Il corpo del lutto, il corpo del piacere

Silvia Neonato, 03 ottobre 2019

Intervista a Lunetta Savino che interpreta “Rosa”, storia di una sessantenne che perde la giovane figlia: grazie a lei, venditrice di sex toys, riscopre però se stessa. Dalla colf Cettina che l’ha fatta amare dal grande pubblico a una coraggiosa scena di autoerotismo. Stasera, 3 ottobre, è al cinema Cappuccini di Genova con la regista Katja Colja per chiacchierare col pubblico.

Silvia Neonato

Lunetta Savino è femminista, ma non rinnega affatto Cettina, la colf interpretata per anni in televisione accanto a Lino Banfi/nonno Libero nel Medico in famigli. Anzi, le è molto grata perché Cettina le ha dato la popolarità e le ha permesso di diventare un’attrice che può scegliere se e quale parte accettare in televisione, al cinema o in teatro. Attrice eclettica e molto stimata dai critici, dal 18 settembre Lunetta è nelle sale cinematografiche con Rosa della giovane regista triestina Katja Colja.
Il film racconta di Rosa, una sessantenne a cui un giorno scompare in mare la figlia Maja. Un dolore indicibile si stende tra lei e il marito Igor (l’attore Boris Cavazza): tra loro un muro di silenzio, non mangiano né dormono più insieme, lui sempre fuori a curare la barca di Maja, Rosa chiusa in casa o al cimitero da sola. Fino a che scopre che la figlia, insieme all’amica del cuore, la parrucchiera Lena, vendeva a un cerchio di signore sex toys e biancheria intima. Una scoperta che la stupisce e la cambia. “È una parte che mi si attaglia perfettamente. Rosa è immersa nella tragedia eppure, grazie ai sex toys della figlia, ritrova un senso nella vita, riscopre il suo corpo e in certo senso una voglia di giocare che Maja aveva e che lei non si era forse mai concessa”, dice Savino che nel film interpreta anche una scena molto forte.

Cominciamo da qui: la scena di autoerotismo in Rosa, anche se delicata, ti imbarazza?
No, però ammetto che non è stato facile a 60 anni mostrarmi senza veli per la prima volta. E poi c’è voluto coraggio a mettere in scena il piacere femminile che ancora scandalizza molti nel mondo. Non sono temi scontati, soprattutto nel cinema italiano, che peraltro offre ben poche parti alle attrici mature. Per me Rosa ha un senso anche politico, perché affronta il tabu della morte e quello del piacere femminile. È un film voluto da Daniele Di Gennaro editore di minimum fax a cui sono grata, girato tra Trieste e la Slovenia. Quando Rosa diventa amica di Lena (Simonetta Solder), scongela il suo corpo che non sorride più, non ama più, e si riavvicina al marito e all’altra figlia Nadia (Anita Kravos). Fa un viaggio sentimentale e anche il suo corpo si risveglia.

Nei film di Ferzan Özpetek, “Mine vaganti” e “Saturno contro”, hai già avuto ruoli anticonformisti, hai fatto ad esempio la madre di un omosessuale. In alcuni sceneggiati televisivi hai interpretato invece donne che si sono ribellate alla mafia o alla camorra.
Amo le sfide, mi è sempre piaciuto cambiare e rischiare perché credo che faccia crescere. Recitare con Özpetek è stata una magnifica esperienza e avevo partner straordinari. Ma anche i miei primi ruoli importanti, con Cristina Comencini, in “Matrimoni” e “Liberate i pesci” alla fine degli anni anni ’90 sono stati importanti. Con Cettina recitavo in una parte comica, cosa che sta nelle mie corde: e anche se la mia passione resta il teatro, amo anche la televisione. Due anni fa, ho fatto con passione lo sceneggiato in cui interpretavo Felicia Impastato, la madre di Peppino che sfida la mafia che le ha ucciso il figlio. E anche miniserie tv “Il coraggio di Angela” ambientata a Napoli che racconta di Silvana Fucito (Angela), un’imprenditrice che ha avuto il coraggio di ribellarsi alla camorra, rifiutandosi di pagare il pizzo e denunciando i suoi estorsori.

In Rosa affronti anche il duro tema della morte.
Mi sono preparata leggendo molti testi. Da giovanissima avevo fatto un Macbeth in teatro con Glauco Mauri, la tragedia l’avevo attraversata e apprezzata da subito. Ma qui era diverso. Sono tornata a pensare a Felicia Impastato e mi è stato utilissimo. Ma più di ogni altra cosa mi hanno aiutato a capire i libri di Joan Didion e Blue Night, quello sulla morte delle figlia in particolare.

Il tuo impegno dalla parte delle donne ha leso la tua carriera?
Non mi sono posta il problema. Mi espongo e continuerò a farlo. È la battaglia per cui mi spendo da anni con passione politica. Sono femminista e spero di trasmettere il coraggio delle mie protagoniste alla spettatrici. E a me stessa, naturalmente.

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Silvia Neonato

Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte del direttivo di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri collettanei.

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