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Il primo romanzo di Maddalena Vianello mette al centro una giovane donna coraggiosa che si misura con una madre tirannica, la violenza della camorra, il lavoro e le lotte in fabbrica, l’emigrazione e poi anche con l’amore. La giovinezza di Francesca che vorrebbe studiare ed essere libera, mentre la vita le riserva altro

 

Di Silvia Neonato

«Noi al mare andavamo verso Mergellina. Perché mia madre diceva che in mezzo ai morti di fame ci stavamo tutti i giorni e ogni tanto dovevamo cambiare aria». La voce narrante è Francesca, quella a cui nonna Rosa, dal suo basso, ricorda spesso: “Sei la mia bambola d’oro”, per darle forza e incoraggiarla, perché la ragazza è l’unica della numerosissima famiglia ad avere l’ambizione di studiare, anche se i Quartieri Spagnoli dove cresce, figlia di un operaio metalmeccanico, non sono un buon punto di partenza. Il suo gemello Andrea infatti si mette nei guai, infilandosi in giri di droga e spaccio senza tenere conto degli interessi delle bande camorriste e della violenza di cui sono capaci. L’esordio narrativo di Maddalena Vianello, Era andata a finire così, ci porta, anzi ci trascina con una scrittura fluida e sensitiva, nel cuore di Napoli, in una casa modesta dominata da una madre tirannica ed efficientissima. E ci squaderna davanti la vita di una famiglia proletaria alle prese con il bilancio esiguo, i figli da crescere e da sfamare tenendoli lontani dalla criminalità. E non trascura il protagonismo femminile in crescita e neppure il rapporto spesso difficile e sempre conflittuale tra madri e figlie.

Forse non è curioso che Vianello abbia lasciato la saggistica per avventurarsi in un romanzo che le è costato tra l’altro molti anni di gestazione. Anche nei due libri precedenti, due saggi, in realtà l’autrice, attivista femminista, esperta di politiche di genere, curatrice con altre InQuiete Festival di scrittrici a Roma, scriveva a partire da sé, ma con lo sguardo rivolto a indagare le complessità del nostro presente. Nel primo, Fra te e me (2013) dialogava con sua madre, Mariella Gramaglia, analizzando i rapporti tra le generazioni e le rispettive, diverse letture del femminismo della seconda ondata. Nel suo secondo libro, In fondo al desiderio. Dieci storie di procreazione assistita (2021), a partire dalle proprie difficoltà di mettere al mondo un figlio, intervistava altre donne che hanno fatto ricorso alle tecniche di procreazione assistita, scelto l’adozione e che comunque si sono misurate con la dimensione del materno. Nel suo primo romanzo si spinge oltre il femminismo e, mantenendone però fermo lo sguardo, si interroga sulla vita grama di chi, disponendo di uno stipendio operaio, è anche costretto a emigrare per mantenere la famiglia.

Siamo negli anni Novanta, il padre di Francesca di fronte ai problemi del figlio Andrea e alla ventilata chiusura dello stabilimento di Bagnoli, decide di portare tutta la famiglia a nord, in Emilia Romagna, dove ha un cugino che pare li aspetti a braccia aperte e dove sorgono parecchie fabbriche metalmeccaniche. Ma la vita è difficile anche qui e per altre ragioni. I figli più piccoli devono adattarsi alla nuova vita e ai pregiudizi razzisti, Francesca deve smettere di studiare e va a lavorare in fabbrica, ma chi perde proprio il lume della ragione è la madre che a Napoli era la generalessa orgogliosa di una povera armata di figli e figlie che le obbedivano a bacchetta (escluso il primogenito Andrea), la regina dei picnic nel mare di Mergellina, con pasta al forno, seggiole, tavolo e teli da bagno al seguito. Qui si riduce al mutismo, si spegne in casa, incapace di reggere il cambiamento drastico di vita, l’ostilità o anche soltanto la diffidenza dei vicini, la non padronanza dei suoni, degli spazi e degli odori.

La giovane protagonista invece si piega alla vita in fonderia, stringe una relazione con le altre operaie e ben presto passa a lottare con loro. Maddalena Vianello trova parole originali e sensibili per raccontarci la vita in fabbrica, le paghe minori di quelle degli operai malgrado la legge riconosca la parità salariale, le molestie sessuali, veri agguati organizzati, di cui molte operaie sono vittime senza denunciarle. È Mirko, il bravo ragazzo, il fidanzato che da sempre la ama, a prospettarle una vita matrimoniale più agiata e armoniosa a cui la giovane finisce per adattarsi. Ma Mirko parte spesso, la lascia sola, non dà spiegazioni, perché anche la vita fa i suoi agguati e le prove per Francesca non sono finite.

Non si può svelare altro del romanzo per non guastare le tante sorprese che riserva. Di sicuro Vianello ci regala un racconto originale e articolato, che si muove abilmente su trent’anni di storia italiana, affrontando una molteplicità di temi dell’oggi senza mai fare calare il nostro interesse e la curiosità di capire come se la caveranno tutti, dal disgraziato Andrea, al padre, pacato e solido, alla furiosa madre. E tra loro, nella selva di fratelli e sorelle alle prese con l’arte complicata della vita, Francesca, figura indimenticabile e mai vinta, nonostante tutto.

Maddalena Vianello, Era andata a finire così, Fandango, 2025

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Silvia Neonato

Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri collettanei.

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