Donne sullo schermo

Pina Mandolfo, 09 ottobre 2019

Registe da tutto il mondo, storie incentrate su donne coraggiose e sfidanti, direttrici delle kermesse cinematografiche. Carrellata tra gli ultimi festival – in attesa di quello di Roma – alla scoperta di quanto stiano cambiando le cose.

Di Pina Mandolfo

E’ cambiato qualcosa da quando le donne erano solo oggetto dello sguardo maschile al cinema? Da quando è stata loro impedita la regia, causa anche i grossi investimenti economici ritenuti di pertinenza maschile? Per cercare una risposta al nostro interrogativo diamo uno sguardo ai più recenti festival del cinema che, tra seduzioni e magie, sono specchio dei tempi, quindi un palcoscenico privilegiato. Se vogliamo ragionare in termini di bicchiere mezzo pieno, nei festival più recenti, da Cannes, Venezia, Taormina, fino al Festival del Documentario narrativo di Salina, i film a soggetto femminile, anche se a regia maschile, ci hanno raccontato donne il cui stare al mondo manifesta forza, autonomia, capacità e consapevolezza del vivere. Il cinema, quindi, comincia ad avvicinarsi ad una nuova visione della soggettività femminile.
Il Festival del Documentario Narrativo di Salina, appena concluso, ha premiato le donne sia protagoniste che registe. I premi sono andati a Beniamino Barrese, figlio di Benedetta Barzini, per La scomparsa di mia madre, in cui il figlio racconta la madre: una donna la cui consapevolezza, seppur all’interno di una carriera da top model, è cresciuta negli anni fino a diventare vera e propria consapevolezza e “resistenza”. E la resistenza è anche il tema di una storia di complicità e lotta femminile nel film della regista anglo-libica Naziha Arebi. Nel suo intenso e giustamente premiato dal pubblico, Freedom Fields, narra le vicende di tre donne e della loro squadra di calcio in una Libia in cui ogni sogno sembra svanire.
Con lo sguardo attento a ciò che arricchisce la trama di una strategia femminile che si impone nel mondo del cinema, un plauso va al Festival di Venezia per aver affidato, quest’anno, la presidenza della giuria a una donna femminista dichiarata, Lucrezia Martel. Ci è molto piaciuto il suo affondo contro Polanski, simbolicamente in nome di tutte le donne vittime di violenze. Questo nuovo corso è il sintomo del Me Too insorto proprio dentro le trame del mondo del cinema? Forse. Ma è innegabile che una così significativa sollevazione ha, finalmente, fatto esplodere un terrificante rimosso e dato parola prepotente alle donne che in quel mondo sono vittime esponenziali di ricatti sessuali. Nella direzione di un cambiamento ci è arrivato da Venezia anche Marriage Story del regista Noah Baumbach, che narra di solidarietà femminile. Mentre i diritti delle donne sono raccontati magistralmente dalla regista dell’Arabia Saudita Haifa Al-Mansour nel suo The perfect Candidate.
Il festival di Taormina, in cui si aggirava, giorno dopo giorno, adulato e un po’ narciso, Oliver Stone, presidente della giuria, ha messo insieme quest’anno un programma di tutto rispetto in quanto a storie femminili, soprattutto tra i documentari. Ci ha colpito molto l’ottimo Hala della giovane e brava regista americana Minhal Baig, che racconta la storia di una giovane musulmana e il suo tenace tentativo di crearsi una famiglia lontano dal disfacimento dei vecchi canoni imposti dalla società in cui è nata. Una nota particolare merita l’interpretazione di Lucia Sardo in Picciridda del quasi esordiente, nel lungometraggio, Paolo Licata. Ma tra tutto quello molto parzialmente indagato, una attenzione speciale va al lungo, sapiente, fondamentale documentario di Pamela Green, arrivato a Taormina dopo il successo di Cannes, Be natural: The untold story di Alice Guy-Blanché. Un grande lavoro di ricerca, durato anni, sulla pioniera del cinema Alice Guy: la donna che, da semplice segretaria della nascente casa di produzione Gaumont, tra fine ‘800 e primi del ‘900, diresse circa 700 film e inventò il cinema di finzione con il suo La fée aux Choux del 1896. Dimenticata, ovviamente, e taciuta dalla storia ufficiale del cinema, fu portata alla luce dalla ricerca femminista degli anni ’70 e oggi finalmente onorata e mostrata al grande pubblico festivaliero.

Per rispondere alla questione iniziale del nostro scritto, guardare ai recenti festival del cinema è cosa, di certo, parziale e poco esaustiva, seppur significativa. Attendiamo anche, con curiosità, quello che ci riserva l’imminente Festival di Roma la cui presidenza, quest’anno, è affidata a Laura Delli Colli, una donna, in un certo senso, consapevole. E ancor più ci incuriosiscono gli Oscar per i quali, dall’Italia, andrà Marco Bellocchio, scelto tra cinque opere selezionate, tutte a firma maschile, cosa che ci meraviglia ben poco ma ci infastisce molto.
In conclusione, dopo aver guardato tante opere, credo che, in un certo senso, qualcosa sia cambiato in quanto a riconoscimento e valorizzazione delle soggettività femminili nel cinema. Quanto detto si spera non sia da attribuire al caso o a qualcosa di episodicamente passeggero. Infatti come non ricordare che, a Venezia, nella selezione ufficiale dell’anno passato, figurava, se non ricordo male, solo l’australiana Jennifer Kent che, per aver mostrato la violenza maschile, con il suo ottimo The Nightingale, venne letteralmente aggredita da alcuni giornalisti in sala? Tranne poi che ricevere il Premio speciale della giuria. E come non indignarsi per l’affermazione del direttore del festival che in risposta all’esiguo numero di autorialità femminile si trincera dietro la ben nota affermazioni che le scelte si operano sulla bravura e non sul genere. Affermazione che ricorre spesso quando si evidenzia la disparità di genere, soprattutto nei luoghi apicali.
La frase è Inquietante soprattutto per il suo sottinteso che allude ad una minore capacità femminile. E siccome il cinema, come abbiamo detto, è specchio dei tempi, è anche specchio di un sistema patriarcale che si nutre delle sue sempre più gravi contraddizioni. Mentre esalta le donne, ne narra, in un modo o in un altro, la singolare “potenza”, poi le discrimina, le nega, le violenta e le uccide.
Ovviamente si è dato uno sguardo molto parziale al clima festivaliero e concluderei che finché ci accontenteremo del bicchiere mezzo pieno nulla sarà fatto nel difficile cammino da noi intrapreso per entrare liberamente a far parte del “discorso”.

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Pina Mandolfo

Sono attivista nei movimenti delle donne. Il cinema, la scrittura, la diffusione delle pratiche e dei saperi delle donne, la difesa dei diritti umani e la difesa della "bellezza", sono l’oggetto dei miei interessi, del mio lavoro e del mio impegno politico e civile. Sono stata socia fondatrice della Società Italiana Letterate. - Lungometraggi e cortometraggi - Silenzi e Bugie, sceneggiatura e regia, vince Sotto18 Film Fest e Targa Cias (2007); Correva l’anno, sceneggiatura e regia (2008); Viola di mare, soggetto e co-sceneggiatura, (interpeti: Isabella Ragonese, Valeria Solarino, Ennio Fantastichini, Lucrezia Lante della Rovere, Maria Grazia Cucinotta) vince Nice e premio Capri. - Documentari - L’Antigattopardo, Catania racconta Goliarda Sapienza, sceneggiatura (20012); Donne, sud mafia: videolettera dalla Sicilia, sceneggiatura e regia (2013): Orizzonti mediterranei, storie di migrazione e di violenza, sceneggiatura e regia (2014); Gesti di luce: Mistretta racconta Maria Messina (2014); Come un incantesimo, viaggio sentimentale nel Golfo dei poeti Mary e Percy Shelley (2014); Le parole per dirlo (spot contro la violenza sulle donne) (2016); Oltre il silenzio, i Centri antiviolenza raccontano (2016); Sicilia questa sconosciuta (2019) - Scritti - Sono autrice del romanzo Desiderio (La Tartaruga Baldini&Castaldi, Milano, 1995), in Germania e Svizzera (Piper, Monaco, 1996); del racconto Racconto di fine anno (in Principesse azzurre, Mondadori, 2004); dei saggi: Il sud delle donne, le donne del sud (in Cartografie dell’Immaginario, Sossella, Roma, 2000); La felicità delle narrazioni (in Lingua bene comune, Città aperta, 2006); dei racconti: Una necessità chiamata famiglia (Leggendaria, maggio 2001). - Organizzazione eventi culturali e rassegne cinematografiche - La Città di Palermo incontra le Madre di Plaza de Ma ejo (Palermo 2005); La Società delle Letterate incontra Emma Dante (Palermo 2007); Parlare e scrivere il femminile: donne, linguaggi e media (Palermo2014). Per il conferimento della Cittadinanza onoraria a Margarethe von Trotta, con il Goethe Institut, ho curato a Palermo l'organizzazione della Rassegna cinematografica Le donne di Margarethe con la filmografia completa della regista (Palermo 2015). British film club (cineclub in lingua originale Catania 1976-1982); Il reale e l’immaginario (Catania 1981); L’immagine riflessa (Catania 1982); Sesso, genere e travestitismi al cinema (Catania 1994); Sally Potter e Virginia Woolf, rappresentazione del femminile (Catania 1996); Vuoti di memoria (Palermo 2005). Dalla parte di lei: le donne, la vita e il cinema e il cinema (Palermo 2009); Le donne di Margarethe, rassegna cinematografica sulla produzione della regista e la sua partecipazione alla manifestazione (Palermo 2015).

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