Ossessioni d’amore e di potere

Nadia Tarantini, 14 ottobre 2019

La manager di una banca d’affari racconta le proprie voglie di soldi e affetti. È gelida e in carriera ma deve fare i conti con l’insopprimibile presenza del dolore nella vita. Parliamo di Lealtà di Letizia Pezzali.

di Nadia Tarantini

 

Mi colpisce il titolo. Erano i giorni della crisi di governo, i primi giorni. E quel titolo, Lealtà, scoperto in una libreria altrui, attira la mia attenzione – forse proprio per contrasto con i tempi sleali e cialtroni che stavamo/che stiamo vivendo.
Mi ci immergo quasi subito, come nelle acque del lago in cui faccio il bagno in quella vacanza: acque pacifiche e inquiete nello stesso tempo. E Lealtà di Letizia Pezzali è così, pacifico (nella scrittura piana, pulita, senza scosse, che non deborda dai limiti che lei stessa ha stabilito con sapienza); e ricco di inquietudini, di stati d’animo analizzati con la freddezza della manager di una banca d’affari che lei è stata. Senza risparmiare neanche un fiato di crudeltà, prima di tutto a se stessa, ossia alla protagonista/voce narrante in prima persona, che ha tanti tratti biografici in comune con l’autrice.

Anche Giulia lavora in una banca d’affari, anche lei si è trasferita a Londra per portare avanti la sua carriera. Anche Giulia – pur essendo apprezzata e facendo bene il suo lavoro – avverte un disagio profondo a trovarsi in un luogo così speciale e privilegiato, e desidera lasciare. Come ha fatto Letizia Pezzali, diventando scrittrice.
E che scrittrice. Lucidissima e coinvolgente: “La parola lealtà (…) mantiene una schiettezza, mostra tutti i suoi legami con la sincerità, la giustizia, l’apertura. È troppo difficile? Porta con sé dei rischi? La lealtà talvolta mostra le venature dell’attaccamento e dell’eccessiva devozione”. Lealtà percorre il romanzo – insieme al suo contrario. Leale è Giulia con se stessa, non si nasconde niente – del morboso attaccamento che la lega sin da giovanissima al suo amante. Non è invece leale il mondo in cui entrambi vivono e lavorano, dove la concorrenza sleale è la regola principe, dove se tradisci un amico per fare carriera puoi essere solo onorato per averlo fatto. Lealtà è la parola con la quale Michele vuole suggellare la loro relazione.

Giulia, universitaria molto brillante, viene fulminata al primo sguardo che lancia sul professore Michele, non solo buon affabulatore, ma circonfuso di quell’aura speciale che, vent’anni fa più o meno, poteva avere un italiano che aveva successo nella Londra dei mercati finanziari.
Michele non ne rifiuta l’ammirazione, anzi porta a casa rapidamente il risultato, come è abituato a fare con i suoi prestigiosi clienti. Adora il corpo di Giulia, adora la sua intelligenza lucida e spietata. Ma non metterà mai in discussione un solo briciolo della sua vita privata (moglie e figlia) per lei, e ben presto l’insistenza di Giulia nell’essere presente momento dopo momento nella sua vita – anche se solo attraverso la virtualità – manda in crisi qualsiasi possibilità di rapporto. Così, dopo un tempo di dolore e auto-annullamento, Giulia si rassegna alla perdita, e gioca il suo rapporto con gli uomini come fa con i soldi degli altri, che amministra: li prende per una sera, li consuma e poi li restituisce. Ma un giorno, a Londra, sente all’improvviso pronunciare il nome di lui – e la malattia d’amore torna a possederla completamente…

Lealtà è un libro che parla dell’amore e dell’ossessione amorosa invincibile, del potere, dei soldi e degli affetti, dell’insopprimibile presenza del dolore nella nostra vita. Lealtà è un libro che ci mette di fronte a verità molto scomode da accettare – e prima di tutto alla imprevedibilità dell’esistenza: “Gli esseri umani amano pensare che le loro decisioni, corrette o no, riflettano una coerenza interna. Una personalità, una persona. Un significato. Non c’è nulla che l’essere umano detesti di più dell’assenza di significato. Eppure succede spesso di essere vuoti, e la fatica di tenere duro si accumula, la tensione ogni tanto lascia spazio al pianto e al gelo. In questo caso innamorarsi può essere utile”.
Un pesante fardello di tristezza grava sulle spalle di Giulia, che non riesce a governare le emozioni come fa così bene con i trasferimenti di moneta e le quotazioni di Borsa. Eppure c’è qualcosa di profondo che unisce le due parti della sua vita, quella razionale del lavoro e quella sentimentale. Anche i mercati sono capricciosi, imprevedibili, anche davanti al computer bisogna mettere in conto desideri e pulsioni a volte inafferrabili.

E onirica è la descrizione dello scenario in cui Giulia vive e lavora, Canary Warf della Londra che ha riciclato luoghi dickensiani e oscuri per svettare con limpidi e brillanti grattacieli verso il futuro. Luoghi nella cui rarefazione si rispecchia il vuoto interiore, mantra nascosto dei nostri tempi – e dove però puoi anche incrociare una volpe. La natura che tende a riprendere il sopravvento.
La realtà che irrompe nelle fantasie esaltate di Giulia viene comunque accolta con la lucidità che la contraddistingue, un occhio così allenato a percepire i minimi particolari da riconoscere per brevi segni uno scopo che non si può più perseguire. E ad accettare il verdetto dell’esistenza, che non è né bene né male, non può essere giudicato. Semplicemente, è.

 

Letizia Pezzali, Lealtà, Einaudi 2018
(Disponibile anche in e-book)

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Nadia Tarantini

Nadia Tarantini Scrittrice e giornalista. Esploratrice di molti mestieri, sin da giovanissima ha cercato la scrittura in molti luoghi, dalla vendita rateale di libri, al giornalismo e infine all’insegnamento… della scrittura, sia privatamente (“Le vie dei Cinque Sensi”) che nelle università. Solo nel 2017, a 71 anni, dopo una decina di altri libri, ha pubblicato il suo primo romanzo, “Quando nascesti tu, stella lucente” (L’Iguana), storia ambientata nel lontano 2346. Con Iacobelli, nel 2011, ha ripubblicato “Il risveglio del corpo. Dai sintomi alle emozioni l’arte della salute”, romanzo-saggio uscito nel 1996 presso La Tartaruga, che ha avuto quattro edizioni. A fine maggio 2019 il suo secondo romanzo, “Amore Inquieto”, nei Leggendari di Iacobelli. È vissuta fuggendo e cercando le storie dentro di sé e ha combattuto furiosi dubbi sul proprio valore attraverso la relazione con altre donne. La rivista Leggendaria e la Sil sono stati i luoghi privilegiati della sua “autorizzazione alla scrittura”.

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