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Si chiamava Diana De Rosa e conobbe la pittrice romana a Napoli. La sua biografia è la prima uscita di Palepolis. Con la nuova collana Le Meridiane, De Nigris editore riporta alla luce scrittrici, artiste, musiciste, scienziate, politiche, giornaliste, tutte meridionali. Intervista a Isabella Pedicini, curatrice del nuovo progetto

Di Jo Blivion

Avevo appuntamento con Isabella Pedicini a Piazza dei Martiri, a Napoli, che da un paio di anni considero una specie di zona di sosta dove, una volta che ti lasci alle spalle la confusione di Piazza Plebiscito, puoi raggiungere per riprendere fiato, passeggiando lungo il viale alberato, e decidere se vuoi imboccare la sciantosa e più pacata via Filangieri, oppure lanciarti nel frenetico viavai di lungomare Caracciolo. In piedi di fronte alla Feltrinelli, sento che lei sta arrivando prima ancora di voltarmi. Ha un’energia calorosa, intensa, la stessa che immagino emanata dai suoi saggi di fotografia e storia dell’arte contemporanea per Contrasto, o da romanzi per Fazi editore. Ma ci sarà tempo, lei lo sa, per parlare anche di lei. L’attenzione, la curiosità, l’entusiasmo di entrambe, adesso, è rivolta tutta a loro: le Meridiane.

Cominciamo con una domanda più che classica. Come nascono le Meridiane?

Con De Nigris editore pensavamo di dedicare una collana alla riscoperta delle voci femminili, ma ne esistono già un sacco con questo obiettivo sul mercato editoriale. Ragionandoci, abbiamo deciso di unire il discorso sulla riscoperta delle voci femminili a quello sul Meridione. Da qui, quindi, l’idea di riscoprire e riportare le donne dimenticate del sud Italia. Dopo una presentazione per il mio libro su Mimmo Iodice, si avvicinano loro della casa editrice e mi chiedono se voglio scrivere per Palepolis, la loro collana dedicata alle personalità che hanno reso grande Napoli. Ho accettato con grande piacere, ti dirò la verità, anche con un po’ di timidezza, perché io non sono napoletana. L’ho detto, “Lo faccio, ma non lo faccio da napoletana”. Siccome abito qui da cinque anni, volevo ricambiare in un certo senso quello che Napoli mi ha dato. Per Palepolis ho scelto di scrivere di una donna, perché all’interno di questa collana non ce n’era ancora una. Si chiama Diana De Rosa, praticamente l’Artemisia Gentileschi napoletana, purtroppo completamente dimenticata

Quali erano i rapporti tra queste due pittrici?

Erano più o meno coetanee. Si incontrano quando Artemisia Gentileschi apre la sua bottega a Napoli, nel 1630. Diana de Rosa era soprannominata Annella Di Massimo, dove Di Massimo rimanda a Massimo Stanzione, un pittore importante dell’epoca, che collaborò con Artemisia. Sicuramente ci sono stati degli scambi tra le due pittrici.

Possiamo considerare Diana De Rosa la prima meridiana?

Chiamiamola piuttosto la Meridiana zero.

Da qualche giorno, il comune di Napoli ha cambiato l’intestazione della strada dedicata a Diana Di Rosa. Sulla lastra prima c’era soltanto Annella Di Massimo, il soprannome con cui è giunta a noi. Adesso compare anche il suo nome vero, tutto questo è stato possibile grazie al tuo libro.

Ne sono molto contenta. Simbolicamente, è un atto importantissimo, le abbiamo restituito la sua identità reale, non lasciandole solo quella legata al suo maestro, un uomo. Da qui dobbiamo renderci conto di quante altre donne non ci siano mai neanche arrivate, non solo perché erano donne, ma anche perché erano meridionali. Siamo davanti a una doppia discriminazione. Le Meridionali sono chiaramente un progetto politico, mirano sia al riconoscimento del posto che queste donne hanno occupato nella storia, sia al femminismo intersezionale, dal momento che si vanno a incrociare una serie di discriminazioni che loro hanno subito.

Ti sei soffermata molto sull’importanza del ridare un nome. Perché, allora, Meridiane?

La meridiana è uno strumento di misurazione del tempo che sfrutta la luce del giorno, ma “meridiano” è anche l’aggettivo con cui si indica il Mezzogiorno. Secondo il pensiero greco, quando il sole si trova allo zenit, tutte le ombre spariscono e i demoni meridiani diffondono un senso di vertigine e turbamento. Pensa anche al “pensiero meridiano” di Franco Cassano, che rovescia la prospettiva rivolta al Sud: non più periferia e arretratezza, ma realtà complessa e ricca di risorse. Uno sguardo diverso sul sud è uno sguardo diverso su queste donne che scegliamo di riportare alla luce.

Mi torna in mente il saggio di Giulia Caminito, Amatissime, in cui ricostruisce la storia di sei scrittrici del Novecento, alcune delle quali finora lasciate da parte

Esatto, ma le Meridiane non sono solo scrittrici. Sono artiste, musiciste, scienziate, politiche, giornaliste…

La collana, per adesso, è composta da quattro volumi. Sei riuscita a coinvolgere diverse personalità: Lorenza Sabatino, Raffaella R. Ferrè, Fuani Marino e Giuseppa Vittorini. Come scegli le autrici delle Meridiane?

Diciamo che il punto di partenza è l’Isabella-lettrice. Conosco come si muovono tutte sulla pagina, mi fidavo già della loro penna. La scelta della Meridiana a cui vogliono dedicarsi, invece, la affido a loro. Volevo ci fosse una certa corrispondenza tra chi scrive e chi viene scritta. Trovo che la scelta sia un atto fortemente autoriale, che consente anche un’adesione molto più empatica, proprio perché non è imposta. E ciò che rivedo nei volumi della collana, alla fine, è proprio una biografia per interposta persona.

State lavorando alla scoperta di nuove Meridiane?

Isabella: Usciranno altri due volumi a maggio. Uno è dedicato a una scrittrice calabrese, Marianna Procopio, curato da Natalia Ceravolo, anche lei scrittrice calabrese. L’altro, invece, sarà a cura di Fosca Navarra, che ha scelto la poeta pugliese Biagia Marniti, molto apprezzata da Ungaretti. Presenteremo entrambe queste Meridiane al Salone del Libro di Torino in maggio.

Avevi in mente una lettrice, un lettore di riferimento, al momento di lavorare al progetto? A chi indirizzi le Meridiane?

Sì. Come avevamo fatto per Palepolis, l’idea era quella di raggiungere un pubblico di non addetti ai lavori. Proprio perché si tratta di un progetto politico, le Meridiane sono fortemente democratiche: devono essere accessibile a chiunque, sono dei libri tascabili, costano una decina d’euro l’uno, e un libro di dieci euro è ben diverso da uno che ne costa venti o diciotto. Quando De Nigris mi ha convocato ho radunato non solo le persone a me più vicine, ma anche quelle che stimavo di più. Non solo le autrici, che sono tutte meridionali, parlo anche di Aurora Lobina, che ha curato il progetto grafico delle Meridiane che apprezzo moltissimo.

Info libri:

– Isabella Pedicini, “Diana De Rosa (Annella Di Massimo) – La pittrice mai esistita”, collana Palepolis, Armando De Nigris editore, 2025;

– Fuani Marino, “La resa – Francesca Nobili Spada”, collana Le Meridiane, Armando De Nigris editore, 2025;

– Giuseppa Vittorini, “Muta – Elvira Notari”, collana Le Meridiane, collana Le Meridiane, Armando De Nigris editore, 2025;

– Raffaella R. Ferré, “Vita fuori menù – Jeanne Caròla Francesconi”, collana Le Meridiane, Armando De Nigris editore, 2025;

– Lorenza Sabatino, “Senza amuri – Rosa Balistrieri”, collana Le Meridiane, Armando De Nigris editore, 2025.

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Jo Blivion

Jo Blivion è nata l’8 novembre 2002 in un paesino del Sud Italia, incastonato tra il Vesuvio e il Mediterraneo. Sta per laurearsi in Lettere classiche all’Università di Napoli e intanto frequenta il master della Scuola del Tascabile. Ha pubblicato il suo racconto più recente, “Cataratta”, sulla rivista di racconti Topsy Kretts, ma scrive sin da bambina, partecipando a diversi concorsi di scrittura, tra i più recenti compaiono il Premio Energheia 2021 (Premio “Miglior racconto da sceneggiare”) e Le città invisibili (2024), indetto dalla Scuola Genius.

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