“Dal pianto al canto. Dalla stanza tutta per sé all’eco-femminismo”: è il progetto di Simona Cleopazzo, filosofa e autrice, che a Lecce ha ideato le conversazioni e letture a domicilio, letteratura e filosofia mescolate all’autocoscienza. Il suo metodo ricalca il modus operandi delle presentazioni porta a porta, ma non si vende niente. L’abbiamo intervistata
Di Valeria Nicoletti
Un pomeriggio libero, il salotto rimesso in ordine, le amiche, le cognate, le vicine di casa avvisate con un colpo di telefono qualche giorno prima. Si arrivava di solito in anticipo per aiutare la ricevente a sistemare. Il venditore sarebbe stato puntuale. Di solito, si trattava di batterie di pentole, cosmetici, elettrodomestici, merce presentata in anteprima o con qualche sconto speciale. Il desiderio, quello, non era sempre di comprare, ma di passare qualche ora fuori casa, tra volti amici, tra donne, in libertà.
Con l’avvento degli acquisti on-line, le presentazioni porta a porta sono lentamente andate scomparendo dal mercato, ma c’è chi ne ha fatto una sapiente rivisitazione, conservandone lo spirito. Si chiama “Conversazioni a domicilio”, il progetto di Simona Cleopazzo, filosofa, scrittrice, bibliotecaria, fondatrice della casa editrice indipendente Collettiva, che da ormai sette anni presenta, porta a porta, nella provincia di Lecce, libri, voci e storie di donne.
«Il progetto delle conversazioni a domicilio è nato nel 2018 dopo la mia partecipazione a casa di un’amica a una dimostrazione per la vendita di un prodotto commerciale. Sentivo che era bello stare assieme ad amiche, conoscenti e altre persone che non conoscevo, ma capivo che l’obiettivo non poteva essere la vendita di un oggetto. Ho pensato quindi di farmi invitare dalla mia amica per presentare un percorso di lettura “dal pianto al canto”. Il modello che ho seguito è copiato dalle dimostrazioni di prodotti commerciali (aspirapolvere, robot da cucina, prodotti di bellezza, contenitori in plastica) ma la “merce” che ho offerto e offro è un percorso di lettura di libri di scrittrici e di filosofe», spiega Simona. E la bellezza del progetto risiede, oltre alla straordinaria libertà che pian piano affiora nel cerchio di donne, anche nel voler deliberatamente uscire dai vincoli del mercato. Le storie, quelle dei libri, e quelle delle donne presenti, che prendono anche loro attivamente parola, si donano e si mettono in circolo, diventando patrimonio collettivo.
«Queste conversazioni, organizzate col modello del passaparola, mi hanno permesso di raggiungere trasversalmente molte persone. Da circa 20 anni organizzavo presentazioni di libri, eventi culturali, ma le partecipanti erano sempre le stesse e abbastanza omologate. Con le conversazioni a domicilio ho esteso il raggio di azione. L’obiettivo non era semplicemente quello di promuovere la lettura e quindi mettere in circolo il sapere delle donne, ma quello di stare insieme, parlare, riflettere, esprimersi, ridurre la povertà educativa, promuovere la consapevolezza e creare una rete informale di donne pronte ad agire qualora qualche amica, conoscente, parente si trovasse in situazione di subire la violenza maschile e l’isolamento».
«“Dal pianto al canto” è una citazione di Christine de Pizan, la prima scrittrice professionista ’Europa. Nel 1429, ritirata in convento, Christine rompe gli anni di silenzio per scrivere “Il poema per Giovanna d’Arco”, entusiasta per l’impresa che la vedeva guida degli eserciti. “Io, Cristina, che ho pianto per 11 anni, ora finalmente rido… (passo dal pianto al canto), finalmente è una donna a salvare la Francia”». Ma il progetto ha un respiro più largo, come spiega Cleopazzo. E anche il sottotitolo “dalla stanza tutta per sé all’eco-femminismo”, significa forse non solo una cronologia temporale, dalla prima autrice, Virginia Woolf, all’ultima, Grace Paley, ma anche e soprattutto l’idea di aprire quella famosa stanza per andare incontro al mondo.
«Fino a settembre 2026 (siamo partite nell’ottobre 2025) grazie a una collettiva di scrittrici, filosofe, femministe unite dal filo rosso della razionalità, faremo un percorso di lettura e di riflessione. Le conversazioni hanno l’obiettivo di accendere la razionalità, di illuminarci, perché, solo stando insieme, riusciremo a trovare le parole giuste per diventare meno sognatrici, più razionali! Proprio dalla casa dobbiamo partire, luogo simbolo dell’assoggettamento femminile, luogo che dobbiamo metaforicamente abbandonare». Riecheggiano le parole dei collettivi femministi anni ’70, i cerchi di donne che si riunivano lasciando le cose da fare nelle proprie abitazioni, dicendosi “più polvere in casa, meno polvere nel cervello”.
«Mi sono ispirata al lavoro di Betty Friedan, Mistica della femminilità. Abbandoniamo la casa per collocarci nel mondo, dico sempre proprio grazie alla filosofia della trasformazione. “Non possiamo ignorare quella voce che ci dice voglio di più di un marito, una casa, dei figli” diceva la Friedan».
Non solo la letteratura sul femminismo, ma anche la filosofia guida la concezione del progetto e la scelta delle autrici: «È un progetto di filosofia pratica. La conversazione è la condivisione del pensiero, gli unici differenti si incontrano grazie alla parola. È necessario guardarsi attorno, allargare lo sguardo, aprirsi, non guardare soltanto dentro se stesse. Grazie all’autocoscienza che risveglia e allarga la coscienza. L’individualismo è una bomba ecologica, la conversazione invece mette in circolo i saperi, la conversazione deve avere sempre un obiettivo, altrimenti è chiacchiera».
Valeria Nicoletti
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