Chi è Italo?

Gisella Modica, 18 dicembre 2018

In una contrada siciliana con i mandorleti si scaveranno pozzi petroliferi. Un giorno del 1957 appare un giovane nudo che dorme sull’erba. Ci racconta la storia Irene, che fa anche foto dei luoghi: il ragazzo pare magico, aggiusta ogni cosa che tocca… Il nuovo sorprendente romanzo di Carola Susani. Ce lo racconta Gisella Modica.

La sensazione, chiuso il libro, è di aver sognato. O meglio di essere transitata per quella terra di mezzo tra il sogno e la veglia dove tutto appare deformato, come visto al grandangolo, coi personaggi non del tutto definiti, i visi distorti, i suoni ovattati, i colori falsati, i luoghi imprecisati. Eppure la storia appena letta è reale, e racconta di un tempo e di un fatto accaduti – l’industrializzazione della Sicilia ad opera di Enrico Mattei. Lo conferma lo stile della scrittura, asciutto, essenziale, documentaristico, da reportage direi, attento ai dettagli racchiusi da continue parentesi; uno stile che, a ripensarci, contrasta con le immagini che evoca e paradossalmente le rende ancora più oniriche. Comunque, che la storia raccontata è vera lo testimoniano inequivocabilmente le foto. Anche se a ben guardare, leggendo le didascalie, scopro che non riproducono esattamente la realtà: le persone, il luogo, l’oggetto catturato nell’immagine assomiglia all’originale. Una didascalia per esempio recita: “Non ho trovato la foto di mio padre sull’albero, ma questa potrei essere io”. La foto infatti è “inquadrata male”, sfocata. Ambigua. Potrebbe essere non vera.

La sensazione è di spaesamento. Come quando fai uno sforzo di memoria per ricordare persone o luoghi dell’ infanzia, cerchi di trattenerli nellamente, ma non corrispondono: risultano contraffatti. O svaniscono, come se le foto non si fossero impressionate sulla carta.

E’ quanto succede a Irene, la protagonista di La prima vita di Italo Orlando che, diventata adulta, racconta una storia importante del suo passato.

Di che storia si tratta?

E’ il 1957, la guerra è finita da più di dieci anni; Irene che ha un’età al confine tra infanzia e adolescenza, la guerra non l’ha conosciuta; gode della pace e del benessere, anche se ci sono donne che ancora vestono di nero e non lo tolgono dopo che il lutto si è consumato. Il luogo è Sette Cannelle, una contrada dove Irene trascorre ogni anno la villeggiatura insieme alla nonna, una nobile decaduta che rifiuta illetto e dorme sull’amaca; e insieme al padre che è fotografo – e anche Irene con la sua Comet si diverte a fotografare “cortecce e fili d’erba”. La madre (come in tutte le favole che si rispettano mi viene da pensare) è morta quando Irene è nata.

La grande casa dove alloggiano risale al Settecento, una casa di campagna come ce ne sono tante nella provincia, specifica l’autrice Carola Susani, portando a corredo una foto, ed è circondata da un mandorleto che attira le cornacchie e “le cicale lasciano il posto ai grilli”. Come succede da secoli. Eppure in questa immobilità che sembra debba rimanere eterna, Irene ricorda che nell’aria sentiva una certa fibrillazione, “un bisogno di movimento, una frenesia”. Si era infatti sparsa la notizia che al di là dei confini della provincia era stato pompato dalla terra petrolio, e col petrolio cresceva “la certezza che l’era della gioia veniva per tutti (o quasi)”.

Che la sua non era solo una sensazione lo conferma l’articolo di un giornalista del Corriere della Sera, a cui il padre è abbonato, che parla di infrastrutture, di strade e idrocarburi.E poi c’è un aereo che da qualche tempo continua a volare basso sulla loro proprietà, come se cercasse qualcosa o qualcuno.

Irene ci fa partecipi del fatto che già allora si schierava col padre dalla parte del progresso che non si può fermare. “Lascia che avanzi”, diceva il padre. A lei infatti piaceva l’Ape colorata, una sorta di pic up dei poveri  da poco inventata. Per la nonna invece il progresso era “un’onta” e “spegneva lampadine a sassate”.

In questo clima di euforia, di apertura verso il futuro, una sera di giugno “si manifesta” Italo. Lo trovano che dorme sull’ “erba bruciata come per effetto di un agente chimico”, e completamente nudo.  

Chi è Italo?

Di lui Irene ci dice che “era gradevole alla vista, ben fatto, aveva un sorriso gentile”, e che è smemorato. Ma dice anche che “ha la carnagione d’oro” che luccica, ha la coda, una piccola coda che “agita come quella di un cane”, e “il suo respiro non sembrava umano”.

Italo viene accolto in casa, lavato, curato e vestito con abiti trovati nell’armadio, malgrado la nonna strepiti.  Italo ricambia tanta generosità: al suo tocco tutto si trasforma, come nelle Metamorfosi di Ovidio che Irene gli farà leggere, tutto si aggiusta: la bici rotta che sta in soffitta, poi la Seicento che fa fumo. Ma non solo: Italo sa fare incantesimi e sa trovare i tesori. Del resto siamo in Sicilia, terra di truvatura, monete del diavolo che per spegnarli, ovvero per trovarli, bisogna attraversare sette fiumi sette monti e sette mari.

Il tesoro sarà infatti un sacco pieno di monete luccicanti nascosto nella canna del camino di casa. La notizia presto si sparge e tutto il paese s’innamora di Italo, soprattutto i bambini che gli salgono sulla pancia, e lui in cambio porta luce e acqua dove non c’è, scaccia le cornacchie, introduce l’innovazione dei teli di plastica sotto gli alberi per raccogliere le mandorle. Quanto sia diventata importante la sua presenza lo capiranno il giorno in cui Italo, in modo misterioso scomparirà, per poi tornare più affamato di prima.

Italo porta scompiglio, ma soprattutto porta ricchezza. Come un rabdomante, sa dove trovare l’oro nero.

Col suo saper fare e la sua galanteria convincerà persino la nonna a firmare perché nel suo mandorleto inizino le trivellazioni.

“Ma le mandorle?” resiste la nonna. “Facciamo in tempo a raccoglierle” la rassicura Italo.

Chi è veramente italo?

“Una divinità di carne”, un “folletto buono”, “un angelo che ha l’età dei fossili delle ostriche”? E’ “un truffatore”, “un finto smemorato”, “un uomoserpente”, è “il diavolo”, come dicono i bambini di Sette Cannelle? O tutte queste cose insieme?

E’ un personaggio vero o è immaginario?

Lo scoprirete leggendo. Perché Italo lo tiene in vita, lo nutre il desiderio di chi legge. A condizione però che si metta in gioco, non faccia resistenza ma si lasci guidare dall’immaginazione. La stessa che ad Irene faceva vedere da bambina i prati blu e d’argento, le pietre del selciato come gemme e una banale torrefazione diventava “l’antro meraviglioso di Aladino”. Insomma, per riconoscere Italo bisogna saper guardare il mondo con “un sentimento dislancio e di attesa”, e allora può succedere che una mattina di giugno Italo bussi davvero alla porta. E stiate certi che tornerà una seconda e una terza volta, essendo Italo Orlando una trilogia a cui Susani, come preannunciato, sta già lavorando.

Carola Susani, La prima vita di Italo Orlando, minimum fax 2018 )

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Gisella Modica

Sono nata nel 1950, vivo a Palermo, una figlia archeologa precaria, un marito, una gatta in casa, diversi in giardino. Mi sono fatta il ’68, nel ’75 ho detto addio alla doppia militanza e sono diventata femminista. Mi sono fatta tutte le manifestazioni, a partire dal salario alle casalinghe, fino a SNOQ, e tutti gli Otto Marzo, anche se non ci credevo. Sono stata candidata, poi ho detto basta! Voglio solo leggere e scrivere per cambiare il mondo. Femminista sono tuttora, molto vicina al pensiero della Comunità Diotima di Verona. Dal ’93 faccio parte della redazione della rivista Mezzocielo, bimestrale di donne autogestito, fondato nel ’92, dopo le stragi di Falcone e Borsellino, e del direttivo dell’associazione Biblioteca delle donne UDI Palermo, fondata nel 1948. Ho condotto laboratori di narrazione con donne adulte poco scolarizzate e in alcune scuole. Per Stampa Alternativa ho pubblicato Falce, Martello e cuore di gesù, e Parole di terra, tratto da un laboratorio di narrazione con le donne di un antico quartiere di Palermo. Ho pubblicato diversi racconti e saggi su riviste e antologie.

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