come la zia ma si sente interiormente vincolata alla madre. Se Olga viene descritta come una presenza labile sempre di passaggio, la madre è invece solida, ferma nel trattenere il marito. Il padre compare infatti unicamente durante i suoi fugaci ritorni a casa, momenti in cui la bambina lo scruta per riconoscerlo come fosse uno sconosciuto: “Non lo vedevo mai andare via, arrivava sempre. Lo avrei riconosciuto tra milioni e milioni di uomini che arrivavano. […] La sua mano conosciuta, i suoi lineamenti conosciuti e i suoi gesti conosciuti…”
Così Sanchez/Beatrice ricostruisce la propria infanzia, il momento in cui il mondo ha perso la propria innocenza e le cose hanno iniziato ad avere un nome: il bisogno di sostentamento della moglie, i continui traslochi che non permettono di avere un luogo proprio, il divorzio senza accordo, la tristezza di una madre, la nostalgia della giovinezza, il rimpianto di aver perso tempo.
Con L’estate dell’innocenza Clara Sánchez conduce il lettore in una lunga ma lenta incursione nei nella vita quotidiana senza però avere la pretesa di scandagliare i più profondi temi dell’esistenza. La narrazione mima il ritmo dell’estate il tempo ed è cadenzato dalle onde impreviste del mare della Costa Brava e dal canto monotono delle cicale.
Clara Sánchez, L’estate dell’innocenza, Garzanti, 2019

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Irene Bianchi

Irene Bianchi è nata a Bagno a Ripoli (FI) nel 1991. Si è iscritta alla facoltà di Lettere Moderne dell’Università di Pisa, laureandosi in storia della critica letteraria con il professor Sergio Zatti. L’argomento della tesi era il confronto tra il romanzo Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa e la sua trasposizione cinematografica diretta da Luchino Visconti. Nel 2018 ha conseguito la Laurea Magistrale in Italianistica presso il medesimo ateneo, relatore Sergio Zatti e correlatore Raffaele Donnarumma, discutendo una tesi avente per argomento l’analisi di alcuni temi presenti nei romanzi di Elena Ferrante, quali: il rapporto madre-figlia; i mutamenti del corpo; l’uso ed il significato dei termini “smarginatura” e “frantumaglia”. Nel corso dello stesso anno ha vinto il concorso di dottorato in Studi Italianistici presso l’Università di Pisa con il progetto di ricerca Ferrante e la tradizione del romanzo “al femminile”, tutor il prof. Sergio Zatti.

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