“Ho ascoltato tanto” è il titolo della silloge poetica di Paola Cavallari che la il suo perno nella scintilla divina che accende le nostre vite su cui l’autrice stende un velo di compassione e di speranza
Di Michela Morgana
Ho conosciuto ormai qualche anno fa Paola Cavallari per il suo impegno per le donne in Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne (O.I.V.D.), attraverso i suoi scritti e interventi su YouTube; ho avuto qualche conversazione telefonica con lei per eventi in cui eravamo entrambe coinvolte e Paola mi aveva mandato, oltre ai suoi lavori come saggista, la sua precedente raccolta di poesie, Tardi ti ho amato, la cui lettura mi aveva aperto nuovi ambiti di comprensione della sua poliedrica personalità.
A fine maggio di quest’anno ho avuto la possibilità di incontrarla di persona a Milano, in occasione della presentazione del suo poderoso libro Lilith se ne va. Ricordo, di quel vederci per la prima volta, il sorriso di Paola, fatto a tutto viso, con la bocca e con gli occhi, e l’istinto di andarle incontro come a una vecchia amica. Nell’abbraccio che ne è seguito ho sentito che quel senso di familiarità era reale e condiviso e lo ritrovo nei versi di questa raccolta, così intima e aggraziata, vulnerabile e discreta in un dirsi che mai si impone al lettore ma solo lo accompagna verso possibili condivisioni di fragile eppur intensa umanità.
Scrivere di poesia richiede pudore per il suo entrare nelle sfere più profonde del cuore poetante.
È dunque con prudenza che mi accingo a scrivere sui versi di Paola Cavallari. Non si parla abbastanza di poesia e anche si rischia di parlarne troppo (per questo l’umiltà è d’obbligo), soffocandola invece che lasciarla essere nel suo puro divenire entro l’esperienza di ciascun lettore. Dopo questa premessa eccomi a scrivere qualche risonanza immaginale in me evocata dalla lettura.
Già il titolo, Ho ascoltato tanto, apre a una delle dimensioni fondanti la raccolta. L’ascolto, come esperienza della dimensione sonora e ampia, apre alla spazialità di un’interiorità in divenire intorno a una struttura stabile, che ha quale suo perno quella scintilla divina grazie alla quale può entrare in risonanza col Divino, coglierlo nella luce nascosta della materia, nella tessitura del quotidiano, e liberarlo.
La materia è spirito, lo spirito è materia. Questo aforisma porta diverse firme perché è trasversale a diverse tradizioni spirituali e introduce l’altro grande aforisma con medesimo destino: tutto è uno nella molteplice manifestazione. Paola Cavallari attraversa coi suoi versi la multidimensionalità dell’essere umano e la sua multi-temporalità, le vive attraverso la sua esperienza di donna, figlia, moglie, amica, presenza empatica osservante sconosciute vite in transito, amante del e nel Divino, attraverso il creato e le creature.
Spazio e tempo, da categorie filosofiche e scientifiche, diventano dimensioni poetiche attraversate ed abitate dall’autrice in diversi componimenti, dove il tempo poetico sospende le distanze del tempo ordinario e lo spazio dell’anima si espande comprendendo molteplici temporalità che nel verso co-esistono. Tutto è condotto sul filo della bellezza, altra grande protagonista della poetica di Paola; una bellezza, quieta, semplice, quotidiana, morbida, vulnerabile. Talvolta la vulnerabilità è offesa, ferita, ma sempre la parola in Paola cerca e offre lenimento e guarigione. Il suo sguardo poetico rivela alla vita il suo senso più profondo e ne permette una piena accettazione, in ogni suo colore e sfumatura, guarendo e trasformando il male di vivere in bene da comprendere e amare.
A qualcuno la poesia può salvare la vita, aiutare a stare a galla tra i suoi marosi riuscendo anche, perché no, a cogliere la bellezza dell’onda o della conchiglia sulla riva. Per qualcuno leggere è viaggiare, andare lontano, a volte per turismo, a volte in esplorazione, fosse anche solo dell’uscio accanto, alla ricerca di qualcosa. Il viaggiare contemporaneo è abituato alla velocità, ma la poesia è un andare che talvolta è un tornare, ha bisogno di tempo, lento, dilatato e ripetuto, di stare; più che un andare lineare, è una frequentazione, del grandioso e del quotidiano, tutto meritevole di attenzione. Così la poesia di Paola Cavallari: nel quotidiano entra in confidenza con la tessitura della vita, poiché nella minutaglia del giorno per giorno si tessono le vele per salpare verso spazi infiniti, mentre lo spazio della pagina è abitato da versi che anche attraverso la loro disposizione sul foglio aprono e guidano verso lo spazio espanso dell’anima. Tra le esperienze più intense, numerose sono quelle legate al suo sposo e i versi che Paola dedica al profondo sentimento che a lui la unisce, del quale è intensamente e amorevolmente con-sorte. Questa e altre sono le relazioni che Paola tocca coi suoi versi, uno sguardo che indaga sé e l’altro, il tempo che fu e che è, uno sguardo talvolta gioioso, talaltra dolente, o contrito, sempre accorato, tra pace e afflizione, misericordioso, mai abbandonato dalla fiducia nella potenza risignificante e risanante dell’amore.
Bianca Paola Cavallari, Ho ascoltato tanto, La valle del tempo 2026
Michela Morgana
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