Oltre la famiglia eterosessuale

Differenti orientamenti affettivi e sessuali, nuove forme di intimità, luoghi e tempi inediti per creare relazioni d’amore. Il libro di Barbara Mapelli e poi Cinzia, la postina transgender della graphic novel di Leo Ortolani ci fanno riflettere sul nostro mondo in trasformazione anche nella sfera privata.

di Giuliana Misserville*

Se alcuni millenni non sono passati invano, e soprattutto non siamo più stretti e costretti a fare i conti con l’ipoteca religioso-clericale che ha troppo a lungo improntato di sé il nostro vivere sociale, possiamo spedire in soffitta l’idea di famiglia eterosessuale come unica (a parte i conventi, i monasteri e gli ospizi) forma di convivenza tra esseri umani. Suffragati in questo da studi sociologici di tutta rilevanza .
Come scrive Rosi Braidotti nel prologo di un suo saggio «Se non si ama la complessità, è impossibile sentirsi a casa nel ventunesimo secolo. Trasformazioni, metamorfosi, mutazione e processi di cambiamento sono infatti divenuti parte integrante nella vita della maggior parte dei soggetti contemporanei». Di queste trasformazioni è totalmente impregnata la sfera privata dove la caduta dei postulati della maschilità patriarcale sono più evidenti mentre le relazioni affettive provano a disegnare nuove intimità più rispondenti alle esigenze individuali.
Ci aveva provato Lia Migale nel 2009 a raccontare quello che stava succedendo con La donna del diavolo, un romanzo agile che si svolgeva nei mesi della caduta del muro di Berlino (1989). Lì il plot narrativo ruotava attorno al disincanto di una generazione di donne che aveva pensato di «far parte di una nuova comunità regalata dai movimenti di matrice sessantottina e femminista». Mentre invece …

Ora pagavano la sconfitta per non aver mantenuto quella loro socialità allegra. Certo avevano cambiato il mondo, avevano mutato la percezione sociale di cosa è una donna, ma per loro stesse non avevano creato un mondo che le proteggesse dall’oltraggio e dalla vendetta. Vendetta dei poteri costituiti, vendetta dei loro stessi compagni. Era forse questa la sua difficoltà nell’amore? Era forse questa l’impossibile solitudine degli ultimi giorni di Antea?

Anche se Lia Migale scrive che nel suo romanzo si indaga «sulla sparizione del modo di vivere le relazioni che la generazione degli anni Settanta aveva fortemente legato ai concetti di amicizia, solidarietà, intimità», noi oggi possiamo vederla in altro modo, e dire che lì si incominciava ad avvertire la modificazione profonda della sfera intima conseguente allo stravolgimento della struttura patriarcale della società, stravolgimento determinato da una serie di fattori economici sì, ma soprattutto sociali e politici come è stata la rivoluzione femminista.
Anche il cinema sta raccontando la stessa trama. In Ride, per esempio, Valerio Mastandrea ci consegna un ritratto di gruppo di fronte alla morte di un operaio. È significativo che il passaggio del testimone tra maschi non sia più attinente alla scena pubblica, che nel film è rappresentata dalla lotta sindacale, ma sia affidata alla preparazione del cibo e cioè alla sfera privata. È in una cucina che gli uomini piangono (loro sì, ché nel film le donne si truccano per affrontare il vuoto) e si passano il testimone della memoria.
Questo stravolgimento totale dei ruoli e dei destini apre a nuove esperienze, a nuove risignificazioni, e il lavoro di Barbara Mapelli (Nuove intimità. Strategie affettive e comunitarie nel pluralismo contemporaneo) intende soffermarsi proprio «sui mutamenti delle soggettività sessuali, sull’emergere, anche se ancora faticosamente dicibile, di differenti orientamenti affettivi e sessuali, sulla ricerca di nuove forme di creare intimità, luoghi, modi e tempi inediti di invenzione di relazioni d’amore e di condivisione» (p. 14).
Le storie sono importanti, spiega Mapelli che torna più volte nel corso del volume a sottolineare come sia cruciale il ruolo dell’immaginario nell’ampliare le scelte individuali e la loro sostenibilità, poiché «il motivo che percorre molte delle scelte di questo libro [sta nella] necessità di molte narrazioni che ci raccontino del presente e ci prefigurino i desideri di futuro. Le storie che ascoltiamo e accogliamo presentano la realtà da molti punti di vista, illuminano angoli oscuri, esplorano per noi là dove la nostra diretta esperienza non è arrivata, e non potrebbe mai arrivare se lasciata sola, se non si circondasse delle parole, vissuti e storie altrui» (p. 124-125).
Esplorare le storie che raccontano altri vissuti, è stato ciò che ho provato a fare, assieme a altre, attraverso TRANS/SCRITTURE (Leggendaria n. 132/2018), pagine in cui la domanda principale era sulla tenuta delle narrazioni letterarie di fronte all’esperienza transgender.
Anche se le storie che Mapelli raduna nel suo lavoro sono per lo più di tipo autobiografico, mi colpisce come l’obiettivo sia e resti lavorare sull’immaginario, inteso sia come sfera simbolica, sia come luogo condiviso in grado di cogliere e accogliere esperienze anche distanti ma che lì “risuonano” divenendo comprensibili. Non a caso l’autrice si richiama ad Hanna Arendt, nella rilettura di Laura Boella, per quel passaggio appunto sul ruolo dell’immaginazione in cui Arendt, prendendo le mosse da Kant, precisa:

La condizione di possibilità della facoltà di giudizio è la presenza dell’altro, lo spazio pubblico […]. Poiché non è mai la ragione legata a se stessa, ma soltanto l’immaginazione a rendere possibile il “pensare mettendosi al posto di ogni altro”, non è la ragione, ma l’immaginazione a creare il legame tra gli uomini. Al senso di sé della ragione, che vive dell’io-penso, si contrappone il senso del mondo, che in quanto senso comune (passivo) e in quanto immaginazione (attiva) vive degli altri.

Parole cui fanno eco quelle di Mauro Muscio, titolare della libreria Antigone di Milano e uno dei testimoni intervistati da Mapelli,

[…] capisci di aver bisogno di narrazioni alternative, alle grandi narrazioni dominanti con cui ti hanno formato e condizionato. Ma mi sono accorto che molte persone hanno difficoltà ad accettarle, non sono in grado di capire la possibilità di altri immaginari rispetto a quello che è sempre stato raccontato loro. E la creazione di nuovi immaginari è la nostra prima e necessaria grande lotta.

Ecco quindi che l’immaginazione viene a essere uno degli strumenti principali per rendere il più possibile condivisa e condivisibile l’affermazione che «l’uniformità è un’utopia normativa» e la naturalità una delle grandi epiche illusorie, come anche le strisce della Cinzia, la postina transgender della graphic novel di Leo Ortolani ci raccontano. Con le relative conseguenze politiche e sociali che se ne possono dedurre. Trovano quindi cittadinanza i vissuti di «persone che appartengono alle cosiddette minoranze sessuali» laddove minoranza non è da intendere statisticamente ma come «esito della produzione di riferimenti sociali che definiscono chi può esservi incluso, ed è quindi maggioranza, e chi ne viene escluso, e diviene quindi minoranza».
Molto sottilmente Mapelli è attenta alla trappola che rischia di immobilizzare nella narrazione biografica chi racconta acquietandosi nelle parole che hanno dato senso alla fatica della ricerca di sé; auspicando che il narrare divenga «un atteggiamento mentale» aperto non solo a diverse possibili direzioni per il futuro ma in grado anche di trasformarsi alla luce di ciò che nel vivere si apprende.
Mapelli pone il «pensare e agire per una trasformazione» come scelta etica (anche questo libro, Nuove intimità, si muove su tale spinta) che può rendere più felici «noi ed altri/e». Uno sguardo sul mondo e sulla propria esperienza «che sappia vedere trasformazioni e continuità in ciò che si rinnova e sa continuare a cominciare», in ciò vicino al concetto di esperienza come inteso da Teresa de Lauretis, ossia un processo continuo il cui conseguimento è interminabile e si rinnova continuamente.
L’attenzione a ciò che trasforma e dà vita a pluralità di scelte e soggettività fuori norma si accompagna dunque alla capacità di immaginare «incontri e realtà inedite da cui nascono interazioni e pensieri, emozioni ulteriori». E quindi è dal margine che emerge la possibilità del cambiamento, perché come scrive Lorenzo Bernini, che Mapelli utilizza a configurare quasi una teoria del mutamento sociale, «Qualora le minoranze riescano a prendere la parola per ri-definire se stesse, l’esito non sarà, quindi, la loro inclusione negli standard maggioritari, ma piuttosto la messa in discussione di tali standard».
Da lì la possibilità di mutuare uno sguardo in grado di andare oltre. Le storie che Mapelli raccoglie in questo Nuove intimità (libro peraltro densissimo di riflessioni e spunti di discussione) dimostrano che l’affettività è in grado di superare la rigidità di una cultura improntata dal binarismo di genere e che, anzi, quest’oltre (oltre l’identità sessuale) è già qui.

Barbara Mapelli, Nuove intimità. Strategie affettive e comunitarie nel pluralismo contemporaneo, Rosemberg & Sellier , 2018
Lia Migale, La donna del diavolo, Voland, 2009
Leo Ortolani, Cinzia, Bao Publishing, Milano 2018

• Riduzione di un articolo comparso su Leggendaria n° 133

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Giuliana Misserville

Giuliana Misserville si occupa di narrativa con una particolare predilezione per tutto ciò che apre a nuove soggettività. E’ socia fondatrice della Società italiana delle letterate (SIL) di cui è stata Tesoriera nel biennio 2012-2013 e Presidente nel biennio 2014-2015. Sempre nell’ambito della SIL organizza dal 2000, assieme ad altre socie e amiche, il Seminario residenziale estivo. Negli anni ha collaborato all’ideazione e realizzazione del progetto “Simone de Beauvoir. Narrare è già politica” realizzato dal comune di Roma nel 2009. Ha organizzato per la SIL le passeggiate letterarie su Ingeborg Bachmann e Elsa Morante e su quest’ultima ha curato nel 2015 assieme a Laura Fortini e a Nadia Setti il volume "Morante la luminosa" (Iacobelli editore) che offre una nuova e originale rilettura dell’opera morantiana. Collabora con Leggendaria dall’inizio della sua avventura editoriale e recentemente ha curato per la rivista uno speciale su TRANS/SCRITTURE (n. 132/2018). Sempre per Iacobelli editore, sugli svariati incroci della letteratura e dell’arte nell’era digitale, ha curato assieme a Monica Luongo “Il tempo breve: narrative e visioni”. Appassionata di “giardini immaginari” come intitola la sua rubrica su Leggendaria, di fotografia, di letteratura fantastica, aspetta che uno sguardo vampiro le cambi la vita... ma questo forse le è già successo.

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