Nove racconti per nove donne

di Laura Marzi, 30 dicembre 2016

“Le femmine sono numeri dispari” è una raccolta di racconti scritta da Francesca Tilio e pubblicata da Erga edizioni. Si tratta dell’opera prima di un’artista che dopo un debutto come attrice e poi come regista teatrale, si dedica ora principalmente alla fotografia. Nel testo, infatti, dopo il settimo racconto compaiono foto dell’autrice, che poi danno di nuovo spazio alla scrittura per gli ultimi due pezzi dello spartito che compone il volume. L’idea dello spartito nasce sia perché ogni racconto, come è esplicitamente indicato, è stato ispirato da un brano musicale, sia perché i titoli delle storie raccontate rimandano ad una partitura del testo, nel senso etimologico della parola. In questo caso l’insieme è costituito dal numero 9 e ogni racconto è una parte del tutto: Uno di nove; Due di nove; Tre di nove, etc…
Che cosa lega, però, le parti di questo insieme, fra loro?
I nove racconti narrano storie completamente diverse: si spazia dall’atmosfera di psycho thriller in Uno di nove, alla luce piena e calda di una giornata estiva in cui due sorelle decidono di compiere insieme un pellegrinaggio “laico” perché una delle due ritorni a vivere un amore romantico.
Le forme narrative anche sono varie, tanto che uno dei racconti è un elenco di descrizioni di persone accomunate solo dal loro nome, Francesca, che coincide con quello dell’autrice, che qui si svela adottando una prospettiva autobiografica.
Francesca, però, sa smettere molto facilmente di essere se stessa, mettendosi, per esempio, nei panni di una donna sola, che fa un lavoro che non ha scelto e che non ama, un lavoro che comunemente associamo ad una forma di vocazione: la fioraia. In questo caso, però, la protagonista di “Due di nove”: “non ero affatto brava con le piante”, all’origine lavandaia si era trovata, per ragioni di bisogno, a lavorare invece in una serra. E così come le è capitato un lavoro che non le si confà, le succede anche, a causa dell’abitudine di stendere i panni ogni giorno alla stessa ora, di vedere un uomo alto tutte le mattine camminare sotto il suo balcone. Sempre con la stessa manifesta assenza di senso, inizia a succederle anche di scendere in strada e di guardarlo mentre passa, poi, di invitarlo a bere un caffè e dopo anche di farci l’amore. La mancanza di volontà non sembra però funzionare come antidoto al male d’amore, perché la fioraia svogliata si trova a vivere consumata dalla voglia di uno straniero sconosciuto, perduto, come invece non si perdono le abitudini di tutti i giorni.
L’autrice sa condurci anche in un’atmosfera tipo Gattaca (Andrew Niccol, 1997) al netto, però, di esperimenti genetici: in un “blocco”, vale a dire un edificio enorme e compatto, in cui le persone possono decidere di vivere, ma non possono scegliere di andarsene, che le separa dall’aria, dagli altri e dalla possibilità di sentire sul viso la neve quando cade.
Come quando scatta delle fotografie, Francesca Tilio è in grado di condurci e di mostrarci con le sue storie i contorni, la luce e le ombre di vite disparate, dimostrando chiaramente come a caratterizzare le giornate e i destini siano davvero e per lo più le forme delle stanze, dei palazzi che vediamo ogni giorno, i colori del cortile sotto casa, che si imprimono nella nostra mente come tinte dell’immaginario, determinando i nostri sentimenti via via e ogni giorno per sempre.
A legare quindi fra loro questi nove racconti di storie così diverse è proprio la voce narrante, che è sempre in prima persona, è di donna, è sempre l’occhio di Francesca che guarda e fissa mille cose per restituircele esteticamente compiute.


Francesca Tilio, Le donne sono numeri dispari, Genova, Erga, pp. 113, euro 15,00

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Laura Marzi

Laura Marzi fa parte delle associazioni femministe “Il Giardino dei Ciliegi” e della Società Italiana delle Letterate. Lavora per la redazione di Erbacce e di Letterate Magazine. È dottoressa di ricerca in Studi di Genere e Letterature Comparate presso l’Université Paris 8, i suoi lavori si concentrano principalmente sulla critica letteraria e sulla critica letteraria femminista. Scrive per Alias, il manifesto, il Tascabile.
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