Riscoprire Dolores Prato attraverso un premio letterario

Lucrezia Sarnari, 20 gennaio 2023

Sappiamo quello che non è. Dolores Prato non è di sicuro una scrittrice rappresentativa del Novecento. La sua scrittura ha fatto a lungo fatica a rientrare in una di quelle operazioni di recupero delle scrittrici novecentesche dimenticate di moda negli ultimi anni. Ora che se ne parla un po’ di più resta la domanda: perché Dolores Prato non è entrata nelle librerie e nei cuori dei lettori in una maniera equa al suo valore?

Prato nasce a Roma nel 1892, passa la vita scrivendo ed insegnando, eppure di scritti suoi in circolazione ce ne sono pochi. “Giù la piazza non c’è nessuno”, il suo romanzo, un’autobiografia che è il racconto del Novecento italiano in provincia tutto, venne pubblicato nel 1980, quando Dolores Prato aveva 88 anni, tre anni prima di morire.

La vicenda editoriale del romanzo è più o meno nota. “Giù la piazza non c’è nessuno” uscì per Einaudi dopo che un editing – che potremmo definire stravolgente ad opera di Natalia Ginzburg – lo rese forse più fruibile ma decisamente lontano da quello che voleva essere per l’autrice: il racconto di un’esistenza che si snoda attraverso i dettagli più banali, ma comunque vitali, e che non trova risposte. Un po’ come, appunto, succede all’esistenza di molti. Fu Giorgio Zampa, giornalista di San Severino Marche e amico di Dolores, a far uscire nel 1997 “Giù la piazza non c’è nessuno” nella sua versione integrale, ma a quel punto lei era già morta.

Dolores Prato morì senza vedere, non la sua consacrazione perché quella non è ancora avvenuta, ma il lavoro di una vita ricompensato con una pubblicazione che oggi, grazie all’editore marchigiano Quodlibet, è più attuale che mai. Perché la fatica letteraria di Dolores Prato racconta l’esistenza di una bambina prima e di una donna poi che sa di essere venuta al mondo senza essere voluta. Voluta Prato non lo fu mai. Nacque per sbaglio da una relazione clandestina tra la madre Maria Prato e un avvocato calabrese che non la riconobbe. Per questo fu affidata a degli zii, un cugino della madre, un canonico che viveva con la sorella a Treia, un borgo in provincia di Macerata, dove Dolores trascorse infanzia e adolescenza e dove ambientò il suo romanzo. Tra le sue vie, i ciottoli, le stradine e lo scorcio sconfinato fino al mare che si vede dalla piazza. Quella piazza che dà il titolo al romanzo, dove per lei non ci fu nessuno mai, a farla sentire voluta.

«Io non appartenevo a Treja, Treja apparteneva a me; essa non mi aveva chiamata, non gradiva la mia presenza per le sue strade, nelle sue chiese, lo vedevo benissimo e anche questo apparteneva a me», scrive.

Tra i mattoni ocra illuminati dal sole e il cielo terso che si apre sull’infinito, descritti dalla scrittrice minuziosamente nel suo romanzo e da allora mai cambiati, la donna sperimentò prima l’esilio in casa e poi la solitudine. Il senso di estraneità e non appartenenza che l’accompagnerà per tutta la vita.

Una bambina che non era stata prevista, una donna che non si è mai sentita del tutto accolta. Un’estranea. Una di noi, verrebbe da dire. «Perché ero sola, perché non avevo quello che avevano gli altri bambini certi episodi diventavano cippi miliari di una strada deserta; si dilatavano proprio perché intorno avevano il deserto. Forse proprio per questa mia solitudine m’incantavo avanti a tutto, anche a un ombrello… La solitudine mi dava le meraviglie, le meraviglie cancellavano la solitudine».

Ma anche una scrittrice troppo poco letta e a lungo dimenticata e alla quale la città di Treia, profondamente legata al suo ricordo e alla sua figura, ha deciso di dedicare un premio letterario.

Il Premio Letterario “Dolores Prato – Città di Treia”, nato lo scorso anno da una mia idea (sono giornalista e scrittrice) e dalla volontà dell’Amministrazione Comunale, è stato pensato in primo luogo per celebrare la memoria di questa grande autrice, ma anche come un’opportunità per altre scrittrici.

Il premio è infatti aperto a tutte le scrittrici italiane che abbiano pubblicato un’opera di narrativa italiana nei dodici mesi precedenti la chiusura del bando (1° gennaio 2022 – 25 febbraio 2023) e che anche grazie al premio, agli eventi e alle attività di comunicazione ad esso legate, possono far conoscere le loro storie e far leggere le loro parole.

Un Premio che ha voluto, per scelta, concentrarsi sulla produzione letteraria femminile, conoscerla meglio, dibattere su quello che le donne scrivono e raccontano e sulle piccole e grandi battaglie che condividono perché, come ha detto una volta Dacia Maraini, «se è vero che non esiste una scrittura femminile perché lo stile è personale e ciascuno ha il suo stile che, quando è originale si riconosce fra mille, esiste però un punto di vista femminile che non viene dalla biologia bensì dalla storia perché le donne hanno una millenaria esperienza di clausura, sottovalutazione, tabù, dipendenze, che portano a una visione del mondo diversa dall’uomo, il quale invece è stato educato a scoprire il mondo, a viaggiare, a studiare, a sentirsi il padrone della terra e della famiglia».

E il premio, il cui bando della seconda edizione scade il 28 febbraio 2023 alle ore 12.00, è proprio su quel punto di vista che tenta di accendere un riflettore. Sul punto di vista di tutte le ragazze venute al mondo per indagare l’esistenza, le relazioni, il senso di inadeguatezza, di sconfitta e di rivalsa attraverso la scrittura.

 

CLICCA QUI per leggere il bando del Premio

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Lucrezia Sarnari

Lucrezia Sarnari è una giornalista e ufficio stampa freelance. Nata nelle Marche, vive a Perugia e sa la provincia non l’abbandonerà mai. Scrive di maternità nel blog www.ceraunavodka.it e nel 2018 è uscito “Dieci cose che avevo dimenticato”, il suo primo romanzo per Rizzoli, seguito nel 2020 da “Vie di Fuga”. Nel 2021 ha organizzato la prima edizione del Premio Letterario "Dolores Prato - Città di Treia”.

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