Correvamo sull’argine del fiume…

Elianda Cazzorla, 22 giugno 2021

Recensione dadaista e creativa dei 15 racconti di Elisabetta Baldisserotto: sono storie di personagge sospese tra la speranza e la rabbia, guerriere e timide.

di Elianda Cazzorla

Ci sono libri che afferrano la nostra sensibilità, così dopo aver concluso la lettura, restano impresse delle immagini che si fissano sulla retina e nel cuore. Spesso mi sono chiesta se quelle immagini le avevo già in me e fossero state semplicemente risvegliate oppure create di sana pianta da chi ha trasformato le visioni in parole. Capita anche che nelle immagini ci siano i sentimenti che risuonano e riecheggiano, come versi di una poesia non scritta, creati dalle ellissi della lettrice che in me soggiorna. Ed è quello che è successo con Ritratti di donna, di Elisabetta Baldisserotto. Una raccolta di quindici racconti che definisco poetici.

Come recensirli in poche righe senza riassunti e spiegazioni riduttive? Opero in una direzione che all’autrice potrebbe non piacere, ma vorrei dare, a chi legge questa recensione, la possibilità di cogliere il senso della definizione: racconti poetici. E allora adotto una tecnica blanda di cut-up, usando frasi intere originarie e senza mescolarle tanto, come volevano i dadaisti e anche Davide Bowie. Un esempio da uno dei racconti della raccolta, il quarto: Davanti a me di circa cinquemila battute ridotte a cinquecento, spazi inclusi.

Correva davanti a me con la camicia kaki

Correva davanti a me, parlava e non lo sentivo

Vedevo la camicia gonfiarsi sulla schiena.

Lo guardavo e mi stupivo di come pedalasse

rapido senza stancarsi.

Correvamo sull’argine del fiume, accostati a destra,

vicini alla riga bianca.

La terra argillosa digradava verso il fiume

formando punte di spiaggia bianche.

Intorno campi coltivati zuppi d’acqua

che fumavano sotto il sole.

E qualche rudere di casa.

Mentre pioveva seduta al bar

gelato al mandarino

sotto un tendone a strisce.

La mia preoccupazione maggiore

Cosa dico?

Le quindici protagoniste si muovono in paesaggi intrisi di sentimenti quali: sospensione, incomprensione, tristezza, rabbia, dolore, ma anche leggerezza, gioia, ribellione, solidarietà.

Per Il noce, ottavo racconto della raccolta, adotto la stessa tecnica blanda di cut-up, non indico dove sono i tagli e mescolo le frasi per costruire un brevissimo flash.

Era l’anno dei girasoli. Nessuno aveva piantato frumento quell’anno, così i campi erano verdi al mattino e gialli la sera, dopo che i girasoli avevano ruotato lentamente il capo da oriente a occidente. Non c’era niente di triste o di spigoloso nel paesaggio solo il noce stecchito che vi si stagliava. L’edera gli si era attorcigliata attorno, verde, rigogliosa, scura e lui stava per morire. Solo qualche fogliolina, in alto in alto, come un gemito flebile, testimoniava che era ancora vivo. L’edera si era abbarbicata al tronco ricoprendolo tutto e saliva lungo i rami, voleva sostituirsi al noce. Il giorno dopo lei prese le cesoie e fece per avvicinarsi al noce, ma c’erano talmente tanti ortiche che dovette andare a mettersi i pantaloni lunghi. Poi saltò giù dal muretto e si fece largo tra le frasche pieni di spine. Quando raggiunse l’albero lo trovò singolarmente peloso. Il fusto era avviluppato da una miriade di corde sovrapposte, grosse come un polso cosparse di peli: le zampette dell’edera con cui si avvinghia. Usò le cesoie con foga, ma riusciva a spezzare solo i rami più sottili e freschi, gli altri erano troppo coriacei. Allora le afferrò come un pugnale e conficcò le punte dentro i fusti legnosi con tutta la forza che aveva, riuscendo appena a intaccarli. Era zuppa di sudore. A un certo punto la colse il terrore che se non avesse salvato il noce sarebbe morta anche lei. Sto impazzendo pensò.

Ed ecco il dolore di donne imprigionate in una vita che vorrebbero diversa. Qui opera la Distruttrice, l’archetipo femminile che per ritrovarsi deve eliminare il passato. Cos’è l’edera nella vita della protagonista senza nome che si sente albero rinsecchito? Sa però che quell’albero è uno dei suoi sé.

Ci sono donne sospese nella ricerca di possibilità d’uscita dalle gabbie che la società crea. Ma perché bisogna essere sempre Guerriere per conquistare l’uguaglianza o far valere i propri bisogni? Per esempio in Hanno trovato l’acqua, sesto racconto, adottando la stessa tecnica:

Gianna è al mare. Gianna si annoia. Incrocia le caviglie e abbraccia le ginocchia. I maschietti della capanna[1] giocano a biglie. Le femmine scavano la buca. Hanno abbandonato i passeggini con i Ciccio-bello. Lisa è distesa per terra a pancia in giù -la testa e le braccia scompaiano dentro la buca- riempie il secchiello con la paletta e lo passa a Erica che lo svuota e glielo restituisce. Sonia sta seduta in mezzo alle gambe di Lisa e la tiene per le caviglie perché non scivoli. Gianna è stanca, ma se si riposa si annoia subito. Che senso ha stare in spiaggia senza far niente. La mente si appiattisce come muscoli sul lettino, le sembra di sentirla ronzare. Ronza lì intorno e finisce sempre per appoggiarsi sopra un dolore. Le bambine continuano a scavare. È  il turno di Erica stare con tutto il busto dentro la buca. Quando si rialza, dice: mi gira la testa. Gianna vorrebbe dire loro: smettetela, tanto è inutile non c’è acqua là sotto o piuttosto c’è, ma per trovarla ci vorrebbero le macchine degli adulti, le escavatrici, smettetela non sopporto di vedervi sudate e deluse, anzi non può non sopporto di vedervi speranzose, con le guance arrossate e gli occhi brillanti pieni di fervore, non lo sopporto. Gianna si accorge che ha la gola strozzata, che pugni stringono l’asciugamano.  Si gira e nasconde la testa tra le braccia. Corre verso il mare, vi cammina dentro finché l’acqua non le arriva la vita: è verde da vicino, quieta. Dall’acqua comincia tutto, magari si può ricominciare. Quando arriva in capanna, le bambine sono felici.  Abbiamo trovato l’acqua. La tirano per un braccio. Vieni a vedere. Gianna si sporge. La buca è profonda un metro e mezzo. Sembra un pozzo. Che smacco, pensa. Posso andarci dentro? Certo rispondono in coro le bambine. Gianna si cala piano per non far franare la sabbia. È dentro fino alle spalle. Che fresco qui. I piedi sguazzano nell’acqua.

E questo archetipo di eroina, la Cercatrice, che crea speranza, spiazza Gianna che non vuole staccarsi dal suo mondo ordinario costruito con le rinunce. Le tre bambine: Lisa, Erica e Sonia in cerca d’acqua, nella solidarietà del tenersi per gambe, caviglie e braccia, nella ostinata tenacia infantile che non conosce ostacoli, trovano la sorgente della vita e mostrano a Gianna una nuova possibilità d’essere.

Una raccolta di racconti: Ritratti di donne di Elisabetta Baldisserotto, psicanalista junghiana, da leggere rigo per rigo, senza cut-up, utili alla scrivente per narrare, in breve spazio, la bellezza di uno stile lieve e al contempo capace di andare nelle profondità nelle vite di donne tra di noi.

Elisabetta Baldisserotto, Ritratti di donne, Terra d’ulivi editore 2021

[1] Gli stabilimenti balneari, nella parte centrale del Lido di Venezia, sono caratterizzati dalle tipiche capanne, grandi cabine con la veranda e la tenda aggiunte alla struttura chiusa, che portano i colori caratteristici dello stabilimento a cui appartengono.

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Elianda Cazzorla

Elianda Cazzorla è nata a Bari. Vive a Padova. È giornalista. Laureata in Filosofia del linguaggio, già insegnante di Lingua e letteratura italiana, per ventitré anni nel liceo artistico di Padova. Con Giovanna Vignato e Guido Galesso ha curato l’antologia "Fabula" in 5 volumi, pubblicata nel 1999 da Bruno Mondadori. Dal 1980 fa parte del Giscel: Gruppo di intervento e studio nel campo dell’educazione linguistica. Tra gli ultimi saggi pubblicati nella ricerca linguistica: "Tra parole vuote e parole piene. La negoziabilità della preposizione nei testi in Grammatica a Scuola", Franco Angeli 2011. Ha pubblicato poesie e racconti in diverse riviste letterarie e contemporaneamente ha realizzato raccolte di poesie e racconti nei laboratori di Immagine e Scrittura con i suoi studenti, ultima "Nel mare di Odradec". Ha collaborato alla realizzazione di "Un anno di storie, un'agenda letteraria per il 2019 e il 2020," edito dalla Cleup, di Padova. "Isolina, un martedì" è il suo primo romanzo, pubblicato con la casa editrice Iacobelli, dicembre 2019. Dal 2015 collabora alla rivista online Cartesensibili con la rubrica: "Passaggi con figure" cartesensibili.wordpress.com

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