Olga Tokarczuk, premio Nobel per la Letteratura

Zuzanna Krasnopolska, 11 ottobre 2019

La notizia del Nobel per la letteratura ha raggiunto Olga Tokarczuk (da pronunciare To-kàr-ciuk) in autostrada. Ha dovuto fermarsi, “non riesco ancora a capacitarmene”, sono state le sue prime parole rivolte alla giornalista di “Gazeta Wyborcza” che le ha telefonato durante il suo tour pubblicitario in Germania. Modesta come sempre (questa caratteristica l’avvicina molto all’amata Wisława Szymborska, vincitrice di 23 anni fa), ha espresso soprattutto la sua stima per l’altro vincitore, Peter Handke, e per la scelta dell’Accademia di aver premiato l’Europa centrale: “Sono contenta che siamo ancora presenti”.

Zuzanna Krasnopolska

Olga Tokarczuk, la più importante scrittrice polacca, autrice di romanzi, saggi, poesie, racconti, tradotta in venti lingue, premiata in tutto il mondo: nel 2018 ha vinto il Man Booker International Prize per Flights, la traduzione inglese di Jennifer Croft del romanzo uscito in Polonia nel 2007, pubblicato quest’anno in Italia da Bompiani e tradotto da Barbara Delfino con il titolo di I vagabondi, un romanzo-costellazione che costituisce una sorta di studio della psicologia del viaggio. Raccoglie diverse storie, lunghe e brevi, contemporanee e storiche, legate dalla filosofia della setta ortodossa dei “Fuggiti”, i beguny – da cui il titolo in polacco Bieguni – per i quali il fatto di rimanere nello stesso posto esponeva al Male e il movimento continuo favoriva invece la salvezza dell’anima. Tokarczuk è laureata in psicologia ed è molto abile a intrecciare diversi aspetti di filosofia, religioni, antropologia, scienze magiche e paganesimo. Per capire dove sta il segreto della Tokarczuk, tracciamo una panoramica delle sue opere principali.

Il suo primo romanzo, Il viaggio del popolo del Libro (1993) è una sorta di parabola moderna che si svolge nel ‘600 tra Francia e Spagna. Racconta di un viaggio rocambolesco per recuperare un Libro magico, con allusioni al Manoscritto trovato a Saragozza di J. Potocki e Il pellegrinaggio in Oriente di H. Hesse. E. E. (1995) è ambientato nel 1908 a Breslavia, la città dove vive, e parla di una ragazza polacco-tedesca, Erna Eltzner, che scopre i suoi poteri medianici. Il terzo romanzo, Nella quiete del tempo (1996), è il primo grande successo della Tokarczuk, apice della prosa mitografica polacca. I ruoli fondamentali sono incarnati da spazio e da tempo: gli eroi principali non sono dunque le persone, ma un luogo, cioè il microcosmo archetipico del villaggio mitico di Prawiek (“tempi remoti” in polacco), e il tempo di ogni personaggio. Casa di giorno, casa di notte (1998) unisce elementi di romanzo, diario e saggio. L’autrice descrive il posto dove vive nelle montagne dei Sudeti, luogo che costituisce una fonte d’ispirazione inesauribile come la storia della santa medievale Wilgefortis, salvata da un matrimonio indesiderato grazie al volto maschile datole da Dio. Anna nelle tombe del mondo (2006) nasce invece da un progetto internazionale dedicato al mito, al quale ha partecipato anche Margaret Atwood. La Tokarczuk prende spunto dal mito sumerico di Inanna: la dea del buon raccolto, dell’amore e della guerra intraprende un viaggio dalla sorella, la dea degli inferi e della morte. Tutto si svolge in un ambiente futuristico, quasi cyberpunk. Guida il tuo carro sulle ossa dei morti (2009, dal quale Agnieszka Holland ha tratto il film “Pokot”) è un giallo in stile Christie, thriller moralistico e ecologista, sorta di manifesto politico contro il patriarcato e l’ipocrisia della Chiesa. Racconta di un villaggio dove muoiono ammazzati gli uomini, tutti cacciatori. Ciò fa scattare diverse teorie, come una possibile vendetta degli animali, l’ipotesi sostenuta dalla protagonista Janina Duszejko, astrologa e attivista ecologista, una versione polacca di Elizabeth Costello di J. M. Coetzee e di Marion di L. Carrington, due personagge diverse, una tragica, l’altra comica, entrambe amate dalla Tokarczuk.

Il suo libro più colossale, I libri di Jacob (2014), è “un grande viaggio attraverso sette confini, cinque lingue e tre grandi religioni, senza prendere in considerazione quelle piccole”, come spiega il sottotitolo. Su questo romanzo storico, le cui 900 pagine, numerate a partire dalla fine (un omaggio ai testi ebraici), la scrittrice ha lavorato per circa 7 anni, restando fedele alle fonti storiche e intarsiandole con elementi scientifici e riferimenti culturali che fluiscono da Jung a Hesse, da Diderot a Derrida, dal buddhismo al cattolicesimo, dai culti misterici al teatro di Grotowski. La cornice narrativa assomiglia a quella de Le mille e una notte, con intrecci che si moltiplicano e fanno nascere nuovi inizi, personaggi. L’autrice sembra voler arrivare dal ‘700 a oggi: il romanzo termina con la nonna Jenta – personaggio-fermaglio che resta sempre in coma, vegliando e volando sopra gli eroi – che vede una donna seduta di fronte a un monitor impegnata a scrivere un testo. Quale testo? Quello che stiamo leggendo, la storia di Jacob Frank (1726-1791), personaggio storico molto ambiguo: mistico ebreo che venerava la Madonna, abile impostore, Messia autoproclamato, apostata dell’Ebraismo che portò un gruppo di ebrei polacchi al battesimo nel 1759, fondatore della setta dei Frankisti, antesignano del sionismo. “Provò” tutte le religioni: abbandonò l’ebraismo per il sabbatianesimo, poi per l’islam; dopo una conversione al cattolicesimo, morì probabilmente da ortodosso. Sullo sfondo scorrono la storia e le tradizioni della Polonia settecentesca, una nazione multietnica, multiculturale, confinante con la Turchia, lontana però dalla visione idilliaca di un paese senza roghi trasmessa da molti testi impegnati a descrivere una Polonia priva di schiavismo e antisemitismo. La loro visione rifletteva la narrazione adottata dalla nobiltà; la Tokarczuk, al contrario, mostra la Repubblica delle Due Nazioni per quella che era: uno stato basato sulla schiavitù, crudele nei confronti delle minoranze, non res pubblica, ma res violenta, res iniqua. Nota che l’antisemitismo c’era e gli ebrei, privi del diritto di possedere la terra, erano nomadi. La Tokarczuk intende dare una lettura diversa della storia: l’uso del presente, come se raccontasse in diretta, riflette il dibattito su confini dell’Europa, tolleranza, gestione della crisi dei profughi. Questo libro, nel quale la Tokarczuk tenta di svelare la verità storica, ha provocato un’ondata di odio, critiche e minacce di morte da parte della destra, il partito al governo PiS incluso, nel 2015.

In Polonia, alla vigilia delle elezioni parlamentari del 13 ottobre, la notizia della vittoria della Tokarczuk ha anche un significato politico. La scrittrice, militante di sinistra e femminista, si è espressa più volte contro la politica del partito PiS al governo. La sua critica più dura è arrivata dopo l’omicidio del sindaco di Danzica, Paweł Adamowicz, assassinato il 13 gennaio 2019, in un articolo scritto per il New York Times: “In una società sana e normale, le persone possono non andare d’accordo l’una con l’altra, possono perfino avere opinioni completamente diverse, ma ciò non significa che devono per forza odiarsi. Le autorità polacche, tuttavia, hanno fatto della divisione dei polacchi la loro missione principale”. Non sorprende dunque il giudizio negativo sulla sua opera da parte del Ministro della Cultura polacco che qualche giorno fa ha pubblicamente ammesso di aver letto qualche libro della Tokarczuk, ma di non esser riuscito a finirne nessuno. Adesso, come scherzano in rete i suoi avversari, è troppo tardi per farlo.

Le opere di Olga Tokarczuk pubblicate in Italia: Dio, il tempo, gli uomini e gli angeli (trad. di R. Belletti, e/o 1999) pubblicato anche come Nella quiete del tempo (trad. di R. Belletti, nottetempo 2013), Casa di giorno, casa di notte (trad. di R. Belletti, Fahrenheit 451 2007), Che Guevara e altri racconti (trad. di S. De Fanti, Forum 2006), Guida il tuo carro sulle ossa dei morti (trad. di S. De Fanti, nottetempo 2012), L’anima smarrita (trad. di R. Belletti, con illustrazioni di J. Concejo, TopiPittori 2018), I Vagabondi (trad. di B. Delfino, Bompiani 2019). È in corso la traduzione de I libri di Jacob.

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Zuzanna Krasnopolska

Zuzanna Krasnopolska, dottoressa di ricerca in letteratura comparata, traduttrice, autrice di vari articoli sulla letteratura polacca e femminile pubblicati in polacco, italiano, inglese e francese. Socia della Società Italiana delle Letterate dal 2012. Vive tra la Polonia e l'Italia.

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