Madre femminista felice

Silvia Suriano, 17 gennaio 2023

La storia della filosofia è tracciata da una lunghissima lista di pensatori che si sono passati il testimone fino ad oggi. Ovviamente le donne hanno avuto nel corso dei secoli alcuni spiragli in cui inserirsi, ma solo dal XX secolo hanno raggiunto le stesse opportunità dei colleghi in questo ambito culturale.
Ma affermare che la filosofia è disciplina maschile significa anche dire che la materia che per definizione si pone domande, ad oggi le ha poste parametrandole sull’identità e l’esistenza degli uomini, ignorando e trascurando spesso le specificità femminili.

La maternità, ad esempio, è indubbiamente esperienza incarnata nel corpo delle donne e difatti non è stata quasi mai innalzata ad oggetto dell’indagine filosofica, della speculazione più alta, del dibattito allargato. Poco discussa, lasciata al margine, eventualmente usata come metafora del linguaggio che attinge dalla natura e che astrae per raggiungere lo spirito.
Non è un caso che Socrate, a cui attribuiamo la paternità della filosofia occidentale, venga detto dalla dossografia e sui manuali scolastici “ostetrico della verità”. Vi è quindi una trasposizione di un sapere pratico e da sempre femminile – si sa che la madre di Socrate era una levatrice – traslato al maschile nel momento in cui il partorire diventa arte maieutica del pensiero e non più dei corpi.
Senza scomodare qui il meraviglioso Nonostante Platone di Adriana Cavarero che individua e precisa molto di ciò che abbiamo introiettato del “femminile” dalla filosofia greca e attraverso Penelope, la servetta di Tracia, Diotima e Demetra narrate da Platone nei suoi dialoghi, mi rifaccio direttamente al testo del Teeteto e a queste esplicite parole di Socrate: «La mia arte maieutica è simile a quella delle levatrici, ma ne differisce in questo, che essa aiuta a far partorire uomini e non donne e provvede alle anime generanti e non ai corpi». (Platone, Teeteto, 151 d)

Questa lunga premessa è direttamente proporzionale alla gratitudine da me provata e al merito indiscusso da attribuire Selena Pastorino, dottoressa di ricerca in filosofia e docente liceale, che col suo “Filosofia della maternità” (pubblicato dalla dinamica casa editrice genovese Il Melangolo) rompe gli indugi e partendo da sé, ma in realtà da quell’atto di soggettivizzazione che sta all’origine di noi tutte/i, scrive filosoficamente di maternità.
L’autrice vanta una bibliografia molto ricca e diversificata, tenuta insieme dall’interesse chiaro per il corpo e per quello delle donne in particolare. Questo è il taglio del testo dedicato alla maternità, e cioè del pensiero incarnato, di quel pensiero che diventa più solido e articolato grazie all’essere stato esperienza, all’essersi espresso non sono teoricamente ma nella materia e in questo caso attraverso il corpo, un corpo necessariamente femminile.

Filosofia della maternità ha un indice che indica perfettamente questo viaggio nel corpo gravido, un corpo che ne contiene due, che ne nutre due, che sente due battiti sovrapporsi: della mia carne, ovaie, utero, sangue, occhi, cordone, viscere, pancia, orecchio, viso, braccia, cervello, stomaco, placenta, seno, pelle, lingua, cuore. Lo so, le liste vanno evitate nei testi scritti, ma ogni tessera di questo mosaico esperienziale ha un suo significato profondo, un rimando pratico e una sua esposizione filosofica molto riuscita.

Selena Pastorino nel testo rispettosamente non cita mai il nome della figlia, ma nonostante ciò è la presenza di quest’ultima che rende possibile questa fenomenologia del corpo materno che va ben oltre il momento del parto e che è esperienza duale per definizione, fin dall’origine dell’origine. Adrienne Rich nell’intramontabile Nato di donna ci insegna che le proiezioni storiche e psichiche, mitiche e letterarie della maternità diventano codice, e ci ricorda che se madri non tutte lo siamo, figlie sì e assolutamente di un corpo di donna. Da Rich Pastorino raccoglie il testimone di una narrazione che è corporea e incarnata ma anche emotiva e progettuale di pratiche collettive. Infatti l’autrice, in piena aderenza con l’assunto “il personale è politico” rende la maternità non solo condizione di conoscenza ulteriore di se stesse e capace di decifrare la nostra natura enigmatica, ma anche occasione di consapevolezza dei diritti delle donne. Il soggetto imprevisto nella storia per definizione, cioè la donna, può attraverso la maternità radicare il proprio femminismo e comprenderne la complessità, quella che non cede a semplificazioni banali o dicotomie sterili.
Diventare madri – scelta non imprescindibile e libera, ça va sans dire – non allontana dalla piazza politica, non mette al margine ma può addirittura far maturare intensamente il desiderio di situarsi al centro e praticare lotte insieme alle altre e per le altre.

C’è un altro elemento di questo testo che mi colpisce e desidero non tralasciare: il tema della felicità. Non è un punto espressamente indagato e sviscerato dall’autrice ma, alla mia lettura, permea ogni pagina. Il fine di articolare e approfondire il tema della maternità è canalizzato in un messaggio positivo. Selena Pastorino riesce a non trascurare molti aspetti problematici della gravidanza, del parto e del maternage iniziale come la violenza ostetrica, i quesiti su allattamento e sonno dei neonati su cui si fa marketing da tempo, la depressione post partum e altro ancora; ma lo fa preservando un tono sereno e costruttivo. Prevale un messaggio teso a fare comunità tra donne, mai giudicante e naturalmente gioioso.
In un’epoca editoriale in cui la riflessione trova interesse soprattutto nel mostruoso materno o rischia di ri-scivolare verso il carattere oblativo della cura materna, questo testo riesce a tenerne insieme tutte le tessere del mosaico facendo autenticamente splendere ognuna per ciò che essa esprime nella cornice di una maternità felice.

Selena Pastorino, “Filosofia della maternità”, Il Melangolo, 2021
Adriana Cavarero, “Nonostante Platone”, Einaudi 2014
Adrienne Rich, “Nato di donna”, Garzanti 1996

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Silvia Suriano

Silvia Suriano, insegnante di storia e filosofia, appassionata di scuola femminismo e pensiero basagliano, ama leggere coltivare orto e giardino imparare e viaggiare con Davide e Lorenzo. Collabora con Leggendaria.

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